Ministro Gentiloni: “Pacificare Libia per battere terrorismo”

Ministro Gentiloni: “A tutte le parti libiche e a tutti i Paesi della regione va detto in modo univoco e chiaro che ogni settimana che passa senza una base minima di accordo è una settimana che rischia di rafforzare la diffusione della minaccia terroristica”.

In un’intervista al Messaggero, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sottolinea così l’importanza di un accordo tra le parti in Libia per battere il terrorismo. Gentiloni ritiene realistica la possibilità di accordo “tra il Parlamento di Tobruk e Misurata. E penso che la porta debba essere aperto anche a Tripoli. È chiaro che se c’è una base d’accordo almeno del 60 per cento delle componenti libiche, la comunità internazionale può investirci, altrimenti si limiterà a interventi di contenimento del terrorismo. È impensabile una pacificazione della Libia imposta da fuori senza alcuna intesa tra i libici”.

Lupi sulla strage di Tunisi

Il ministro torna poi sulla strage di Tunisi e commenta la possibilità che i jihadisti di Ansar al Sharia attivi nel Paese si siano raccordati col Califfato: “È molto difficile distinguere rigidamente tra Daesh (Isis, ndr) e terrorismo più tradizionale di matrice jihadista. Certo, c’è in Tunisia una presenza storica di Ansar al Sharia. La sua messa fuori legge ha indotto un elevato numero di terroristi a lasciare il Paese e a disperdersi come foreign fighters in diversi altri Paesi. E questo ha prodotto incroci con il Daesh”.

Gentiloni sul voto in Israele

 

Gentiloni si sofferma poi sull’esito del voto israeliano, vinto da Benjamin Netanyahu: “I risultati elettorali vanno rispettati. Detto questo, il governo italiano ritiene che l’unica soluzione credibile della crisi israelo-palestinese consista nella sicurezza di Israele insieme alla nascita di uno Stato palestinese. Questa non è oggi l’opinione di Netanyahu. Noi rispettiamo il voto ma non rinunciamo alla nostra posizione”.