L’Ue avverte l’Italia: più tasse sulla casa che sul lavoro. L’ira di Renzi

 

E’ una questione antica: tasse sul lavoro oppure sugli immobili. In Italia, negli ultimi anni, si è optato verso una progressiva detassazione della prima casa (prima Berlusconi, poi Renzi). Ultimamente, grazie al nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, si è portata avanti la politica di detassazione del lavoro. Ma dall’Ue arriva un disco rosso: è troppo poco. Vanno spostate le tasse dal lavoro alla casa. E bisogna farlo il più in fretta possibile.

Bruxelles bacchetta Roma. Il tema sono le maggiori entrate, le tasse. Quelle sul lavoro vanno progressivamente tagliate, mentre quelle sul patrimonio (la casa, ad esempio) vanno mantenute. Un’opinione differente rispetto alle scelte del Governo Renzi, che nella Legge di Stabilità 2016 ha determinato la fine delle tasse sulla prima casa. Secondo la Commissione Europea le tasse sul lavoro possono “deprimere sia l’offerta che la domanda di lavoro”, perciò bisogna operare con “modi appropriati per spostare il carico fiscale dal lavoro e ad altri tipi di tassazione che sono meno dannose alla crescita e all’occupazione come i consumi, la proprietà e le tasse ambientali”. Insomma, meno tasse sul lavoro e più sui patrimoni. Non solo in Italia, ma anche in Germania, Estonia, Croazia, Lituania, Olanda, Finlandia e Svezia.

E’ pur vero che la Commissione Europea considera un incremento del livello di tassazione sulla casa non così decisivo, nel breve periodo. Ma nel lungo periodo sarebbe una scelta che paga: “potrebbe essere una strategia potenziale per governi che devono consolidare le finanze pubbliche, devono finanziare lo spostamento del carico fiscale dal lavoro o ridurre le tasse sulle transazioni sulle proprietà, che sono più discorsive”. E non è finita qui: c’è anche il capitolo Iva, infatti. Rispetto agli altri paesi del vecchio continente l’Italia ha “un gap sull’Iva significativamente più alto della media Ue”. Una tassa alta e che produce pochi introiti. Insomma, due vere e proprie mine (tassa su lavoro/casa e Iva) per il Governo Renzi. Una bocciatura con ‘debito da coprire a settembre’, per utilizzare una terminologia scolastica.

 

Matteo Renzi, però, non ci sta e risponde per le rime. Anzitutto punta i piedi e richiama all’orgoglio degli Stati nazionali sovrani: “quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles”. Il “compito dell’Ue non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato e non deve decidere al posto dei singoli governi”, confermando infine “l’eliminazione nella legge di Stabilità della tassa sulla prima casa per tutti e per sempre”.

Daniele Errera