Becchi dice addio al M5S: storia di un amore finito in frantumi

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Il professor Paolo Becchi, in un’intervista al quotidiano online Formiche.net, dà l’addio ufficiale al M5S. Uno strappo definitivo anche se l’amore tra Becchi e il Movimento 5 Stelle era finito mesi fa. Lontani i tempi in cui il fu ideologo del M5S difendeva a spada tratta Grillo e soci. Il suo primo intervento sul blog del comico porta la data del 21 settembre 2012, ai tempi del governo Monti. Il Movimento 5 Stelle, l’anno dopo, sarebbe entrato per la prima volta in Parlamento. Il post scritto da Becchi sembra una sorta di Manifesto futurista del Movimento.

In Parlamento, il MoVimento non potrà che svolgere il ruolo dell’opposizione, ma ciò non dovrà “istituzionalizzarlo”: non dovrà perdere la sua carica intransigente, anti-sistema. Dovrà essere nell’aula ma sempre fuori, al di là del Palazzo. Il MoVimento 5 Stelle ha ora bisogno di una dottrina positiva e definitiva. Non sarà un partito proprio perché non sarà destinato al compromesso. I partiti hanno ideologie astratte, che servono loro come la carta da giocare sul tavolo del negoziato politico. Le “ideologie” sono fatte per essere compromesse con altre “ideologie”. I movimenti non hanno ideologie: hanno un bersaglio, un obiettivo. Per questo il MoVimento 5 Stelle non può, per definizione, “stringere alleanze”. Ed è proprio per tentare di snaturarlo che i giornali hanno cominciato ad ipotizzare tattiche elettorali – attraverso l’alleanza con l’Idv, o Sel – che il MoVimento non potrà mai far proprie. I movimenti sono a senso unico: non possono perdersi per strada, non possono scegliere di “girare” a destra o a sinistra. Per questo non si possono compromettere. Per questo il MoVimento 5 Stelle deve rimanere movimento, deve essere sempre in divenire, non deve fermarsi mai. Per questo, quale che sarà il risultato elettorale del 2013, non dovrà ripensarsi come forza di opposizione o di maggioranza.

Il 13 novembre 2012, nel post “La grande paura“, Becchi denunciava le manovre politiche atte ad “impedire l’ascesa del MoVimento 5 Stelle che, dopo il voto in Sicilia, si è imposto come l’unico soggetto politico in grado di resistere alla consacrazione della Terza Repubblica”.

I fatti gli daranno ragione il 25 febbraio 2013, con 25,56 per cento dei voti il Movimento 5 Stelle entra per la prima volta in Parlamento con 162 eletti. Becchi esaltò il Movimento con toni epici: “In Italia è iniziata una rivoluzione legale. Forse riusciranno a fermarla, ma non con le voci delle loro Sirene. Ormai siamo in guerra e, se moriremo, lo faremo solo sul campo di battaglia delle prossime elezioni”.

Becchi, la scomunica di Grillo

Due mesi dopo, inizio maggio 2013, lo scivolone del professore a La Zanzara: “Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’Economia. La situazione se non migliora peggiora e non so quanto la gente possa resistere, non so quanto il Movimento possa frenare la violenza della gente, che è nella natura delle cose. Letta che va dalla Merkel è un segnale chiaro. Unica cosa fondamentale è l’Europa e la Bce. Siamo governati ancora dalla Merkel con le banche e i banchieri come l’attuale ministro dell’Economia”. Parole che fecero scalpore e portarono Grillo a “scomunicare” di fatto Becchi: “Non è l’ideologo del M5S“. Lui si cosparse capo e cenere: “Sono stato un grande ingenuo e sono caduto nella trappola che io stesso avevo previsto. Ho sperimentato sulla mia pelle che cosa significhi finire nel tritacarne del circo mediatico del nostro paese. Una ragione di più per suggerire a tutti di non partecipare a programmi radiofonici o televisivi. Mi auguro solo che quanto è successo non abbia danneggiato troppo il MoVimento”.

Il 25 giugno 2014, è il giorno dell’ultimo intervento di Becchi sul blog di Grillo (titolo “Il grande alibi”). Poi qualcosa si rompe. Non si sa cosa. Da allora alla fine di ogni post del leader grillino compare una post scriptum che sa di divorzio: “Si ribadisce che il prof. Becchi parla esclusivamente a titolo personale e non a nome del MoVimento 5 Stelle. Si auspica infine che tutti i media ne prendano atto, una volta per tutte“.

Becchi prende di mira il M5S

Da lì cambia il rapporto tra Becchi e Movimento. L’ex ideologo, dal blog personale sul Fatto Quotidiano, attacca gli ex compagni di ventura. “M5S: che fine ha fatto la democrazia diretta?” chiede il professore in un post. In un altro critica la le prime espulsioni, “L’espulsione dei deputati Massimo Artini e Paola Pinna, in violazione delle procedure interne previste, e la nomina di cinque nuovi “garanti” (in violazione chiara dell’art.4 del Non statuto) hanno decretato la fine del M5S così come l’avevamo conosciuto. Il rischio a questo punto non è neppure la scissione, ma una lunga e lenta agonia nella trasformazione partitocratica”. E via altre critiche. Fino al divorzio ufficiale di oggi.

Il M5S si sta trasformando in un partito ibrido e ha stretto con il Pd un nuovo patto dopo quello del Nazareno facendo da stampella al governo Renzi. Il 31 dicembre ho cancellato la mia iscrizione al Movimento al quale avevo aderito con grande convinzione e entusiasmo; l’ho fatto perché non corrisponde più a quella speranza dell’inizio. Non sono nella testa di Beppe, e non so se questo suo progressivo farsi da parte sia sintomatico di un pò di delusione anche da parte sua, ma è sempre più politicamente assente. Ha fatto un discorso di fine anno che era uno spot pubblicitario al suo spettacolo, un intervento teatrale nel quale dice che tutti siamo ologrammi ma, ahimé, è diventato un ologramma pure lui. Forse era inevitabile che il Movimento si istituzionalizzasse, ma il sogno – per Becchi – è finito”.