Il nuovo piano del governo per il lavoro punta sulla produttività

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Dopo gli ultimi dati negativi per quanto riguarda il mercato del lavoro, il governo è pronto a cambiare strategia.

Il nuovo piano dell’esecutivo, prevede meno bonus per le assunzioni a favore di misure per rafforzare i contratti aziendali, oltre che aiuti mirati per le aziende del Sud.
Nel dettaglio, si può notare come gli occupati a tempo indeterminato siano cresciuti nel periodo da maggio a luglio dello 0,3%, mentre quelli a tempo determinato del 3,1%. Scendono invece i lavoratori autonomi, con meno 68 mila in un mese.

Inoltre, le imprese hanno già sfruttato il bonus per stabilizzare i precari con l’operazione sgravi – assunzioni che peserà sulle casse pubbliche per circa 17 miliardi di euro nell’arco di sette anni.

Il nuovo piano del governo per il lavoro punta sulla produttività

Con la fine del bonus assunzioni, il governo ha deciso di puntare su un’altra importante carta: quella della produttività, ferma da oltre un ventennio.
Una nuova strategia che si baserà su due principi cardine: il primo è agire sulla leva fiscale con la prossima legge di Stabilità, in particolar modo detassando i premi aziendali di risultato.

Il secondo, invece, è puntare sulla riforma della contrattazione con sindacati e Confindustria. Un’operazione prevista al massimo per il mese di gennaio, quando in Parlamento sarà terminata la sessione di bilancio. Questo senza andare ad intaccare né il contratto nazionale né quello territoriale. Da Palazzo Chigi non arrivano cifre certe, ma sono sicuri che lo sgravio sulla produzione sia un’importante scelta politica.

Per quanto riguarda la contrattazione, possiamo dire che questa riguarda le parti sociali, ma fino ad un certo punto. Sul banco c’è un miliardo di euro di denaro pubblico, per incentivare gli accordi aziendali.

Dunque, l’esecutivo potrà far sentire la sua voce, per indirizzare la discussione tra le parti. Inoltre, il governo prepara soluzioni ponte per quei lavoratori, circa 30 mila, che rischiano di restare senza ammortizzatori sociali. Si pensa ad un mix tra sussidi e ricollocazione.

Particolare attenzione anche per il sud, dove sono previsti degli sgravi legati all’assunzione delle categorie più deboli finanziati con i fondi europei. Ci sono 8,5 miliardi di euro dai Poc, i piani operativi complementari e altri 40 miliardi (compresi gli interventi antisismici e per infrastrutture) che possono arrivare dal fondo sviluppo e coesione.
Questi potrebbero rappresentare un importante tesoretto per le regioni del Sud.