Referendum, Bertinotti per il “No”: affossata la Costituzione

bertinotti in primo piano con un sigaro in bocca

Quello di Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera e segretario di Rifondazione Comunista, è un “No” convinto alla riforma costituzionale del governo Renzi. Lo ha annunciato lui stesso durante un’intervista a Radio Cusano Campus in cui ha spiegato le ragioni della sua scelta al referendum del prossimo 4 dicembre: “Sento che è una vicenda importante, penso che sia un passaggio significativo nella storia politica e istituzionale del Paese. La Costituzione negli ultimi 25 anni è stata affossata e questa riforma sarebbe il compimento di un ciclo”. Bertinotti, che ha alle spalle una lunga carriera da sindacalista e membro del Partito Comunista Italiano, aveva già annunciato pubblicamente la sua posizione nel maggio scorso quando al sito Affaritaliani.it aveva parlato di una “contro-riforma” della Carta andata in scena negli ultimi 25 anni.

Bertinotti: “Il governo vuole concentrare il potere nelle mani di un principe”

“La contesa” del prossimo referendum è quello tra chi in Europa vorrebbe “un’assolutizzazione della governabilità” e dall’altro chi “la ricostruzione di una democrazia dimezzata” ha dichiarato martedì l’ex Presidente della Camera. “C’è una componente importante, la predominante nelle classe dirigenti, che pensa che il tempo della democrazia sia finito – ha continuato Bertinotti –. Vorrebbero concentrare nelle mani di un nuovo principe il potere decisionale, ma io penso che ci sarebbe bisogno di ricostruire l’antico principe, che è il popolo, che ormai non conta più niente. Il popolo è in rivolta in tutta Europa, perché è stato espropriato”. Insomma, l’ex leader di Rifondazione dà ragione a chi pensa che la riforma Boschi vada contro il principio di “sovranità popolare” esplicato nel primo articolo della nostra Carta. E sembra sostenere la tesi di una “deriva autoritaria” conseguente all’approvazione della riforma che limiterebbe gli spazi di democrazia nel nostro paese. Ma la sua è un’opinione che si inserisce in un quadro più ampio, di sconforto e delusione nei confronti delle democrazie contemporanee: “L’elettore al massimo può concorrere a decidere chi fa il governo, ma non che cosa fa il governo. Perché che cosa fa il governo è già deciso, è predeterminato. E la riforma è una tessera di questo mosaico, per questo io sono contrario”.

Referendum: Cgil, Anpi e Prc per il “No”

Il partito guidato da Bertinotti fino al 2006 si è schierato da tempo per il “No” al referendum di dicembre, insieme all’ANPI e alla Cgil. “Il disegno di legge è un attacco alla Costituzione nata dalla resistenza – aveva dichiarato l’attuale segretario Paolo Ferrero nel gennaio scorso quando venne approvata definitivamente la riforma Boschi –. Invece di rovesciare le politiche europee, il governo italiano e il PD si accomodano a trasformare la Costituzione in senso più compatibile con i dettami neoliberisti di Bruxelles che, con ogni evidenza, condividono”. Bertinotti sembra essere in linea con i suoi vecchi compagni.

@salvini_giacomo