Referendum Costituzionale 2016

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Referendum Costituzionale 2016. Quando si vota, cosa prevede, ultimi sondaggi ed intenzioni di voto, quorum, cosa cambia a seconda dei risultati: lo speciale di Termometro Politico.

Tutti i dati e le risposte alle domande più importanti relative al Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016, che ha stoppato l’entrata in vigore della Riforma Renzi-Boschi, approvata dal Parlamento tramite apposita legge di revisione costituzionale il 12 aprile 2016.

Referendum Costituzionale 2016: i risultati

Qui di seguito i risultati del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, comprensivi del voto degli italiani all’estero e dell’esito Regione per Regione.

VotantiSINOAffluenza
Italia+Estero40,89%59,11%65,47%
Italia40,05%59,95%68,48%
Estero64,70%35,30%30,75%
Piemonte43,53%56,47%72,03%
Valle d'Aosta43,25%56,75%71,90%
Lombardia44,51%55,49%74,22%
Trentino-Alto Adige53,87%46,13%72,23%
Veneto38,04%61,96%76,66%
Friuli-Venezia Giulia39,03%60,97%72,51%
Liguria39,92%60,08%69,73%
Emilia-Romagna50,39%49,61%75,93%
Toscana52,51%47,49%74,45%
Umbria48,83%51,17%73,47%
Marche44,93%55,07%72,84%
Lazio36,68%63,32%69,16%
Abruzzo35,61%64,39%68,71%
Molise39,22%60,78%63,92%
Campania31,48%68,52%58,88%
Puglia32,84%67,16%61,71%
Basilicata34,11%65,89%62,85%
Calabria32,97%67,03%54,43%
Sicilia28,42%71,58%56,65%
Sardegna27,78%72,22%62,45%

Da notare la netta discrepanza tra voto in Italia ed all’estero, con quest’ultimo nettamente a favore del “sì”, nonostante un’affluenza più che dimezzata rispetto a quella registrata sul suolo nazionale.

Il rapporto affluenza/preferenze è stato particolarmente netto. Sud ed Isole sono state l’area geografica con la più bassa affluenza e con il più ampio successo per il “no”. Viceversa, il “sì” si è difeso bene nelle Regioni (tra cui tutto il nord, Liguria esclusa) che hanno fatto registrare un’affluenza superiore al 70%, affermandosi in Trentino, Toscana ed Emilia Romagna.

Referendum Costituzionale, modalità e quorum: come funziona

La legge di revisione costituzionale richiede un procedimento definito aggravato, in virtù della rigidità della nostra Costituzione. Secondo quanto previsto dall’art. 138 della Carta, tale legge richiede una doppia approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento. Inoltre, in seconda lettura è richiesta la maggioranza assoluta, cioè il 50%+1 degli aventi diritto.

Ma non solo. Se la legge non risulta approvata a maggioranza qualificata – cioè i 2/3 degli aventi diritto – c’è la possibilità di sottoporla entro 3 mesi dal voto della pubblicazione (come avvenuto in questo caso) a referendum. A richiederlo deve essere almeno 1/5 dei componenti di una Camera, 5 Consigli Regionali oppure 500 mila elettori. Scaduti i 3 mesi, la legge entra ufficialmente in vigore.

Il referendum del 4 dicembre si sarebbe tenuto lo stesso su richiesta di deputati e senatori. I due Comitati del “Sì” e del “No” hanno comunque preferito raccogliere le 500mila firme necessarie così da incassare 500mila euro (uno per ogni firma) per finanziare la campagna referendaria. Il fronte del “Sì” ha presentato alla Cassazione tra le 560 e le 580 mila firme, mentre il “No” non è riuscito a raggiungere la soglia necessaria raccogliendone circa 300mila.

A differenza di un referendum abrogativo – che, come dice la parola stessa, è teso ad abrogare (cioè annullare una legge) – quello costituzionale è detto anche confermativo. In sostanza, chi vuole annullare una legge (già in vigore nel caso di referendum abrogativo, pronta a diventare tale invece in quello confermativo) deve votare “sì” al referendum abrogativo e “no” al referendum confermativo e viceversa. Ma c’è un ulteriore grande differenza. A differenza del referendum abrogativo, quello confermativo non richiede alcun quorum: per avallare – o viceversa stoppare – l’entrata in vigore della riforma basterà quindi la maggioranza relativa, ovvero il 50%+1 dei votanti, indipendentemente da quanti essi siano.

Referendum Costituzionale 2016: in cosa consiste la riforma

La Riforma Renzi-Boschi si prefigge, tra le altre cose, l’obiettivo di superare il bicameralismo paritario e perfetto – diversificando compiti, funzioni e modalità di elezione di Camera e Senato – ridurre il numero dei parlamentari e i costi delle istituzioni, abolire il CNEL e modificare il Titolo V della Parte II della Costituzione. Per ulteriori dettagli, consulta il testo completo della riforma e le slides di sintesi pubblicate dal governo.

Referendum Costituzionale 2016, testo: cosa prevede il quesito

La Corte di Cassazione, nell’ammettere le 4 richieste di referendum costituzionale presentate, ha dichiarato legittimo il seguente quesito:

Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?

quesito referendum riforma costituzionale

Referendum Costituzionale 2016: sondaggi ed intenzioni di voto

Tutti (o quasi) i principali istituti demoscopici hanno monitorato la situazione mediante sondaggi elettorali sulle intenzioni di voto degli italiani. Ecco la situazione al 18 novembre, ultimo giorno prima dello stop sancito dalla legge che regolamenta la diffusione dei sondaggi. La panoramica tiene conto solamente dell’ultimo sondaggio pubblicato da ogni singolo istituto demoscopico. I dati degli istituti con indicati con un (*) sono stati ripercentualizzati, escludendo gli indecisi.

Inoltre, ogni istituto ha utilizzato un campione diverso. Ad esempio:

– Ipsos ed Euromedia comprendono solo coloro che andranno alle urne e sanno già cosa votare

– Demopolis comprende solo gli elettori “propensi a recarsi alle urne” ma i risultati sono ripercentualizzati escludendo chi “andrebbe a votare ma non sa ancora cosa”

– Ixè comprende solo chi “intende andare a votare”

– Demos comprende solo chi “sicuramente andrà a votare”

– Emg esclude solo chi non andrà sicuramente alle urne

– Winpoll esclude chi non andrà a votare ma comprende i “non so se andrò”

– Piepoli esclude chi “non sa cosa votare”

– Index esclude indecisi e chi non andrà a votare

– Eumetra esclude indecisi ed astenuti

Possiamo notare come tutti gli istituti abbiano correttamente previsto un successo del fronte del “no”, sebbene con un margine più ristretto rispetto a quello effettivamente sancito dalle urne.

Referendum Costituzionale, i risultati: cosa sarebbe cambiato con la vittoria del sì

Con la vittoria del sì, l’impianto della riforma sarebbe stato confermato, entrando in vigore nella sua interezza. Tra le altre cose, il Senato sarebbe divenuto sede di rappresentanza delle istituzioni regionali, con la riduzione dei suoi membri da 315 a 100.

La Camera dei Deputati sarebbe rimasta l’unico organo di controllo ed indirizzo politico del governo nonché insignito del potere di concedere o meno la fiducia all’esecutivo.

La Riforma avrebbe sancito una redistribuzione dei poteri legislativi tra Stato e Regioni a favore del primo, abolendo le materie concorrenti e facendo riacquistare allo Stato la potestà legislativa su molti temi come la sicurezza sul lavoro o la tutela dei beni culturali. Inoltre, sarebbe stata introdotta la cosiddetta “clausola di supremazia” à la tedesca, che avrebbe consentito allo Stato centrale di intervenire anche sulle materie esclusive delle Regioni se richiesto per “la tutela dell’interesse nazionale”.

Sarebbero cambiati inoltre i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica – 2/3 dei componenti nei primi 3 scrutini, 3/5 dal quarto al sesto, 3/5 dei votanti dal settimo – e le modalità di nomina dei giudici della Consulta di pertinenza del Parlamento (non più in seduta comune, ma con 2 per il Senato e 3 per la Camera).

Oltre alla soppressione del CNEL e all’eliminazione definitiva dalla Carta dell’istituto delle Province, anche i referendum avrebbero subito variazioni, con la modifica del meccanismo quorum/firme per quello abrogativo – per le consultazioni indette con la raccolta di almeno 800 mila firme il nuovo quorum era fissato in metà dell’affluenza alle precedenti elezioni politiche – e l’introduzione del referendum propositivo e di indirizzo.

Referendum Costituzionale, i risultati: cosa succede con la vittoria del no

La vittoria del “no” ha stoppato definitivamente l’entrata in vigore della legge, lasciando invariato l’impianto costituzionale, e con esso quindi – tra le altre cose – la struttura del Senato, del CNEL e le modalità di elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici della Consulta, oltre che il complesso del meccanismo referendario.

Dal punto di vista politico, la sconfitta ha spinto il premier Matteo Renzi a rassegnare le proprie dimissioni, aprendo la strada ad un nuovo esecutivo guidato dall’ex Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e sostenuto dalla stessa maggioranza in appoggio al governo uscente.

Con la vittoria del no, importanti sono le conseguenze anche sul piano della legge elettorale. Il mantenimento di un Senato elettivo fa sì che la legge elettorale di Palazzo Madama sia al momento il cosiddetto “Consultellum”, ovvero la legge frutto della sentenza della Consulta che ha modificato il preesistente Porcellum. Alla Camera, invece, si applica l’Italicum, la legge elettorale voluta ed approvata dal governo Renzi. A tal proposito, uno degli obiettivi chiave del governo Gentiloni sarà l’armonizzazione delle leggi elettorali delle due Camere, passo ritenuto indispensabile dal Presidente della Repubblica prima di un ritorno alle urne.

Referendum: comitati e schieramenti

L’Agcom ha pubblicato un documento in cui vengono elencati tutti i “soggetti politici” e i Comitati di entrambi i fronti. Sono in tutto 9 per il “Sì” e ben 22 per il “No”, a dimostrazione di una maggior frammentazione e composizione eterogenea dei contrari alla riforma costituzionale.

Si chiama Basta un sì il comitato ufficiale a sostegno della riforma, corredato da un manifesto sottoscritto da oltre 200 docenti universitari. Dal punto di vista parlamentare, entrambi i fronti sono piuttosto variegati: per il “Sì” sono il PD, ALA, UDC, NCD e IDV. A favore di un “pacato sì” è anche l’appello firmato da più di 300 tra studiosi, docenti, scrittori e registi.

Diversi anche i gruppi contrari alla riforma. Oltre al Comitato per il no – presieduto dai costituzionalisti Alessandro Pace e Gustavo Zagrebelsky – tra i principali vi è anche il Comitato promosso dai principali partiti di centrodestra (Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia) schierati in Parlamento all’opposizione del governo Renzi. I gruppi parlamentari che si oppongono alla riforma sono M5S, Lega, FI, SI e la minoranza dem

Ad essi si aggiunge Io voto NO, la posizione ufficiale di Possibile – la nuova formazione dell’ex PD Pippo Civati – con tanto di proposte alternative su riforma del Senato e legge elettorale.

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