Immigrati e sbarchi in Italia, tutti i dati

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Immigrati e sbarchi in Italia, tutti i dati

Periodicamente altre notizie, come le elezioni amministrative, lo scalzano dalla prima pagina. Tuttavia è l’immigrazione ad essere da anni in testa alle cronache e tra le prime notizie dei TG.

E’ come un fenomeno ciclico, come le onde del mare che portano gli immigrati dall’Africa. Si alternano i giorni senza arrivi a quelli in cui a sbarcare sono in migliaia. E così, parallelamente, si comporta l’attenzione dei media.

Ma cosa sta accadendo effettivamente? Quali sono i numeri?

L’UNHCR è molto puntuale nel fornirli, almeno per quel che accade nel Mediterraneo.

Di seguito vediamo tutti gli arrivi giorno per giorno.

 

Rispetto che all’inizio dell’estate ci sono stati meno arrivi a fine luglio, ad agosto e a settembre. Dopo il 14 luglio, quando ci fu un picco di 5.115 sbarchi – un record che non si toccava da un anno circa – il 17 settembre si è toccato i 1.351, ma tra le due date non si è quasi mai arrivati a 1000.

A ottobre non si è mai superato gli 800 arrivi giornalieri, a novembre i 700 – eccezion fatta per il 4 novembre. In ogni caso ci sono stati moltissimi giorni con arrivi pari a zero.

Se vogliamo guardare tutto da una prospettiva più globale possiamo usare i filtri – selezionando per esempio solo alcuni mesi e anni – per fare alcuni confronti tra gli stessi mesi di diversi anni. O anche fra gli stessi giorni.

Per capire meglio cosa accade è utile tuttavia valutare i dati per mese:

 

Il giugno 2017 si è chiuso con più sbarchi che nel 2016, che già era stato un anno record: sono, nel dettaglio, 23.440 sbarchi contro 22.244. Ed è stato così per quasi tutti i mesi del 2016, eccezion fatta per gennaio.

Luglio si è fermato a quota 11.395, meno di metà dello scorso anno, quando gli arrivi furono 23.366 .

Ad agosto possiamo invece assistere ad un crollo con solo 3.813 sbarchi, quando erano 21.266 nel 2016. Di fatto meno di un quinto.

Settembre ha visto 6.167 arrivi quando furono 16.792 l’anno scorso, confermando il trend negativo, se non lo stop all’immigrazione che prosegue.

La somma mensile di ottobre è stata di 5.756 sbarchi, meno anche di settembre e soprattutto molto meno in rapporto con lo stesso mese del 2016, che ne registrava 27.272. L’anno scorso proprio ottobre era stato il mese record, quando gli sbarchi furono più di quelli estivi.

A novembre ci si è fermati a 940. Come riprova di un crollo sempre più incisivo, osserviamo nel 2016 gli sbarchi nello stesso periodo erano stati 13.470.

Nel complesso comunque, nel 2017 siamo a 115.989 arrivi contro i 182.652 del 2016. Si registra dunque un calo che dovrà certo essere verificato concretamente nei prossimi mesi, ma che  appare ormai strutturale.

Immigrati, la Nigeria in testa tra i Paesi di provenienza

Pochi italiani probabilmente conoscono la Guinea e men che meno la sua storia. E’ un Paese dell’Africa Occidentale che, come altri, possiede una storia travagliata fatta di malattie, colpi di Stato e, naturalmente, povertà . Ma attualmente non è al suo interno in corso una guerra civile paragonabile ad altre in Africa o in Medio Oriente.

E’ quindi curioso il fatto che proprio questo sia, nel 2017, il secondo Paese per arrivi in Italia. Intendiamo quelli di persone la cui nazionalità è accertata.

In testa c’è comunque la Nigeria con 17.462 arrivi, mentre 9.361 sono giunti dalla Guinea, 8.938 dalla Costa d’Avorio, 8.896 dal Bangladesh, e così via. Degno di nota è che solo 2.184 provengono dalla Siria.

 

I dati per ora sono fermi al 4 dicembre.

Immigrati, il saldo degli arrivi e il ruolo delle nuove cittadinanze

Negli ultimi anni il saldo dei nuovi immigrati è radicalmente sceso. Siamo passati da 534 mila nel 2013 a 20.875 nel 2016. Un vero e proprio crollo. Il quale ha fatto in modo che il numero di stranieri di fatto aumentasse di poco, da 4 milioni 922 mila del 2013 a 5 milioni e 47 mila nel 2016 (a questo numero bisogna però aggiungere i regolari senza registrazione anagrafica, come vediamo in seguito). Appena 120 mila in più in pochi anni; complice di ciò un incremento naturale relativamente modesto.

Di fatto sono arrivate circa 621 mila persone e se ne sono andate circa 600 mila.

 

Un attimo però, perché c’è una grossa illusione ottica. Parlare di stranieri che se ne vanno non è per nulla corretto. L’Istat parla infatti di iscritti e cancellati, poiché solo una parte degli stranieri che non risultano più presenti vanno all’estero, al proprio Paese o altrove.

In realtà nella seguente infografica vediamo che il saldo migratorio è rimasto più o meno lo stesso. Si è cioè attestato sopra i 200 mila stranieri in più ogni anno, 223 mila nel 2016.

E allora cosa succede? Il punto è che contemporaneamente alcuni stranieri, arrivati nei decenni precedenti, ottengono la cittadinanza. E si tratta di un numero in forte crescita, da meno di 10 mila nel 2011 a 201 mila nel 2016.

Sottraendo questi 201 mila al valore del saldo sugli arrivi – 223 mila – si ottiene un netto molto basso che, come abbiamo visto, incrementa di poco il numero degli stranieri residenti.

Se fosse rimasto il livello di concessione della cittadinanza del 2011 saremmo in realtà a 620 mila immigrati in più residenti, un 1% in più sulla popolazione nazionale.

 

Immigrati, l’8,3% in totale, ma c’è l’incognita dei nuovi arrivi degli ultimi anni

In ogni caso di quei 5 milioni o poco più di immigrati in Italia, l’8,3%, vi è da segnalare che 3,5 milioni provengono da fuori la UE, mentre 1,5 da Paesi UE, in primis la Romania.

Rimane l’incognita dei 500 mila richiedenti asilo sbarcati dal 2014 a oggi, a causa dei seguenti arrivi che si aggiungono ai 94 mila parziali del 2017.

2014 170.100
2015 153.842
2016 181.436

Non sappiamo se queste persone siano rimaste tutte in Italia, ma se così fosse avremmo circa uno 0,8% in più di stranieri residenti.

Di fatto la popolazione di origine italiana, escludendo gli immigrati, è ora di circa 55 milioni e 500 mila persone, ma scende a 54 milioni 744 mila se si sottraggono le concessioni di cittadinanza dal 2011.

Immigrati, la composizione della popolazione in base alle condizioni di origine

Alla luce dei dati mutevoli illustrati sopra, è possibile delineare una panoramica della popolazione italiana come insieme di diverse componenti differenziate in base all’origine.

Abbiamo così quelli che potremmo definire gli italiani anche di origine, che sono circa 54 milioni 744 mila, cioè l’88,86%, la grande maggioranza; essi vivono assieme all’11,14% di persone che, in varia misura, sono invece di origine straniera.

Ci sono i 798 mila italiani che sono divenuti tali dal 2010 in poi, grazie proprio all’ottenimento della cittadinanza, e sono l’1,3% della popolazione presente in Italia.

Certo, questo dato è la somma delle naturalizzazioni degli ultimi 7 anni; vi sono probabilmente al suo interno dei morti, ma l’età media dei nuovi cittadini è relativamente bassa – molti sono 18enni nati in Italia – e questa stima, che influenza quella degli italiani “originari”, è presumibilmente vicina al vero.

Vi sono poi gli immigrati regolari, che sono circa 5 milioni e 50 mila; a questi vanno aggiunti, secondo Idos, circa 300 mila stranieri con permesso di soggiorno ma senza registrazione anagrafica in un comune specifico. Arriviamo quindi a 5 milioni 359 mila circa, cioè all’8,7%.

I richiedenti asilo secondo gli ultimi dati ufficiali sono invece 205 mila. Si tratta di coloro che dopo esser sbarcati non sono andati all’estero ma hanno chiesto protezione e sono ospitati in attesa di sentenza. Si tratta dello 0,33% di quanti vivono nel nostro Paese.

E infine gli immigrati irregolari. Le stime di Istat, ministero dell’Interno e altri centri studio variano tra le 400 e le 600 mila. Se fossero 500 mila sarebbero lo 0,81%.

Si tratta di coloro che, una volta sbarcati, non fanno domanda di asilo, di coloro che passano la frontiera terrestre clandestinamente, di quelli a cui scade il permesso senza possibilità di rinnovarlo, di coloro cui è negato l’asilo ma che non danno seguito al foglio di via. Per definizione, di tutte queste persone, non è facile delinearne il numero esatto.

Nel complesso in Italia sono presenti ora 61 milioni 606 mila persone, all’incirca.

 

 

Immigrati, quanti i musulmani in Italia?

Tra le categorie di immigrati che destano maggiore interesse e a volte timore vi sono quelli di religione musulmana.

Lenius ne fornisce una stima di 2 milioni e 520 mila, il 4% della popolazione italiana. Attenzione però, perché non si tratta necessariamente di immigrati da una punto di vista legale. Il 43% di questi possiede infatti la cittadinanza italiana. Per il resto, il 16% sono marocchini, per l’8% albanesi e così via.

immigrazione

Nella grande maggioranza dei casi la cittadinanza italiana viene ottenuta non per nascita, ma per naturalizzazione. E’ il caso dell’82% dei musulmani italiani, che sono quindi comunque di origine straniera. Nel 2015 e 2016 sono diventati italiani, ottenendo la cittadinanza, 160 mila musulmani.

immigrazione

Da quanto emerge gli stranieri musulmani tendono a richiedere maggiormente la cittadinanza rispetto per esempio ai rumeni, che sono il primo gruppo straniero e che, del resto, gode della cittadinanza europea.

Nelle colonne possiamo osservare le concessioni di cittadinanza, ed emerge che nel 2015 sono stati marocchini e albanesi ad ottenerla maggiormente, più del 7%. In ogni caso – escludendo rumeni e indiani – si tratta, tra le comunità con maggiori naturalizzazioni, proprio di quelle con un maggior numero di musulmani, considerando anche bengalesi, pakistani, tunisini. egiziani, ecc.

immigrazione

Immigrati, la spesa legata al fenomeno migratorio

Negli ultimi anni la spesa pubblica dovuta all’immigrazione è certamente aumentata. Una certificazione di questo fatto proviene dall’ultimo DEF (Documento di Programmazione Economica) presentato dal governo Gentiloni nell’aprile di quest’anno.

Da questo si può evincere come innanzitutto si sia verificato un aumento delle persone residenti nei centri d’accoglienza, SPRAR, CARA, CDA. Ma soprattutto nelle strutture temporanee. Si trattava a fine marzo 2017 di circa 175 mila persone, un numero analogo a quello del 2016 ma molto superiore a quello del 2015, che si attestava appena sopra le 100 mila, del 2014 (67 mila circa) e del 2013 (appena 22 mila).

immigrazione

E’ chiaro come a questo impegno corrispondano dei maggiori costi. Le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori sono state nel 2016, escludendo i contributi EU, di 3,6 miliardi – lo 0,22% del PIL; sono state inoltre previste essere di 4,2 miliardi nel 2017 (0,25% del PIL), cifra che potrebbe crescere fino a 4,6 miliardi (0,27% del PIL) in caso di aumento dell’afflusso. Questo però potrà verificarsi solo un domani.

I 4,2 miliardi previsti oggi saranno divisi nelle seguenti voci di spesa:

  • Accoglienza e prima assistenza, 2,76 miliardi
  • Trasporto, (incluso il soccorso in mare), 854 milioni
  • Assistenza sanitaria, 250 milioni
  • Costi amministrativi, 31 milioni
  • Contributi alla Turchia, 99 milioni
  • Altri costi tra cui istruzione, 310 milioni

Togliendo i 91 milioni di contributo UE si ha appunto 4,2 miliardi.

E’ questa una delle spese che il governo italiano vorrebbe scomputare dal calcolo del deficit, che già non considera per esempio il contributo alla Turchia. La Commissione europea finora avrebbe accettato di considerare lo scorporo solo delle spese in più rispetto alla “ordinaria amministrazione” in tema migratorio degli anni 2011-2013, ovvero tra i 2,9 e i 3,2 miliardi.

Come si vede una crescita dei costi c’è stata, e non da poco; di fatto la spesa è triplicata e nel complesso si è trattato di sostenere, tra 2014 e 2017, tra gli 8 e gli 8,4 miliardi in più rispetto al 2011-2013.

 

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