Immigrati e sbarchi in Italia, tutti i dati

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Immigrati e sbarchi in Italia, tutti i dati

Periodicamente altre notizie, come le elezioni politiche, lo scalzano dalla prima pagina. Tuttavia è l’immigrazione ad essere da anni in testa alle cronache e tra le prime notizie dei TG.

E’ come un fenomeno ciclico, come le onde del mare che portano gli immigrati dall’Africa. Si alternano i giorni senza arrivi a quelli in cui a sbarcare sono in migliaia. E così, parallelamente, si comporta l’attenzione dei media.

Ma cosa sta accadendo effettivamente? Quali sono i numeri?

L’UNHCR è molto puntuale nel fornirli, almeno per quel che accade nel Mediterraneo.

Di seguito vediamo tutti gli arrivi giorno per giorno.

 

Il crollo degli arrivi è cominciato a metà luglio 2017. Dopo il 14 luglio, quando ci fu un picco di 5.115 sbarchi – un record che non si toccava da un anno circa – il 17 settembre dello stesso anno si è toccato i 1.351, ma tra le due date non si è quasi mai arrivati a 1000.

A ottobre 2017 non si è mai superato gli 800 arrivi giornalieri, a novembre i 700 – eccezion fatta per il 4 novembre. In ogni caso ci sono stati moltissimi giorni con arrivi pari a zero.

Tra dicembre 2017, gennaio e febbraio 2018 non si è mai superata la quota giornaliera di 770, toccata il 18 gennaio, mentre a dicembre è stato l’11 il giorno con più sbarchi, 550.

Sono stati sempre di più i giorni con zero arrivi, a febbraio 2018 per due settimane non è sbarcato nessuno.

Immigrati e sbarchi, dopo l’estate 2018 il crollo definitivo

A marzo 2018 solo il 12, il 17, il 30 si è superato i 100 sbarchi, con 373, 216 e 132.

Ad aprile 2018 gli arrivi sono aumentati, i 100 giornalieri sono stati superati spesso il 2, il 7, il 14, il 23, il 24, il 25, il 27.

I picchi sono stati toccati il 23 e il 24 con 552 e 564

A maggio 2018 la bella stagione ha portato ad ancora più giorni con centinaia di immigrati sbarcati. Il 26 si è arrivati a 809, il 28 a 1215. Era da novembre che non si avevano giorni con più di 1000 arrivi.

Nel mese di giugno 2018 si è arrivati a 953 il 13.

A luglio e agosto 2018 non vi sono stati picchi superiori a 500 arrivi. Il massimo è stato rappresentato dai 453 il 16 luglio, seguito dal 26 luglio, con 186 sbarchi.

Con l’autunno c’è stato, complice il mutato atteggiamento del govrno italiano, un crollo quasi definiivo degli sbarchi.

A settembre 2018 a livello giornaliero non si è andati oltre i 201 arrivi del 13, a ottobre oltre i 171, sempre del 13. A novembre 2018 nlla gran parte dei giorni non è sbarcato nessuno, ma il 24 sono arrivati in 286.

Tra dicembre 2018 e aprile 2019 in nessun giorno si è andato oltre i 100 arrivi. Il massimo è stato rappresentato dagli 81 sbarchi del 25 marzo.

Nel maggio 2019 si è tornati a superare i 100 sbarchi, ma solo un giorno, il 10. Nel giugno 2019 con l’arrivo dell’estate sono cresciuti gli sbarchi. Il massimo si è raggiunto il 2 giugno con 191 arrivi, e si è superata quota 100 il 3, il 7, il 21. A luglio 2019 per ora solo il 6 con 108 persone.

Immigrati e sbarchi in Italia, i dati per mese

Se vogliamo guardare tutto da una prospettiva più globale possiamo usare i filtri – selezionando per esempio solo alcuni mesi e anni – per fare alcuni confronti tra gli stessi mesi di diversi anni. O anche fra gli stessi giorni.

Per capire meglio cosa accade è utile tuttavia valutare i dati per mese:

 

Il giugno 2017 si era chiuso con più sbarchi che nel 2016, che già era stato un anno record: sono, nel dettaglio, 23.440 sbarchi contro 22.244. Ed è stato così per quasi tutti i mesi del 2016, eccezion fatta per gennaio.

Luglio si è fermato a quota 11.395, meno di metà dell’anno precedente, quando gli arrivi furono 23.366 .

Ad agosto 2017 possiamo invece assistere ad un crollo con solo 3.813 sbarchi, quando erano 21.266 nel 2016. Di fatto meno di un quinto.

Settembre 2017 ha visto 6.167 arrivi quando furono 16.792 nel 2016, confermando il trend negativo, se non lo stop all’immigrazione che prosegue.

La somma mensile di ottobre 2017 è stata di 5.756 sbarchi, meno anche di settembre e soprattutto molto meno in rapporto con lo stesso mese del 2016, che ne registrava 27.272. L’anno precedente proprio ottobre era stato il mese record, quando gli sbarchi furono più di quelli estivi.

A novembre 2017 ci si è fermati a 940. Come riprova di un crollo sempre più incisivo, osserviamo nel 2016 gli sbarchi nello stesso periodo erano stati 13.470.

In dicembre ancora meno arrivi, 2.520, un terzo rispetto agli 8.397 dello stesso mese del 2016.

Nel complesso comunque, il 2017 si è chiuso con 119.989 arrivi contro i 181.436 del 2016. Si è registrato dunque un calo che alla luce dei dati 2018 appariva ormai strutturale.

Immigrati, i dati dei mesi del 2018 e 2019

A gennaio 2018 si è risaliti a 4.127, appena meno dei 4.453 dell’anno precedente.

A febbraio torna a farsi sentire la differenza con il 2017. Ci sono stati solo 1425 sbarchi contro 8.948.

Meno ancora a marzo 2018, 1.049, contro 10.831 dell’anno precedente, un calo superiore al 90% dunque.

Ad aprile i numeri riprendono a crescere, si arriva a 3.106 sbarchi, anche se sono nulla rispetto ai 12.887 dello stesso mese del 2017.

Ancora di più gli arrivi a maggio, 3895. Ma l’anno priima nello stesso mese vi fu quasi un raddoppio rispetto a quello precedente, con 23.073, quindi stiamo parlando di una cifra inferiore di più di 18 mila unità.

A giugno 2018 si è arrivati a 3185, anche meno che a maggio.

Luglio 2018 ha visto nonostante la stagione estiva un crollo ulteriore degli sbarchi, che sono stati solo 1782. Ad agosto ancora meno, 1421. Si tratta della metà degli arrivi dell’agosto 2017, che pure era stato il primo mese della nuova fase di stratta sugli sbarchi inaugurata da Minniti l’hanno scorso.

Da settembre 2018 non si è mai superata la quota di mille arrivi mensili. Sono stati in quel mese 882, poi 930 e 972 nell’ottobre e nel novembre 2018.

Con l’inverno un ulteriore crollo. Solo 356 gli sbarchi a dicembre. Si tratta di numeri che rappresentano meno del 20% di quelli degli stesi mesi dell’anno precedente

Nel complesso nel 2018 gli arrivi sono stati 22.759, contro i 118.239 del 2018.

Il 2019 ha accentuato il trend già in atto. Solo 202 sbarchi a gennaio e 60 a febbraio. Si è risaliti a 263 a marzo e a 255 in aprile, ma si può dire che ormai parliamo di un fenomeno marginale, almeno nei mesi più freddi.

Nel maggio gli sbarchi sono aumentati a quota 639 e in giugno si è superato i 1000 per la prima volta da agosto 2018 arrivando a 1.188. si tratta comunque di poco più di un terzo degli arrivi del giugno di un anno prima.

Nel luglio per ora al 22 si è giunti ai 574 sbarchi.

Immigrati, la Tunisia in testa tra i Paesi di provenienza nel 2019

Tra i pochissimi arrivati di questa prima parte dell’anno al primo posto vi sono i tunisini, con 594 arrivi. 

Seguono pakistani e algerini con 426 e 271. Seguono i 252 iracheni, e solo dopo arrivano quelle nazionalità che fino al 2018 erano maggioritarie, quelle africane. Vi sono gli ivoriani, con 210 sbarchi, che superano i bengalesi, e poi a distanza sudanesi, guineani, egiziani e senegalesi

 

Immigrati, il saldo degli arrivi e il ruolo delle nuove cittadinanze

Negli ultimi anni il saldo dei nuovi immigrati è radicalmente sceso. Siamo passati da 534 mila nel 2013 a 20.875 nel 2016. Un vero e proprio crollo. Mitigato però nel 2017, in cui il saldo è stato di 97.412, e nel 2018, quando è ancora risalito a 111 mila. Questo ha fatto in modo che il numero di stranieri di fatto aumentasse di poco, da 4 milioni 922 mila del 2013 a 5 milioni e 47 mila nel 2016 a 5.144.440 a fine 2017, a 5.255.503 nel 2018 (a questo numero bisogna però aggiungere i regolari senza registrazione anagrafica, come vediamo in seguito). 333 mila in più in 4 anni; complice di ciò un incremento naturale relativamente modesto.

Un attimo però, perché c’è una grossa illusione ottica. Parlare di stranieri che se ne vanno non è per nulla corretto. L’Istat parla infatti di iscritti e cancellati, poiché solo una parte degli stranieri che non risultano più presenti vanno all’estero, al proprio Paese o altrove.

In realtà il saldo migratorio è rimasto più o meno lo stesso o anzi è aumentato. Si è cioè attestato sopra i 200 mila stranieri in più ogni anno, 223 mila nel 2016, 260 mila nel 2017, 223 mila ancora nel 2018.

E allora cosa succede? Il punto è che contemporaneamente alcuni stranieri, arrivati nei decenni precedenti, ottengono la cittadinanza. E si tratta di un numero che è stato in forte crescita, da meno di 10 mila nel 2011 a 201 mila nel 2016. Con un calo nel 2017 a circa 146 mila e nel 2018 a 112 mila.

Sottraendo il numero dei naturalizzati al saldo migratorio si ottiene quindi un valore piuttosto basso, che dipende molto dal saldo naturale, in realtà stabile.
Nel 2018 per esempio di fronte a un saldo di 111 mila nuovi stranieri, di cui 58 mila presenti in Italia perchè nati nello stesso anno, vi sono state, come detto 112 mila naturalizzazioni.

Dal 2011 senza concessioni della cittadinanza saremmo in realtà a 857 mila immigrati in più residenti, un 1,5% in più sulla popolazione nazionale.

Immigrati, l’8,3% in totale, ma c’è l’incognita dei nuovi arrivi degli ultimi anni

In ogni caso di quei 5 milioni o poco più di immigrati in Italia, l’8,3%, vi è da segnalare che 3,5 milioni provengono da fuori la UE, mentre 1,5 da Paesi UE, in primis la Romania.

Rimane l’incognita dei 500 mila richiedenti asilo sbarcati dal 2014 a oggi, a causa dei seguenti arrivi

2014170.100
2015153.842
2016181.436
2017119.989
201816.186

Non sappiamo se queste persone siano rimaste tutte in Italia, ma se così fosse avremmo circa uno 0,8% in più di stranieri residenti.

Di fatto la popolazione di origine italiana, escludendo gli immigrati, è ora di circa 55 milioni e 500 mila persone, ma scende a 54 milioni 744 mila se si sottraggono le concessioni di cittadinanza dal 2011.

Immigrati, la composizione della popolazione in base alle condizioni di origine

Alla luce dei dati mutevoli illustrati sopra, è possibile delineare una panoramica della popolazione italiana come insieme di diverse componenti differenziate in base all’origine.

Abbiamo così quelli che potremmo definire gli italiani anche di origine, che sono circa 54 milioni 501 mila, cioè l’88,86%, la grande maggioranza; essi vivono assieme all’11,14% di persone che, in varia misura, sono invece di origine straniera.

Ci sono i 944 mila italiani che sono divenuti tali dal 2010 in poi, grazie proprio all’ottenimento della cittadinanza, e sono l’1,54% della popolazione presente in Italia.

Certo, questo dato è la somma delle naturalizzazioni degli ultimi 8 anni; vi sono probabilmente al suo interno dei morti, ma l’età media dei nuovi cittadini è relativamente bassa – molti sono 18enni nati in Italia – e questa stima, che influenza quella degli italiani “originari”, è presumibilmente vicina al vero.

Vi sono poi gli immigrati regolari, che sono circa 5 milioni e 255 mila; a questi vanno aggiunti, secondo Idos, circa 300 mila stranieri con permesso di soggiorno ma senza registrazione anagrafica in un comune specifico. Arriviamo quindi a 5 milioni 555 mila circa, cioè all’8,5% circa.

I richiedenti asilo secondo gli ultimi dati ufficiali sono invece 126 mila. Si tratta di coloro che dopo esser sbarcati non sono andati all’estero ma hanno chiesto protezione e sono ospitati in attesa di sentenza. E’ una cifra forse da correggere al rialzo, visto che forse vi sono dei richiedenti asilo del 2016 che ancora non ha hanno ricevuto una sentenza, e non sono ancora nè residenti rifugiati nè clandestini.  Si tratta dello 0,4% di quanti vivono nel nostro Paese.

E infine gli immigrati irregolari. Le stime di Istat, ministero dell’Interno e altri centri studio variano tra le 400 e le 600 mila. Se fossero 500 mila sarebbero lo 0,82%.

Si tratta di coloro che, una volta sbarcati, non fanno domanda di asilo, di coloro che passano la frontiera terrestre clandestinamente, di quelli a cui scade il permesso senza possibilità di rinnovarlo, di coloro cui è negato l’asilo ma che non danno seguito al foglio di via. Per definizione, di tutte queste persone, non è facile delinearne il numero esatto.

Nel complesso in Italia sono presenti ora 61 milioni 500 mila persone, all’incirca.

Immigrati, quanti i musulmani in Italia?

Tra le categorie di immigrati che destano maggiore interesse e a volte timore vi sono quelli di religione musulmana.

Lenius.it ne forniva una stima di 2 milioni e 520 mila nel 2017, il 4% della popolazione italiana. Nel 2018 sono aumentati di 104 mila unità, a 2.624.000, quindi sono ora il 4,3%.

La cosa interessante è che gran parte del dei nuovi residenti musulmani, 79 mila persone, sono cittadini italiani. Presumibilmente figli di residenti.

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Aumenta quindi la proporzione di musulmani con cittadinanza italiana,

Sono ora il 44,1% del totale dei musulmani. Per il 9% si tratta di italiani convertiti, il 39% ha ottenuto la cittadinanza nel corso della propria permanenza nel nostro Paese e il 52% è nato italiano, figlio di musulmani già cittadini.

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Da quanto emerge gli stranieri musulmani tendevano negli anni scorsi a richiedere maggiormente la cittadinanza rispetto per esempio ai rumeni, che sono il primo gruppo straniero e che, del resto, gode della cittadinanza europea.

Nelle colonne possiamo osservare le concessioni di cittadinanza, ed emerge che nel 2015 sono stati marocchini e albanesi ad ottenerla maggiormente, più del 7%. In ogni caso – escludendo rumeni e indiani – si tratta, tra le comunità con maggiori naturalizzazioni, proprio di quelle con un maggior numero di musulmani, considerando anche bengalesi, pakistani, tunisini. egiziani, ecc.

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Incide probabilmente il fatto che sono tra le comunità con più figli e quindi più minorenni, che una volta compiuti i 18 anni fanno domanda di naturalizzazione.

Geograficamente secondo Ismu è Milano la provincia con più immigrati musulmani (escludendo qui quindi la metà, o quasi di musulmani italiani), con 115 mila persone. Poi viene Roma, con 98 mila, Brescia e Bergamo con 61 mila e 100 mila. Queste due città sono più piccole di Milano e Roma. Vi è quindi una densità di musulmani tra gli immigrati molto maggiore. Tra le prime dieci province anche Modena e Treviso, dove nell’industria da diversi decenni la presenza immigrata è molto elevata.

Complessivamente gli immigrati musulmani sono il 29% di tutti gli stranieri presenti in Italia, superati dai cristiani, soprattutto ortodossi.

In gran parte si tratta di marocchini, più di 400 mila, seguiti dagli albanesi, intorno ai 200 mila. Vengono poi bengalesi, pakistani ed egiziani.

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Immigrati, la spesa legata al fenomeno migratorio

Negli ultimi anni la spesa pubblica dovuta all’immigrazione è certamente aumentata. Una certificazione di questo fatto proviene dall’ultimo DEF (Documento di Programmazione Economica) presentato dal governo Gentiloni nell’aprile di quest’anno.

Da questo si può evincere come innanzitutto si sia verificato un aumento delle persone residenti nei centri d’accoglienza, SPRAR, CARA, CDA. Ma soprattutto nelle strutture temporanee. Si trattava a fine marzo 2017 di circa 175 mila persone, un numero analogo a quello del 2016 ma molto superiore a quello del 2015, che si attestava appena sopra le 100 mila, del 2014 (67 mila circa) e del 2013 (appena 22 mila).

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E’ chiaro come a questo impegno corrispondano dei maggiori costi. Le operazioni di soccorso, assistenza sanitaria, alloggio e istruzione per i minori sono state nel 2016, escludendo i contributi EU, di 3,6 miliardi – lo 0,22% del PIL; sono state inoltre previste essere di 4,2 miliardi nel 2017 (0,25% del PIL), cifra che potrebbe crescere fino a 4,6 miliardi (0,27% del PIL) in caso di aumento dell’afflusso. Questo però potrà verificarsi solo un domani.

I 4,2 miliardi previsti oggi saranno divisi nelle seguenti voci di spesa:

  • Accoglienza e prima assistenza, 2,76 miliardi
  • Trasporto, (incluso il soccorso in mare), 854 milioni
  • Assistenza sanitaria, 250 milioni
  • Costi amministrativi, 31 milioni
  • Contributi alla Turchia, 99 milioni
  • Altri costi tra cui istruzione, 310 milioni

Togliendo i 91 milioni di contributo UE si ha appunto 4,2 miliardi.

E’ questa una delle spese che il governo italiano vorrebbe scomputare dal calcolo del deficit, che già non considera per esempio il contributo alla Turchia. La Commissione europea finora avrebbe accettato di considerare lo scorporo solo delle spese in più rispetto alla “ordinaria amministrazione” in tema migratorio degli anni 2011-2013, ovvero tra i 2,9 e i 3,2 miliardi.

Come si vede una crescita dei costi c’è stata, e non da poco; di fatto la spesa è triplicata e nel complesso si è trattato di sostenere, tra 2014 e 2017, tra gli 8 e gli 8,4 miliardi in più rispetto al 2011-2013.

Immigrati, le altre spese da considerare

Secondo poi altri calcoli della Corte dei Conti se si considera anche la spesa per l’esame delle domande di protezione avanzate dai migranti si deve aggiungere altri 54,5 milioni di euro, spesi dal 200. Di cui 13,4 solo nel 2016.

Si tratta di fatto di 203,95 euro al giorno per immigrato. La spesa è tra l’altro mirata a un processo che vede secondo i dati il 60% delle domande essere respinte. E di quelle accolte solo una minoranza, il 13%, finire nella concessione di uno status di rifugiato

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