Lavoro in Italia, persi 120 mila posti in un anno per gli under 50

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Lavoro in Italia, persi 120 mila posti in un anno per gli under 50

Non era certo quello che ci si aspettava.

E infatti se ne parla piuttosto poco, nei media e nelle conferenze stampa vengono snocciolati i numeri “con il segno +”, che possano rassicurare e consolare, certamente.

E tuttavia la realtà ci dice che la situazione lavorativa per i giovani continua ad essere nera.

In realtà non solo per i giovani, visto che sono soprattutto coloro che sono tra i 25 e i 50 anni che stanno soffrendo un calo dell’occupazione che non accenna ad attenuarsi

Lavoro in Italia, unico dato certo, calano gli inattivi, e i nuovi posti sono permanenti

Uno dei dati più pubblicizzati delle ultime statistiche dell’occupazione è il contemporaneo aumento della disoccupazione e dell’occupazione.

Lo vediamo chiaramente nei grafici ISTAT dell’ultimo rapporto sull’occupazione:

Il tasso d’occupazione ha raggiunto il 57,5%, con aumenti piuttosto omogenei tra uomini e donne, mentre sale anche la disoccupazione, al 11,7%, toccando lo stesso record di febbraio. In questo caso per fortuna possiamo parlare di stabilità nel lungo periodo, mentre per l’occupazione si tratta di un aumento continuo.

La ragione di tutto ciò, lo sappiamo, sta nel calo degli inattivi

E’ già successo i mesi scorsi, ed è un fatto strutturale, del resto siamo il Paese con persone che non lavorano nè studiano, e un calo è un fatto positivo e fisiologico.

Deriva da molti fattori, sicuramente vi sono meno 50enni e 60enni in pensione, ma non solo, si verifica anche tra i più giovani: la maggiore precarietà probabilmente sta portando anche molte persone, coniugi o figli di lavoratori disoccupati o non così sicuri del proprio reddito, a ricercare un’occupazione.

Il punto però è dove finiscono queste persone che diventano attive, tra i disoccupati o tra gli occupati?

Un po’ in tutti e due i campi in realtà, come abbiamo visto.

Parlando dell’occupazione, vi è un dato molto positivo, si tratta nella qui totalità dei casi di posti permanenti, a tempo indeterminato, part time o full time che siano.

+264 mila posti a tempo indeterminato tra settembre 2015 e settembre 2016, 7 mila in meno a termine e 8 mila in più a partita IVA.

 

Tutto bene quindi? Ci sono purtroppo dei lati oscuri. Solo 11 mila nuovi posti sono stati creati nell’ultimo trimestre rispetto al trimestre precedente e i dati dell’INPS ci dicono che il grosso dei nuovi occupati, soprattutto a tempo indeterminato è stato assunto prima di gennaio, quando erano in vigore gli incentivi della decontribuzione. Da allora vi sono stati solo 53 mila nuovi posti a tempo indeterminato.

Tuttavia il lato più sconcertante è la distribuzione per età di questi posti, che ancora una volta non è per nulla equilibrata.

Lavoro in Italia, + 384 mila posti sopra i 50 anni, -120 mila sotto

La brutta notizia è che se dividiamo i lavoratori per età scopriamo che per chi ha meno di 50 anni è stato un altro anno negativo.

Sono stati persi altri 120 mila posti, in gran parte finiti in disoccupazione e non tanto in calo demografico.

Tanto è vero che vi sono 80 mila disoccupati in più.

Al contrario sopra i 50 anni grazie alla legge Fornero vi sono 384 mila lavoratori in più, non persone che hanno trovato lavoro, ma persone che hanno compiuto 50 anni e si sono aggiunte a coloro che rimanevano al lavoro ritardando la pensione.

In questa categoria sono aumentati anche i disoccupati, ma solo di 19 mila.

Come vediamo il problema riguarda in particolare i 25-49enni, tra i giovanissimi c’è stato un aumento degli occupati di 30 mila unità, mentre i disoccupati sono calati. Si tratta però di un segmento di popolazione molto piccolo, grande 1/14 di quello tra i 25 e i 49 anni.

Gli italiani nell’età centrale della vita hanno visto calare di 150 mila i propri posti di lavoro, mentre 114 mila sono i nuovi disoccupati.

Sono incluse qui tutte le tipologie di contratto, anche quelle a partita IVA, che probabilmente sono tra quelle che hanno visto molte vittime.

Se guardiamo invece alle variazioni tra agosto e settembre vi è più equilibrio: tutte le età vedono un aumento degli occupati, soprattutto i più giovani, +27 mila occupati tra i 15  e i 34 anni.

Ma agosto era un mese estivo, ed è troppo presto per parlare di un’inversione di tendenza.

I dati annuali rimangono quelli più indicativi e ci fanno capire che dalla crisi il lavoro italiano non è ancora uscito.