Stupro Rimini: Polonia vuole estradizione e pena di morte, ma non esiste

Stupro Rimini: Polonia vuole estradizione e parla di pena di morte e torture

Stupro Rimini: Polonia vuole estradizione e pena di morte, ma non esiste.

Anche la Polonia interviene sullo stupro Rimini. Chiedendo l’estradizione dei quattro presunti autori dello stupro di una ragazza polacca a Rimini e dell’aggressione al suo ragazzo. Si deve ancora parlare di “presunti”, perché l’inchiesta è ancora aperta. E anche perché alcuni presunti autori della violenza sessuale continuano a negare. Nella notte tra il 25 e il 26 agosto, il “branco” si è macchiato dello stupro di una ragazza polacca e dell’aggressione al suo ragazzo. E, sempre nella stessa notte, ha commesso un’altra violenza sessuale, stavolta ai danni di una transessuale peruviana. Il viceministro polacco Patryk Jaki ha chiesto l’estradizione, parlando di “torture e pene di morte” per i colpevoli. Ma in verità, in Polonia, le pene sono meno severe rispetto a qui.

Stupro Rimini: chi sono i quattro presunti autori dello stupro di Rimini

Un maggiorenne e tre minorenni. Sono loro i quattro fermati per lo stupro di Rimini. Il maggiorenne si chiama Guerlin Butungu, un congolese richiedente asilo di 20 anni, che nega di aver partecipato alla violenza. “Non c’ero. Avevo bevuto e mi sono addormentato”, ha dichiarato. I tre minorenni sono un nigeriano di 17 anni e due fratelli marocchini di 15 e 16 anni. Anche questi ultimi due hanno negato di aver partecipato allo stupro. Attualmente, i tre minorenni sono nel carcere minorile di via del Pratello, a Bologna. Butungu, invece, è recluso nel carcere di Rimini.

Le accuse nei confronti dei qattro sono violenza sessuale di gruppo, lesioni aggravate e rapina aggravata. Quest’ultima, hanno dichiarato i procuratori capi Giovagnoli e Celli, è il reato più grave. Il totale delle pene dovrebbe ammontare a oltre 20 anni.

Polonia sullo stupro di Rimini: “Applicare pene di morte e torture”

Sullo stupro di Rimini è intervenuta anche la Polonia, per voce del viceministro Patryk Jaki. I polacchi, infatti, hanno richiesto l’estradizione dei quattro presunti autori dello stupro. Sebbene “estradizione” non sia il termine esatto.

Come riporta l’Ansa, si tratterebbe di una procedura di mandato di arresto europeo, che risponde a determinate leggi. Il rifiuto di consegnare i soggetti, potrebbe verificarsi, testualmente, “se per lo stesso fatto che è alla base del mandato d’arresto europeo, nei confronti della persona ricercata, è in corso un procedimento penale in Italia. Esclusa l’ipotesi in cui il mandato d’arresto europeo concerne l’esecuzione di una sentenza definitiva di condanna emessa in uno Stato membro dell’Unione europea”.

Jaki aveva parlato di applicare “pene di morte e torture” per gli autori dello stupro. Al fine di scoraggiare altri soggetti a compiere atti simili. Tuttavia, come riporta anche Dagospia, va precisato che l’ordinamento polacco non prevede pene di morte e torture. Non solo. In Italia rischiano fino a 20 anni, mentre a Varsavia solo 12.

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