Rinnovo contratto statali: aumento 85 euro, Anief rinnova il disappunto

Rinnovo contratto statali, aumento 85 euro: disappunto Anief

Rinnovo contratto statali: aumento 85 euro, Anief rinnova il disappunto.

Sul rinnovo contratto statali c’è enorme disappunto. Da parte del governo, che cerca di contrastare le “fake news” e spegnere gli incendi delle indiscrezioni sui soldi che mancano. Da parte dell’agenzia che lo rappresenta nei negoziati, l’Aran, che improvvisamente ha fretta di chiudere entro Natale. Ma soprattutto da parte dei sindacati scuola, come Anief, che dopo aver chiesto aumenti più consistenti, adesso non vogliono certo che l’aumento medio di 85 euro lordi scenda ulteriormente.

Rinnovo contratto statali: Aran e sindacati, c’è voglia di chiudere

L’Aran ha intenzione di convocare i sindacati entro la fine della prossima settimana, ovvero un paio di giorni prima della vigilia. La finalità è quella di concludere al più presto la trattativa sul rinnovo del contratto dell’amministrazione centrale, a costo di fare un tour de force proprio in quei giorni.

E il comparto scuola? E gli altri settori? Di fatto, il rinnovo del contratto dell’amministrazione centrale aprirebbe la strada anche agli altri contratti. Come a dire, che una volta terminata la prima trattativa, sarà più rapido volgere al termine anche quelle riguardanti gli altri comparti. Tutto così facile? Assolutamente no. Il fatto di tirarla per le lunghe non piace ai sindacati di settore. E il timore che gli accordi presi il 30 novembre 2016 non vengano rispettati diventa ogni giorno sempre più concreto.

Rinnovo contratto statali: la rabbia dei sindacati scuola

Come riporta Tecnica della Scuola, infatti, un primo accordo potrebbe mostrare la strada per le altre trattative, ma il settore dell’istruzione potrebbe restare escluso. Per questo “l’accordo di un anno fa alla Funzione Pubblica ha buone possibilità di saltare”. Da qui la rabbia dei sindacati di settore, come FLC Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua e Snals Confsal.

Sul tavolo di discussione l’ipotesi sgradita di trasformare gli aumenti in percentuali. Fattore questo che “sposta gli equilibri e avvantaggia chi ha retribuzioni più alte, penalizzando paradossalmente quelle più basse”. Ovviamente, tutto il contrario di quanto previsto dall’accordo originario.

Sul tema del divario il governo sta comunque lavorando ad alcune ipotesi di soluzione. Pur tenendo bene in mente che le casse languono di risorse. Difficile la possibilità di alzare la soglia reddituale per non sacrificare il bonus Renzi. Avanza invece l’ipotesi di una clausola che renderebbe una parte di aumento uguale per tutti. L’incertezza di una soluzione definitiva spinge comunque al silenzio, in attesa della ripresa delle trattative programmata per la prossima settimana.

Rinnovo contratto statali: per Anief inutile firmare il contratto adesso

Se c’è chi vuole il termine delle trattative il prima possibile, d’altra parte si registrano umori diversi. Come l’inutilità di firmare un contratto oggi che potrebbe essere sconfessato tra qualche mese. Con un comunicato diffuso da Orizzonte Scuola, Anief si chiede “se vale la pena sottostare all’ennesimo ricatto della parte pubblica, finalizzato a sottoscrivere in fretta un contratto perché si stanno esaurendo i tempi tecnici per realizzarlo”.

Il discorso del giovane sindacato è chiaro ed è ben spiegato dal presidente dell’associazione sindacale e segretario confederale Cisal, Marcello Pacifico. “Fra pochi giorni saranno sciolte le Camere; in primavera si voterà per formare il nuovo Governo e rinnovare la rappresentanza dei sindacati. Non ha senso porre oggi una firma che potrebbe essere sconfessata tra qualche mese”.

Da qui emergono nuovi timori. “Si sapeva da tempo che la legislazione sarebbe terminata in questo periodo. E c’era tutto il tempo per prevedere un pre-accordo, chiaro e definito”, ha spiegato Pacifico. Sulla parte normativa il presidente Anief ha affermato che potrebbe “rivelarsi un mero copia-incolla di quella attuale”. Oppure essere peggio. Ovvero contenere delle novità che per i lavoratori si potrebbero tramutare perfino in una “perdita di diritti rispetto a quelli attuali”. Insomma, un lieto fine alla vicenda, nonostante siamo sotto Natale, sembra ancora lontano per il comparto scuola.

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