Governo 2018, l’esploratrice Casellati verso il fallimento?

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Governo 2018, l’esploratrice Casellati verso il fallimento?

Quello di oggi è il giorno decisivo per la Presidente incaricata Casellati.

L’incarico concesso dal Presidente Mattarella è molto circoscritto. Molto probabilmente più di quanto la stessa Presidente del Senato sperasse. Si tratta di verificare l’esistenza di una possibile maggioranza centrodestra-Movimento 5 Stelle.

Rumors dicono che la Casellati fosse un po’ delusa per questi confini, che quindi escludono dall’esplorazione il PD. Cui sia ella che il suo padrino politico, Silvio Berlusconi mirano. Non è un mistero che Forza Italia, almeno nella sua maggioranza meno filo-leghista e più berlusconiana, preferisca l’ipotesi di un governo tra centrodestra e PD.

Una ipotesi che Salvini non vuole prendere in considerazione, ma che se presentata in termini di governo istituzionale, questo il pensiero probabile in Forza Italia, sarebbe più digeribile.

Nulla per ora, però, l’esploratrica Casellati deve parlare solo con centrodestra e Movimento 5 Stelle. Entro stasera sarà tutto finito e domani porterà le proprie conclusioni al Quirinale.

Conclusioni probabilmente fallimentari, per una serie di ragioni

Governo 2018, il M5S vuol tenera aperta la porta al PD

Anche in previsione delle elezioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia sia la Lega che il Movimento 5 Stelle non vogliono mostrarsi incoerenti. La prima non può e non vuole rinunciare all’alleanza con Forza Italia, con cui corre alle elezioni locali.

Il M5S non vuole cedere sulla richiesta di mettere Di Maio a Palazzo Chigi.  E’ un punto fondamentale della propria strategia comunicativa. Ovvero mostrare di essere estranei ai consueti compromessi dei vecchi partiti, mostrando l’ostinata coerenza sul principio del “premier eletto dagli italiani”.

E’ per questo che fa solo un’ultima offerta al centrodestra, quella di un appoggio esterno di Forza Italia senza coinvolgimento diretto. Per poi però passare al principale obiettivo, coinvolgere il PD, visto come più malleabile.

I segni di cedimento tra i democratici ci sono. Soprattutto tra coloro che sono raccolti intorno a Martina, Franceschini Zingaretti. Un governo Di Maio con appoggio esterno PD sarebbe preferibile a un accordo, per quando limitato, con Forza Italia.

Almeno fino alle elezioni friulane, quando, dopo la vittoria del centrodestra, chissà, forse Salvini penserà che può permettersi di mollare Forza Italia. Sempre che nel frattempo nell’altro forno il pane del governo non sia stato già cotto.

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