Sondaggi politici Demos: per gli italiani l’Islam non è una religione violenta

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Sondaggi politici Demos: per gli italiani l’Islam non è una religione violenta

Un sondaggio Demos per Il Gazzettino smentisce la vulgata che vuole la maggioranza degli italiani considerare l’Islam una religione violenta. Stando alla rilevazione infatti, solo l’11% degli intervistati nel Nord Est ritiene l’Islam una religione che spinge i suoi fedeli alla violenza. Un valore comunque in calo rispetto al 2006 quando questa percentuale raccoglieva il favore del 14% delle persone.

Aumenta invece la percentuale di chi pensa che solo alcuni gruppi estremisti dell’Islam spingano i propri fedeli alla violenza. Se otto anni fa erano il 74% ora sono l’81%.  L’8% si astiene dal commentare.

Anche esaminando le categorie sociali notiamo valori simili. Non c’è molta differenza di percezione tra chi va a Messa e chi non è praticante. Tra i religiosi, la maggioranza (78%) considera l’Islam una religione pacifica. Stessa opinione ce l’ha la maggioranza dei non praticanti (88%).

Cambiano invece le opinioni se analizziamo le simpatie politiche. Tra gli elettori del Pd e quelli di Liberi e Uguali, il giudizio è quasi uguale: rispettivamente il 93% e il 98% dei simpatizzanti ritiene che solo alcuni fondamentalisti spingano i musulmani alla violenza. Una percentuale simile si riscontra anche tra gli elettori Forza Italia (91%) e quelli del Movimento 5 Stelle (86%).

I valori cambiano quando ad essere esaminati sono gli elettori di Fratelli d’Italia e Lega. In Fdi, tre elettori su dieci ritengono l’Islam violento. Tra chi invece simpatizza per la Lega, questa quota cala al 22%.

 

Sondaggi politici Demos: nota metodologica

L’Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 30 marzo al 6 aprile aprile 2018. Le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI e CAWI da Demetra. Il campione, di 1066 persone (rifiuti/sostituzioni: 7999), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 15 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d’età (margine massimo di errore 3.00% con CAWI) ed è stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l’analisi dei dati. Marco Fornea ha svolto la supervisione dell’indagine CATI-CAMI-CAWI.

 

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