Paolo Villaggio morto un anno fa, cosa ha lasciato. I film e le scene migliori

Paolo Villaggio Fantozzi

Paolo Villaggio morto un anno fa, cosa ha lasciato. I film e le scene migliori

Era il 3 luglio 2017 quando si spegneva, a 84 anni, Paolo Villaggio, apprezzato sul piccolo schermo per personaggi come il ragionier Ugo Fantozzi e Fracchia, iconici capisaldi del cinema italiano, rappresentazione (fin troppo veritiera) dell’italiano medio. Vediamo, a un anno di distanza dalla morte di Villaggio, cosa abbiamo ereditato da questo poliedrico artista genovese. Un lascito materiale e un retaggio artistico che è stato brillantemente raccolto.

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Non solo attore e doppiatore. Paolo Villaggio è stato anche scrittore

Anzitutto, è stato pubblicato postumo ‘Italiani brava gente… ma non è vero!’, libro inedito che esordisce e si chiude con una geniale prefazione e una postfazione di pugno dello stesso ragionier Ugo Fantozzi. Egli  spiega di averlo dato in lettura alla signora Pina, sua consorte. Secondo la donna”si capisce che è scritto da un finto intellettuale di sinistra”. Come scrive Paolo Villaggio nella conclusione, il nostro è  “Un paese ignorante televisivo, pieno di contraddizioni, pieno di Mafia, di Camorra, di tangentisti, di ladri, penultimo in Europa”. Un quadro quantomai spietato e realistico delle condizioni in cui versa il nostro Paese, animato dallo stesso realismo che connotava i personaggi a cui ha dato vita l’attore, lì temperati dalla venatura comica, qui l’espressione nuda e cruda della sua visione.

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A ricordare l’epopea di Ugo Fantozzi anche un documentario

Il documentario diretto dal critico cinematografico Mario Sesti si intitola La voce di Fantozzi, è andato in onda martedì 3 luglio alle 22.15, su Sky Arte. Sesti ripercorre il lavoro geniale dietro la nascita del personaggio dello sfortunato ragioniere, il retaggio e gli influssi sulla cultura e l’immaginario italiani di quegli anni. Dario Fo, Roberto Benigni, Renzo Arbore, Antonio Ricci, Lino Banfi e almeno un’altra dozzina di intervistati figurano nell’eccezionale documentario di Sesti.

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