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pubblicato: mercoledì, 4 luglio, 2018

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Sarah Scazzi: lettera di Michele, l’analisi di Roberta Bruzzone

Sarah Scazzi

Sarah Scazzi: lettera di Michele, l’analisi di Roberta Bruzzone

Si continua a parlare della lettera di ammissione di colpa che Michele Misseri ha inviato, circa due mesi fa, a sua cognata Concetta Serrano. Lettera già definita stomachevole dal legale della donna, il quale l’aveva considerata come uno spregevole escamotage da parte dell’uomo per far riaccendere su di sè i riflettori; spentisi ormai da tempo. Il reo confesso, accusato di occultamento di cadavere, falsa testimonianza e favoreggiamento, ha dunque cercato di far riaprire il caso di Avetrana, che vede colpevoli Cosima Serrano e sua figlia Sabrina.

Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa, parla al settimanale Giallo, esprimendo la sua severa opinione sulle nuove autoaccuse mosse da Michele Misseri.

Michele Misseri stomachevole, parla il legale di Concetta

Sarah Scazzi: lettera di Michele, Concetta sperava nella verità

La dottoressa Bruzzone accusa Misseri di essersi spinto, questa volta, troppo oltre; arrivando ad accusare gli avvocati stessi, definendoli bugiardi. Continua poi la sua lettera di scuse invitando la cognata a perdonarlo per il gesto commesso e a non credere alla sentenza della Corte di Cassazione.

Dopo un breve periodo di amareggiato silenzio, la stessa Concetta Serrano, madre della vittima, aveva espresso la sua delusione nel leggere ulteriori menzogne; anziché la verità sull’accaduto. Tra le parole di Misseri, la donna avrebbe voluto scorgere il perché della morte della sua bambina; il perché di tanta sofferenza.

La verità, ancora oggi, rimane nascosta; nonostante Sabrina e Cosima stiano scontando l’ergastolo per omicidio aggravato da futili motivi.

Le dichiarazioni della psicologa Roberta Bruzzone fanno eco a quelle dell’avvocato della famiglia Scazzi. Anche per la criminologa la continua voglia, da parte di Misseri, di autoaccusarsi per un omicidio non commesso, è solo un tentativo di scagionare le due donne; così come aveva detto il legale qualche settimana fa. Senso di colpa dunque, il suo, non per la morte della nipotina, bensì per la condanna, in via definitiva, di moglie e figlia.

Maria Iemmino Pellegrino

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