Pace fiscale 2018: quando parte e come approfittare del condono

Pace fiscale 2019 fasi accertamento e contenzioso, chi resta fuori

Pace fiscale 2018: le ultime notizie


La chiamano pace fiscale, ma in realtà si tratta di un maxi-condono. Una delle fonti di denaro necessario a varare una legge di Bilancio che non lasci nessuno a bocca asciutta è infatti una sanatoria che ricorda i condoni dei governi Berlusconi(-Tremonti).

Pace fiscale: ultime novità

La manovra di quest’anno è complicata dagli enormi desideri della maggioranza, dal “reddito di cittadinanza” alla “flat tax” alle pensioni. Servono molti soldi, e per trovarli il governo sta pensando di estendere la pace fiscale.

Una delle ultime novità riguarda liti tributarie e processi verbali di constatazione, cioè le contestazioni rilevate dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza durante i controlli. Anche le somme appena contestate rientrerebbero nel condono.

Il governo pensa inoltre di alzare il limite per poter usufruire della pace fiscale, da 200mila a un massimo di 5 milioni di euro.

Pace fiscale: quanto si paga

Le due anime della maggioranza hanno interessi diversi, ma condividono l’obiettivo comune, quello di fare cassa. La Lega vuole allargare le maglie della pace fiscale per farvi rientrare tutte le situazioni di “crisi economica”, anche a costo di far passare qualche grande evasore. Il M5S, invece, vuole evitarlo.

Il partito di Salvini desidera quindi alzare la soglia a 5 milioni e abbassare l’aliquota base al 10%, mentre quello di Di Maio desidera che rimanga la soglia di 200mila euro ipotizzata nel programma elettorale e che l’aliquota sia del 15%.

In generale, le aliquote varierebbero in base alla situazione economica del contribuente, dal 6 al 25%.

Pace fiscale: quanto si incassa

I crediti che vanta il fisco vanno oltre i 1000 miliardi, ma oltre 200 non sono dovuti, mentre oltre 700 sono inesigibili o difficilmente esigibili (perché a carico di nullatenenti e falliti, per esempio). Resterebbero quindi 80 miliardi di debiti recuperabili.

Una parte di questo denaro, però, è già congelata da norme che tutelano i contribuenti in difficoltà economica. Secondo l’Osservatorio sui Conti Pubblici resterebbero quindi 50 miliardi da recuperare.

Con il condono/pace fiscale, si potrebbero ricavare quindi intorno ai 5 miliardi in due anni, molto poco. Per questo il governo sta cercando di aumentare la “base imponibile” facendovi rientrare anche debiti non ancora “effettivi”.

Pace fiscale: le altre misure

Il governo punta a varare l’ennesima versione della voluntary disclosure. L’obiettivo, stavolta, sarebbero contanti e ricchezze detenuti nelle cassette di sicurezza. Come sempre gli evasori che si autodenunciano godranno di una forte riduzione delle multe.

Esiste anche l’intenzione di potenziare l’accertamento con adesione, anche questo introdotto da Tremonti. Il contribuente potrebbe conciliare le liti con il fisco già durante il contraddittorio, evitando sanzioni e interessi.

Pace fiscale: le conseguenze

I contribuenti si stanno già preparando. Gli esperti sui giornali di settore consigliano di rallentare i ravvedimenti operosi e aspettare maggiori dettagli sul condono, che partirebbe dal 2019.

Molto dipenderà dal M5S. Una pace fiscale al sapore di condono potrebbe non essere digeribile per gli elettori del partito dell’onestà. Tuttavia mettersi di traverso rischia di bloccare altre misure, come il reddito di cittadinanza.

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La soluzione potrebbe essere un’azione di marketing politico. La maggioranza dirà ai contribuenti che questo è l’ultimissimo condono/pace fiscale, necessario per far partire la grande riforma fiscale.

Lo ha già fatto il presidente del Consiglio al Forum Ambrosetti, secondo Radiocor, mentre il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci (Lega) ha detto che le sanzioni per chi evade saranno inasprite dopo il condono.

Tutte parole già sentite negli ultimi anni, ogni volta che governi di ogni colore hanno varato “ultimi condoni”, “ultime voluntary disclosure” e pacificazioni fiscali varie.

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