Debito pubblico, ma chi sono i suoi possessori?

Debito pubblico italiano e mondiale, chi lo possiede. In crollo i detentori privati di BTP in Italia, piuttoto stabile il peso degli stranieri

Debito pubblico, ma chi sono i suoi possessori
Debito pubblico, ma chi sono i suoi possessori?

Il debito pubblico ha raggiunto in Italia la quota di 2.300 miliardi di euro circa.

Nel mondo, tutti i debiti sovrani dei Paesi assommano a 63 mila miliardi di dollari.

L’Italia di conseguenza è responsabile solo del 3,9% del debito mondiale, come l’infografica di Visual Capitalist illustra. La maggioranza relativa, 20 mila dollari, è detenuta dagli USA, che quindi ne possiede il 31,8%, seguita dal Giappone, con il 18,8%, e dalla Cina. L’Italia dunque è quarta in questa classifica.

Naturalmente questi numeri contano nella misura in cui sono relazionati al PIL. Il nostro Paese ha un debito che corrisponde circa al 132% del Prodotto Interno Lordo, mentre quello americano al 107%. Ma nel caso del Giappone si arriva al 239% e in quello della Grecia al 187%, sempre in rapporto al PIL.

Ma chi possiede tutto questo debito se tutti appaiono indebitati?

È una domanda interessante e cruciale anche perché proprio la natura dei possessori è decisiva per capire perché debiti di dimensioni simili appaiono di gravità e peso differente nell’economia internazionale.

Concentriamoci prima sui Paesi europei.

Debito pubblico, i possessori nei Paesi della UE

Secondo Eurostat vi è una grande variazione nella tipologia dei soggetti che possiedono il debito dei vari Paesi europei.

Un caso particolare e a parte è la Grecia dove praticamente tutto il debito è posseduto da governi stranieri, cosa che generalmente non succede mai.

Negli altri casi si distingue tra privati residenti che non fanno riferimento a istituzioni finanziarie (banche per esempio), tra aziende finanziarie sempre locali, e non residenti, che siano privati o banche.

A Malta, in Portogallo, in Ungheria, in Irlanda si supera il 10% di debito posseduto dai privati locali, quindi famiglie principalmente, o comunque aziende non legate al settore finanziario. Il record è quello maltese, con il 24,9%.

Il resto è diviso tra banche e fondi locali ed esteri. Quelli esteri hanno la maggioranza del debito soprattutto in Paesi piccoli. Come a Cipro, dove hanno l’82,2% del totale, in Lettonia, Lituania, Finlandia, Austria, dove comunque si rimane sopra i due terzi.

Al contrario a Malta, in Svezia, in Danimarca, in Italia meno di un terzo dei titoli di Stato sono posseduti da stranieri. Nel nostro Paese si trattava nel 2017 del 32,3%. In Germania e Francia invece parliamo del 50% di debito nelle mani di banche o privati del resto del mondo.

Ma guardiamo più nello specifico il caso italiano

Debito pubblico, con il tempo i privati si sono allontanati dai BTP in Italia

Grazie all’infografica di Risparmiamocelo.it vediamo come sono cambiati i possessori del debito italiano negli anni.

Oggi solo il 5% di questo è in mano ai privati. Erano il 31% a fine 1998. Erano già scesi al 20% a fine 2008, al 9% nel 2015. Sempre meno famiglie e imprese si fidano dei nostri BTP, insomma. È un calo sia in termini percentuali che assoluti.

A supplire assicurazioni e fondi italiani. Con un andamento percentualmente oscillante. I fondi e le assicurazioni si erano disimpegnati prima della crisi quando erano scesi dal possesso del 18% del debito all’11%, per poi risalire al 18% negli ultimi anni. Le banche invece ora hanno un peso del 26%, meno del 31% del 2015, ma più del 24% del 2008 e del 14% del 2002.

Hanno assunto più importanza con la crisi a causa della diminuzione della percentuale di possessori esteri. Che erano arrivati al 39% nel 2008, partendo dal 27% del 1998, per poi calare al 32% attuale.

Una novità è il 16% in mano alla Banca d’Italia, che si era mantenuta sempre marginale. È probabilmente l’effetto del Quantitative Easing.

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È chiaro che il peso del debito in mano a banche e privati stranieri, il 32%, ci rende vulnerabili a possibili crisi di fiducia. Come abbiamo visto in questi mesi in questi casi verrebbero richiesti tassi più alti o addirittura non ci sarebbero rifinanziamenti.

Con la conseguenza di una perdita di valore per il nostro debito che colpirebbe le nostre banche, che ne detengono moltissimo. Banche che non si sono ancora pienamente riprese dalla crisi, e che sono vitali per la concessione del credito alle imprese. Ma che non potrebbero fare il proprio lavoro se risultassero deboli a livello patrimoniale perché i BTP in possesso varrebbero molto meno.

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