Sondaggi politici, congresso PD, secondo i voti in rete Zingaretti al 39%

Sondaggi politici, la rete si esprime per Zingaretti, in testa con il 39% alle primarie del PD. Non lontano, con il 33,4%, Martina

Sondaggi politici, congresso PD, secondo i voti in rete Zingaretti al 39%
Sondaggi politici, congresso PD, secondo i voti in rete Zingaretti al 39%

Si tratta di voti on line e quindi da prendere con le pinze, ma sono ormai quasi 39 mila coloro che hanno partecipato al sondaggio.

È la rilevazione di sondaggi-primarie-pd.it, in cui il popolo della rete può votare il proprio candidato preferito alla segreteria del PD.

La notizia è che anche in questo sondaggio Zingaretti appare in testa, ma non in modo schiacciante. Risulta ora al 39,02%, il vantaggio sul secondo, Martina, è solo del 6,4%. Il reggente uscente infatti è al 33,42% ed appare lo sfidante più pericoloso per il governatore del Lazio.

Segue a distanza Boccia, con il 16,03%. In questo caso ci sono molte discrepanze rispetto ad altri sondaggi, dove è invece Giachetti stabilmente il terzo classificato. Qui avrebbe solo il 6,12% invece.

Come altrove invece piuttosto irrilevanti gli outsiders Corallo e Saladino, rispettivamente al 2,58% e al 2,02%.

Dal voto nei circoli in tutta Italia intanto stanno arrivando le prime indicazioni sui candidati preferiti dagli iscritti. Sarà interessante osservare quanto si differenzierà questo voto da quello delle primarie aperte.

Sondaggi politici sul congresso PD, le regole

Ma come avverrà, appunto, la scelta del nuovo leader a livello nazionale? Ricordiamolo

Il congresso consiste come si sa in diverse fasi. In questo momento e fino al 23 gennaio è in corso il voto nei circoli, che scelgono i rappresentanti per le convenzioni provinciali che effettivamente voteranno i candidati.

Alle primarie aperte del 3 marzo 2019 saranno presenti solo i candidati arrivati nelle prime tre posizioni, a patto che abbiano superato il 5%. Ma potrebbero essere più di tre se un candidato ottenesse il 15% nazionale o almeno in cinque regioni.

Se alle primarie nessuno raggiungesse la maggioranza assoluta sarà l’assemblea nazionale a decidere. Un po’ come nelle elezioni presidenziali USA, perché il 3 marzo saranno in realtà votati delegati legati ai candidati segretari, e non loro direttamente

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