Lavoratore autonomo: definizione occasionale e contributi Inps

Che cos’è un lavoratore autonomo e a quali obblighi è soggetto, anche sul piano INPS. Il caso del lavoratore autonomo occasionale.

Lavoratore autonomo, definizione occasionale e contributi Inps
Lavoratore autonomo: definizione occasionale e contributi Inps

In tempi di crisi economica e di difficoltà oggettiva a trovare un lavoro stabile, in molti pensano di mettersi in proprio e diventare lavoratori autonomi. Vediamo di seguito le cose più importanti da sapere per intraprendere questo percorso lavorativo.

Lavoratore autonomo: costi e partita IVA, che cos’è un lavoratore occasionale

In linea di massima, chi sceglie di diventare lavoratore autonomo, senza creare espressamente un’attività di impresa, non è soggetto ad una ingente mole di costi. Per esempio, non è obbligato ad aprire la partita IVA ed, in ogni caso, anche se aperta, i costi dell’intera attività autonoma dipenderanno da una serie di variabili (tipo di gestione previdenziale, tasse e quote di iscrizione ad ordini professionali, costi dei locali, delle utenze ecc.). In effetti l’apertura di partita IVA è una cosa facoltativa, essendo collegata alla mole degli incassi ottenuti dall’attività autonoma.

Anche con il lavoro autonomo occasionale, non ci sono differenze. I costi e le tasse

Laddove sia possibile, il lavoratore può svolgere l’attività autonoma in modo saltuario: in queste circostanze, si parlerà di lavoro autonomo occasionale (in quanto lavorerà solo per determinate fasce orarie settimanali o mensili e non quindi a tempo pieno).

Anche in questa situazione, però, ci saranno tasse da pagare: sui compensi, per i quali deve sussistere specifica ricevuta, il committente effettua (laddove sia considerabile sostituto d’imposta) una ritenuta d’acconto del 20%. Non solo: i compensi devono essere immessi nella dichiarazione dei redditi, in quanto concorrono a dar luogo al reddito complessivo. Inoltre, se si superano i 5.000 euro annui di incasso come autonomo, il lavoratore occasionale è comunque tenuto a iscriversi alla gestione separata INPS.

Lavoratore autonomo: l’attivazione della partita IVA

Dicevamo che la partita IVA non è obbligatoria, se si tratta di lavoro occasionale. Pertanto è assai significativo distinguere tra lavoratori autonomi occasionali e lavoratori con partita IVA. Nei casi di saltuarietà, non sussistono obblighi di richiedere una posizione IVA all’Agenzia delle Entrate e di fare fatture; inoltre, il soggetto è escluso dall’obbligo di tenuta dei registri IVA e dai relativi adempimenti. Nei casi invece in cui si apra la partita IVA, ci sono incombenze da fronteggiare.

In particolare, occorre presentare il modello di richiesta di attribuzione della partita Iva all’Agenzia delle Entrate. Circa la richiesta di attribuzione di partita IVA, è sempre meglio ricevere supporto e consulenza di un intermediario. Per legge, è tassativo che la compilazione dell’apposito modulo di richiesta sia fatta entro 30 giorni dall’avvio dell’attività autonoma.

Lavoratore autonomo: i contributi INPS e la gestione separata

Se per il lavoratore autonomo occasionale è in gioco, a fini fiscali, la mera ritenuta d’acconto del 20%, nei casi di partita IVA gli adempimenti fiscali sono più numerosi. A titolo esemplificativo, ci sono i costi inerenti le fatture e gli obblighi di tenuta dei libri e dei registri che documentano tutta l’attività. Inoltre, aperta la partiva IVA, scatta l’obbligo di iscrizione alla gestione previdenziale.

In caso di autonomi iscritti ad uno specifico Ordine professionale, sarà operativa un’apposita gestione previdenziale; altrimenti, occorre iscriversi alla cosiddetta gestione separata INPS. Circa le modalità di iscrizione, sono variabili e consistono o nell’iscrizione sul sito INPS, o tramite intermediario abilitato o attraverso il call-center INPS. I costi da pagare non saranno bassissimi: il libero professionista dovrà versare alla gestione separata INPS, il 25,72% del reddito (24% se sei iscritto ad altre gestioni).

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