Assegno scoperto o cabriolet: come si recuperano i soldi e a chi rivolgersi

Assegno scoperto o cabriolet: come tutelarsi e quali rimedi la legge offre al creditore beneficiario per ottenere quanto indicato nel mezzo di pagamento

Assegno scoperto o cabriolet come si recuperano i soldi e a chi rivolgersi
Assegno scoperto o cabriolet: come si recuperano i soldi e a chi rivolgersi

Come tutti i correntisti sanno o dovrebbero sapere, il rischio di imbattersi in un assegno scoperto o cabriolet è sempre dietro l’angolo. Vediamo di seguito quali procedure la legge consente al beneficiario dell’assegno, ovvero cerchiamo di capire come è possibile recuperare i soldi da un assegno scoperto, scansando il pericolo di perdere il denaro cui si ha diritto.

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Assegno scoperto: che cos’è di preciso?

Prima di chiarire che deve fare il beneficiario in queste situazioni, facciamo chiarezza sul cosiddetto “assegno scoperto”. Esso altro non è che un assegno di fatto “non pagabile“. Tale tipo di assegno – detto anche a vuoto, cabriolet o senza provvista – rappresenta un titolo di credito per cui colui che ha diritto e può incassare la correlata somma, ma che scopre in un secondo tempo che sul conto corrente del traente (colui che ha emesso il titolo di pagamento), non ci sono adeguati fondi in denaro per saldare l’importo indicato nel titolo di pagamento.

In altre parole, il beneficiario, “vittima” di un assegno scoperto, viene formalmente pagato con un titolo di questo tipo, si reca in banca per riscattare la somma e scopre invece che, in sostanza, non ci sono i soldi per coprire quella somma. La banca è così costretta a non ultimare la transazione, dato che emerge la mancanza di denaro sul conto corrente del traente, che è “in rosso”.

Come accennato, oggigiorno avere a che fare con un assegno scoperto è una circostanza tutt’altro che rara, come dimostrano peraltro i dati ISTAT e Unioncamere, che testimoniano la diffusione degli assegni a vuoto nella penisola. Anzi talvolta si è trattato e si tratta di illeciti integranti il reato di truffa, ai danni di ignari correntisti vittime di raggiri milionari. Tanto basta a ricordarsi di avere sempre cautela e prestare attenzione laddove si tratti di transazioni aventi ad oggetto assegni. Tuttavia la legge prevede strumenti per tutelarsi.

Come tutelarsi e recuperare i soldi?

Veniamo ora alla questione chiave: come riscattare la somma oggetto del nostro diritto di credito? Ebbene, oggigiorno, dati i rischi collegati all’assegno scoperto, in molti frequentemente accettano esclusivamente altri tipi di pagamento. Insomma, si tutelano a priori contro il pericolo che non vi sia sufficiente denaro sul conto del traente. Come? Ecco di seguito gli strumenti principalmente utilizzati:

In particolare l’assegno circolare rappresenta in sè una valida garanzia per il creditore, dato che la banca lo emette direttamente, a seguito del deposito della correlata somma per coprire immediatamente quanto incassabile dal beneficiario.

Se non è adottato uno di questi accorgimenti “a priori”, che fare in caso di assegno scoperto? Anzitutto, in queste circostanze, la filiale dell’istituto di credito comunica un avvertimento al suo cliente, rendendogli noto un termine per fronteggiare la copertura dell’assegno. In gergo tecnico, tale operazione si chiama “avviso di insoluto a prima presentazione”. Ma se tale primo avviso non viene considerato dal correntista che deve i soldi, l’assegno in oggetto è fatto pervenire al notaio per il protesto, ma non solo. Il traente che ha emesso un assegno a vuoto incappa in sanzioni di vario tipo, come quella del divieto dell’uso di carte di credito ed assegni, oltre che quella pecuniaria. Sarà poi segnalato alla Centrale Rischi Interbancaria, con il correlato inserimento del suo nome e cognome in una sorta di “black list” composta da soggetti che, a causa della loro condotta, non possono accedere a finanziamenti e mutui.

Il protesto e i passi che il creditore deve compiere

Il soggetto che, pur non avendo denaro sufficiente, emette un assegno, sarà gravato dalla procedura di protesto, con la correlata iscrizione al registro dei “protestati”. Insomma l’atto di protesto è quell’atto pubblico, redatto da un notaio, o da un ufficiale giudiziario o segretario comunale, con il quale è certificato ed attestato il mancato pagamento di un assegno presentato per l’incasso.

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Ma dal lato del creditore, come comportarsi? quali sono i passi da compiere?

Concludendo, come dovrebbe essere ormai evidente, i rimedi per recuperare la somma dovuta, ci sono e sono più d’uno. In ogni caso però, nel caso il debitore non si ravveda tempestivamente e non paghi quanto dovuto, sarà necessario servirsi dell’assistenza di un avvocato, per avviare il pignoramento e, dopo i citati 6 mesi, l’iter per il decreto ingiuntivo.

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