Economia Italia e Inghilterra a confronto: come funzionano e differenze

Economia Italia e Inghilterra a confronto: in UK, le imprese danneggiate dal coronavirus hanno stipulato un accordo col governo per non fallire.E in Italia?

vista di Londra con la pioggia
Economia Italia e Inghilterra a confronto: come funzionano e differenze

Economia Italia e Inghilterra a confronto: come funzionano e differenze

Dopo un’iniziale scetticismo da parte di Boris Johnson sulle misure adottate in Italia, anche in Inghilterra si sono sperimentati provvedimenti di lockdown; con delle rilevanti eccezioni rispetto all’Italia, sopratutto in campo economico.

A differenza degli interventi in economia adottati in Italia, infatti, nel Regno Unito si è subito provveduto, a partire dal 20 marzo, a garantire la tenuta dei conti economici delle imprese e di alcune categorie.

Secondo l’Emergency Measurement Agreement, le imprese danneggiate dalle misure di lockdown e dal calo dei consumi derivanti dalla pandemia hanno diritto a un ristoro dei costi rimasti scoperti da eventuali ricavi associati a quei costi e a un mark-up, ovvero il rapporto tra il prezzo di un bene o servizio e il suo costo, non superiore al 2% dei costi.

Alcune imprese hanno stipulato un accordo con il Governo affinché vi sia un ristoro dei mancati ricavi (a seguito della contrazione degli stessi). Una misura, questa, che gioverebbe anche all’economia dell’Italia, soprattutto alla media e piccola impresa in affanno, come ristorazione e vendita al dettaglio.

Cosa prevede l’Emergency Measurement Agreement?

L’accordo, inteso come misura di emergenza, ha riguardato finora le imprese concessionarie dei servizi di trasporto ferroviario, considerando che questo in UK è per la maggior parte privato. Ha una durata limitata nel tempo (al momento per un massimo di sei mesi), coerentemente con la durata delle misure di contenimento dell’emergenza coronavirus.

L’Emergency Measurement Agrrement rappresenterebbe in sostanza una boccata d’ossigeno per quelle aziende che registreranno ricavi assai ridotti, quando non nulli, nella speranza che, una volta cessata l’emergenza, esse possano tornare gradualmente ad essere operative e a registrare attivi.

A differenza di quanto si è fatto con gli interventi in economia in Italia, in UK si è scommesso su alcune aziende, per metterle in condizioni di garantire la ripresa economica e la continuità dei livelli occupazionali per i lavoratori impiegati.

La questione dirimente, però, è la scelta di quali imprese far rientrare nell’ambito di applicazione di una siffatta misura emergenziale, giacché essa non può riguardare tutto il capitale privato.

In questo senso, è ipotizzabile che il governo abbia selezionato,, sulla base di alcuni parametri, specificamente quelle aziende che, ad emergenza conclusa, saranno in grado di tornare a realizzare i ricavi di prima.

Considerando questo principio, è evidente come nell’ambito applicativo di questa misura rientrino tutte quelle imprese che gestiscono le infrastrutture strategiche, quali stazioni, porti, reti autostradali, ecc. Probabilmente, anche le imprese di trasporto (su rotaia, aereo, su mare, su strada come taxi e Uber) potrebbero far aver accesso ai benefit di un simile provvedimento.

Economia Italia: le mosse del governo

Per quanto riguarda il fronte economia in Italia, il governo si è mosso tempestivamente per prendere il controllo pubblico della nostra compagnia di bandiera – un merito, questo, che gli va riconosciuto -, mentre, ad oggi, ancora è lunga la strada sul fronte delle nazionalizzazioni delle autostrade, ipotesi che al momento appare congelata, nonostante la querelle dei mesi precedenti.

Quel che appare certo è che, per una ripresa dell’economia in Italia, servirebbe un effetto tampone, simile a quello adottato in UK, per quanto riguarda il settore della cultura e del turismo, tra i più minacciati dall’emergenza sanitaria in corso.

Per molte delle imprese dell’economia italiana che soffrono di un abbassamento dei ricavi e sono al contempo maggiormente esposti al rischio di mercato, servirebbero maggior agevolazioni e incentivi, sopratutto per far fronte ai costi aziendali, del personale, dei servizi (ad esempio, l’approvvigionamento energetico, i canoni d’affitto, ecc.), nonché al problema degli oneri finanziari conseguenti un’eventuale indebitamento.

Si tratta, in altre parole, dell’annoso dilemma dei costi fissi aziendali che sono, per loro natura, indipendenti dai ricavi e dal volume della produzione.

Per far fronte a queste situazioni di rischio, non solo per le imprese coinvolte, ma per l’economia in Italia in generale, urgono interventi legislativi mirati a sostegno delle imprese più sofferenti, anche come modo per tutelare l’occupazione di centinaia di lavoratori coinvolti che, nella migliore ipotesi, rischierebbero la cassa integrazione che, in ogni caso, sarebbe un onere gravoso per le finanze pubbliche.

L’azione congiunta sul piano delle agevolazioni fiscali e del ristoro dei costi scoperti sarebbe volta non solo a sospendere o attenuare il prelievo contributivo e tributario, ma ad ottimizzare la gestione del capitale circolante da parte di quelle imprese che son in carena di liquidità, di modo da garantire il fabbisogno finanziario delle imprese.

Interventi di tale natura sarebbero un toccasana per l’economia in difficoltà in Italia. Tuttavia, c’è da considerare il ruolo chiave che avrebbero la Bce, con il quantitative easing di 750 miliardi, e la questione degli eurobond (o coronabond) ancora in sospeso a Bruxelles.

Sta di fatto che l’Italia non può essere lasciata sola a gestire l’economia in un momento di crisi (non solo sanitaria) tra le più devastanti degli ultimi decenni.

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