Il governo vive o sopravvive?

Berlusconi

Governo Berlusconi: ci si chiede se esso stia solo sopravvivendo a stento, o se invece la sua “qualità di vita” rimarrà alta ancora per diverso tempo

Anzitutto si attende la decisione della Consulta prevista per metà gennaio: nel caso in cui dovesse dare il via libera alla legge sul legittimo impedimento, potrebbe determinare l’interesse del Cavaliere ad andare avanti almeno fino ad ottobre del prossimo anno, ovvero fintantoché dura l’ombrello blocca-processi. Altrimenti, se la sentenza fosse di incostituzionalità, potrebbe rivelarsi più proficuo, per il Premier, andare alle elezioni in primavera, piuttosto che rimanere al governo “appeso” al voto di pochi parlamentari. Quel che è certo è che, dopo la vittoria del 14 dicembre, Berlusconi è andato subito all’attacco e ha chiesto le dimissioni di Gianfranco Fini da Presidente della Camera, seguito da tutto l’asse Pdl-Lega. Ad invocare apertamente il passo indietro di Fini è stato il Ministro della cultura Sandro Bondi che, da accusato per i crolli di Pompei (grigia ed acuta metafora usata tra l’altro dall’Herald Tribune per descrivere lo “stato dell’arte” nel nostro paese di questi tempi) si è tramutato in accusatore, scrivendo addirittura al Presidente della Repubblica e chiedendogli di verificare se il Presidente della Camera stia mantenendo il suo “ruolo di garanzia” e la sua “imparzialità” relativamente ai procedimenti che si svolgono sotto la sua direzione nell’assemblea legislativa. Sullo sfondo, e neanche tanto, quelli della Lega si mostrano più che pessimisti rispetto all’idea di un allargamento verso i centristi e chiedono piuttosto l’attuazione “veloce” dei provvedimenti relativi al federalismo, in particolare quello fiscale, e il ritorno alle urne.

Per quando poi concerne il cd “terzo polo” (“l’altro centro-destra”, se così lo si può definire) un centinaio sono i parlamentari che dopo il voto di fiducia di martedì 14 potrebbero condizionare il governo, costituendo da oggi un’opposizione “responsabile e costruttiva”. Il programma proposto mira anzitutto ad eliminare dagli scenari futuri ogni possibile ipotesi di scontro frontale con il Premier ed anzi si offrono “disponibilità” e “voti” importanti su provvedimenti di riforma “nell’interesse del paese”. Il nuovo “polo di responsabilità”, dopo la sconfitta alla Camera, prova quindi a difendersi dal secondo tempo della campagna acquisti annunciata da Berlusconi: così, all’hotel Minerva, si sono subito incontrati Fini, Casini, Rutelli, Tanoni, Melchiorre, Pistorio, La Malfa, Guzzanti, Sbarbati e una decina di altri dirigenti di Fli, Udc ed Api. Immediatamente dopo il voto di fiducia è nato quindi un coordinamento parlamentare che conta 82 deputati e 20 senatori e che sarà presto messo alla prova nell’ambito dei lavori in aula relativi ai decreti sui rifiuti e sicurezza: si tratta di un coordinamento, lo si ripete, ovvero di una “simil-coalizione” che ogni inizio settimana vedrà i capigruppo delle cinque sigle riunirsi per decidere come votare sui singoli disegni di legge. Come ha spiegato Ferdinando Adornato, l’idea è quella di costituire un polo moderato, con una forza parlamentare paragonabile alla Lega, che possa essere più concorrenziale rispetto al Pdl proprio perché meno legato a posizioni radicali. Una soluzione questa che pare offrire una risposta all’imperativo finiano post 14 dicembre, ovvero mantenere in vita il gruppo, tenerlo unito e sviare dalla richiesta di dimissioni da Presidente della Camera; così come risponde pienamente all’intento di Casini, sensibile all’invocazione di “stabilità” del paese proveniente dalle gerarchie cattoliche, senza tuttavia cedere alcunché al Premier.

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In tutto questo trambusto, la posizione del Capo dello Stato, assolutamente esterna rispetto a quella che viene definita crisi del governo Berlusconi ma che, di fatto, sia prima che a maggior ragione dopo il voto dello scorso martedì non è giuridicamente definibile come tale in senso istituzionale, risulta alquanto scomoda. Ciò che importa al Presidente della Repubblica è sicuramente la stabilità dell’esecutivo e la possibilità che questo continui a “vivere” piuttosto che “sopravvivere”: la raccomandazione esplicita che Napolitano si è infatti sentito di rivolgere al presidente Berlusconi, nel loro incontro della settimana scorsa, ha interessato in particolare le garanzie di presenza al massimo livello dell’Italia nelle sedi europee. Nodo fondamentale della prossima riunione del Consiglio d’Europa sarà infatti la definizione di nuove regole per riformare la governance economica e, a fronte di questo impegno futuro, il paese è tenuto ad esprimersi in maniera definitiva per la messa a punto di controlli sulle economie nazionali da parte degli organismi dell’Unione europea entro il prossimo aprile: materia complessa, in cui la Lega potrebbe giocare un ruolo determinante e la discussione al riguardo è solo all’inizio.