Prescrizione contributi cassa forense 2020: quando scatta?

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 Prescrizione contributi cassa forense 2020: quando scatta?

La questione del termine di prescrizione contributi della cassa forense non è stata affatto esente, negli ultimi anni, da dubbi ed incertezze. In verità, non si tratta soltanto della contribuzione degli avvocati, ma più in generale dei liberi professionisti: quest’ultima infatti ha subito, nel corso del tempo, una sequela di norme che, invece di fare chiarezza, hanno reso il quadro ancor più confuso.

Soltanto ultimamente, a seguito di alcuni significativi comunicati della stessa Cassa forense, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, ha dato un orientamento che sta prevalendo: in base ad una nuova sentenza della Suprema Corte, infatti, andrebbe applicato il termine di prescrizione contributi pari a 5 anni, e non 10. In verità, però, detto provvedimento riguardava una particolare questione di procedura e, quindi, non può essere preso come punto di riferimento sul tema, in via generale. Tuttavia la sentenza, rappresenta, in qualche modo, una svolta.

Cerchiamo allora di fare chiarezza sulla prescrizioni contributi avvocati e liberi professionisti, giacchè è ben noto che, una volta decorso il termine prescrizionale, la Cassa forense non potrebbe più domandare, ed anzi esigere il pagamento contributi degli iscritti.

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Prescrizione contributi previdenziali: cosa dice la legge di riforma del 1995

Va premesso che i contributi previdenziali si prescrivono in base alle norme in materia, in cinque anni, ossia l’art. 3, comma 9 lett. b) della legge n. 335 del 1995 sul riordino e la riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, prevede proprio questo. Ciò vale per tutte le tipologie di previdenza ed assistenza sociale obbligatoria.

Sempre la stessa fonte normativa prevede che il termine di prescrizione contributi è pari a dieci anni “per le  contribuzioni  di  pertinenza  del  Fondo pensioni  lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie”, tuttavia a partire dal primo gennaio 1996, detto termine è abbassato a cinque anni. Detto significativo provvedimento del legislatore prevede altresì che i termini di prescrizione contributi valgono anche per le “contribuzioni relative a periodo precedenti la data di entrata in vigore della presente legge, fatta eccezione per i casi di atti interruttivi già compiuti o di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente“.

La diversa tesi della Cassa Forense

Se questo è quanto prevede la detta legge di riforma, Cassa forense sostiene qualcosa di diverso: infatti, si oppone a quanto sopra ed anche a buona parte della giurisprudenza che si è prodotta a seguito della legge di riforma del sistema pensionistico del 1995. Per la Cassa, infatti, vale la regola del termine decennale di prescrizione contributi avvocati.

Anzi, la Cassa ha precisato che chi intende che la prescrizione sia di 5 anni, sbaglia perchè avrebbe interpretato in modo scorretto una sentenza della Cassazione del 2019. Inoltre, a rafforzare la propria tesi della prescrizione pari a 10 anni, richiama un’altra sentenza della Corte di Cassazione del 2013 per la quale “la nuova disciplina di cui all’art. 66 legge n. 247 del 2012 in materia di prescrizione dei contributi previdenziali dovuti alla Cassa Forense si applica unicamente per il futuro nonché alle prescrizioni non ancora maturate secondo il regime precedente“, ed inoltre evidenzia che “la giurisprudenza successiva alla sentenza si è allineata a tale principio, che allinea la prescrizione al termine decennale che era già sancito dalla precedente legge“.

In particolare, è proprio la legge di riforma della professione forense del 2012 che sancisce: “la disciplina in materia di prescrizione dei contributi previdenziali di cui all’art. 3 della legge 8 agosto 1995, n. 335, non si applica alle contribuzioni dovute alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense“.

La giurisprudenza non è stata uniforme sull’argomento

Si diceva all’inizio che la materia dell’esatto calcolo del termine di prescrizione contributi avvocati e liberi professionisti ha portato a molteplici liti sfociate in cause in tribunale. In esse, peraltro, i magistrati hanno espresso giudizi contrastanti, negando anche la correttezza della tesi della Cassa Forense, appena riportata. Ad esempio, la sentenza n. 17258 del 2 luglio 2018, ha avuto conclusioni difformi da quelle sopra esposte, giacchè sarebbe in gioco un termine prescrizione soltanto quinquennale, in forza dell’applicazione estesa della legge di riordino del sistema pensionistico del 1995.

D’altronde la materia del calcolo del termine di prescrizione contributi avvocati è collegata alle regole processuali in tema di ricorso in opposizione al giudice del lavoro contro le cartelle di pagamento – entro 40 giorni dalla notifica – relative a contributi iscritti a ruolo degli Enti previdenziali. Va da sè, insomma, che le questioni sono delicate ed assai complesse: in particolare, varrebbe l’applicazione dell’art. 2953 relativo agli effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi, che comporta l’uso dell’ordinario termine di prescrizione di 10 anni – e non 5 – laddove il termine di opposizione non sia rispettato, e la cartella non opposta equivale ad un titolo giudiziale ormai definitivo. Così si sono espresse varie sentenze, alimentando il dibattito su un tema dagli incerti contorni.

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Tuttavia, come dicevamo all’inizio, questo orientamento sarebbe ormai superato da una determinante sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 2016, per cui la citata conversione della prescrizione decennale può verificarsi esclusivamente nell’ipotesi di sentenza passata in giudicato, ma non in presenza di atti come le cartelle di pagamento non opposte. In buona sostanza, la prescrizione contributi è pari a 5 anni.

Concludendo, restiamo tuttavia in attesa di nuove sentenze e nuovi apporti giurisprudenziali che, sulla scorta della recente sentenza della Suprema Corte S.U., possano delineare e chiarire del tutto le questioni in tema di prescrizione contributi Cassa Forense.

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