Azitromicina: a cosa serve lo Zitromax e perché è così richiesto

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Azitromicina: a cosa serve lo Zitromax e perché è così richiesto

Azitromicina: è un antibiotico noto soprattutto con il suo nome commerciale, cioè Zitromax. Da più parti si segnala una forte difficoltà nel reperirlo: sembra sia usato per (auto) curarsi nelle prime fasi dello sviluppo del Covid anche se è inutile, come tutti gli antibiotici d’altronde, per il trattamento delle infezioni virali.

Azitromicina: a cosa serve lo Zitromax?

Azitromicina: è un antibiotico realizzato a partire dagli anni 80 da un’azienda farmaceutica croata che poi strinse un accordo commerciale con alcune multinazionali. Questa da allora lo commercializza con il nome di Zitromax. Il prodotto ebbe successo vista la sua duttilità per il trattamento delle infezioni batteriche, soprattutto, di quelle delle vie respiratorie (viene usato molto anche in ambito odontoiatrico). Il brevetto dell’azitromicina è scaduto nel 2005: da allora molte aziende producono il generico anche se lo Zitromax rimane la versione dell’antibiotico più venduta.

Perché è così richiesto?

Azitromicina: sin dai primi momenti della pandemia è stata utilizzata per il trattamento della polmonite interstiziale che si osservava nella maggior parte dei pazienti Covid. Tuttavia, ciò avveniva nonostante l’Aifa considerasse priva di fondamento scientifico tale prassi: l’Agenzia del Farmaco ha rinnovato l’invito a non raccomandarne l’utilizzo a medici e farmacisti fino a luglio scorso. Nell’ultima nota sul tema l’Autority ricordava che, come ogni antibiotico, non serve a nulla in casi di infezione virale. L’azitromicina, salvo rari casi, può essere venduta solo a seguito di prescrizione medica. Anche se vige questo vincolo, le scorte delle farmacie risultano quasi esaurite.

Molti esperti sospettano che alcuni pazienti riescano a ottenerla anche senza ricetta, in pratica. D’altra parte, dietro la carenza dell’antibiotico, anche il fatto che spesso i medici inseriscono lo Zitromax tra i farmaci raccomandati per le cosiddette “cure domiciliari precoci” relative ai casi di Covid (che però non sempre sono aderenti ai protocolli del Ministero della Salute). Da più fonti si apprende che non di rado manca loro il tempo di visitare tutti i pazienti, quindi, senza la possibilità di approfondire l’origine dell’infezione (se virale o batterica), soprattutto in casi di particolare vulnerabilità, i medici prescriverebbero comunque il farmaco in via cautelativa.

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