Più Europa, meno lavoro

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Più Europa, meno lavoro

Il tarlo dell’emergenza lavoro continua a corrodere l’Unione Europea. Un problema, quello del Vecchio Continente, che ha assunto forme e fattezze diverse tra il blocco continentale e quello del sud Europa.

Se da un lato, infatti, Regno Unito e Germania, pur registrando timidi segnali di ripresa dell’economia, hanno da fronteggiare il crescente malumore dei lavoratori precari e sottoccupati, dall’altro, invece, i malati d’Europa, ossia Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia, fanno fatica nel trovare le giuste soluzioni al problema dell’esorbitante disoccupazione giovanile.

Precari del Nord Europa

Inghilterra e Germania sono alle prese con la scottante questione dei lavoratori malpagati, senza tutele e garanzie di stabilità. Nella perfida terra d’Albione, da sempre riluttante ad integrarsi con i restanti paesi dell’Unione Europea, impazza la polemica sui cd. contratti a zero ore, ossia accordi contrattuali in base ai quali i lavoratori vengono impiegati in ragione delle esigenze del datore di lavoro.

Oltre a non garantire un numero di ore lavoro prestabilito, lo stesso datore di lavoro non è tenuto a riconoscere la retribuzione per ferie o in caso di malattia. L’unico diritto del lavoratore consta nell’attribuzione del salario minimo garantito per legge. Tale forma contrattuale, peraltro, sta prendendo sempre più piede nel Regno Unito. Secondo una ricerca a cura del Chartered Institute of Personnel and Development, i lavoratori a zero ore sarebbero almeno un milione, ovvero il 3,5% della manodopera totale.

Inoltre, la multinazionale McDonald’s ha ammesso che il 90% della forza lavoro di cui si avvale nel Regno Unito è impiegato con contratto a zero ore. Dunque, un serio problema per il Regno Unito, dal quale potrebbe potenzialmente derivare serie distorsioni sia sul fronte del mercato del lavoro, sia sul lato delle politiche monetarie condotte dalla Banca centrale, le cui manovre espansive continueranno ad esser perseguite fintanto che il tasso di disoccupazione non sarà sceso sotto il 7%.

La Germania, invece, dopo il trionfo di Angela Merkel alle ultime elezioni, non ha assorbito del tutto la riforma Hartz del mercato lavoro voluta dall’ex cancelliere socialista Gerhard Schroeder. Nonostante  tale riforma abbia conseguito strabilianti risultati, con un decremento del tasso di disoccupazione, dall’11% del 2005 al 5,5% del 2012, l’esercito tedesco dei lavoratori malpagati continua a reclutare nuovi soldati. I lavoratori impiegati con i cd. mini-jobs, ossia rapporti di lavoro pagati non più di 450 al mese, sono circa 8 milioni. In tal senso, pare che l’introduzione del salario minimo sia al centro dell’agenda politica di Mutter Merkel.

L’Europa del Sud e il Golia della disoccupazione giovanile

Impietoso il quadro tracciato da Istat ed Eurostat sulla situazione del mercato del lavoro nei paesi periferici dell’Unione Europea. Solo in Italia, il tasso di disoccupazione ad agosto rimane inchiodato al 12,2% (+0,1% rispetto a luglio), mentre la disoccupazione tra i giovani si attesta al 23,7%. Alle spalle del Belpaese solo la Grecia, con un tasso di disoccupazione del 27,9% e del 61,5% tra gli under 25, e la Spagna dove il 56% degli under 25 è senza lavoro.

Nel suo discorso di ieri al Senato, il premier Enrico Letta ha parlato di decennio perduto per l’Italia, accennando altresì a possibili misure per ridurre il cuneo fiscale e consolidare le politiche di defiscalizzazione del lavoro per i giovani. Sarà la volta buona?