Fisco per fiaschi: l’Italia e gli evasori

 

La questione della sanatoria fiscale emerge, ancora una volta, dalle viscere del pubblico dibattito sull’equilibrio dei conti dello Stato italiano. Dirimente per risolvere e, dunque, attenuare il fardello della pressione fiscale che opprime indistintamente imprenditori e lavoratori, il problema dell’evasione fiscale vede lo Stato italiano, pur impegnato in una lotta senza quartiere contro gli evasori, assumere talvolta le vesti della controparte debole in quello che gli economisti definiscono il “gioco del pollo” (cd. chicken game).

Usato nella teoria dei giochi per analizzare le interazioni che avvincono Stati e operatori economici, anche in ambito internazionale, il gioco in oggetto pone in una situazione controversa i partecipanti, costretti a non dover cedere di un millimetro per non perdere: nel film Gioventù Bruciata con James Dean è rintracciabile un classico esempio della dinamica in questione.

Ad esempio, Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board della Bce, illustra, nel suo libro Morire di Austerità, due casi di gioco del pollo applicati, l’uno, alla trattativa per non far fallire Lehman Brothers, e l’altro, al salvataggio della Grecia da parte dell’Unione Europea. Qui lo estenderemo al perimetro della questione fiscale.

Il condono delle slot machine – Il caso delle slot machine assurge come tipico caso di gioco del pollo. La vicenda nasce da una pronuncia della Corte dei Conti del 2012, con la quale si condannano dieci concessionarie di slot machine a versare 2,5 miliardi di euro per non aver collegato le macchine alla rete dei Monopoli.

Senonché, per ragioni di copertura legate al decreto Imu del governo Letta, lo stesso esecutivo decide di riconoscere alle società che presidiano il mercato delle slot machine uno sconto sulla cifra da versare allo Stato. Si discute e si approva persino l’alleggerimento dell’aliquota della sanatoria, dal 25 al 20%. In definitiva, in questo gioco ha vinto chi non ha adempiuto alle norme di legge.

Le fallaci previsioni dei condoni – Il gettito previsto dai condoni si discosta, in modo considerevole, dalle stime effettuate. Come già scritto da Gianni Balduzzi nel suo ottimo articolo, la Cgia di Mestre ha snocciolato dati che confermerebbero come lo Stato non sia stato in grado di recuperare tutte le somme determinate ex ante, sulla base delle previsioni elaborate dai tecnici. In tal senso, secondo i dati forniti della Corte dei Conti, mancherebbero ancora 4 miliardi all’appello del condono tombale varato a fine 2002 dall’esecutivo Berlusconi.

In definitiva, il punto cruciale è uno solo: lo Stato, creando aspettative di condono, non riuscirà mai a debellare il virus dell’evasione. Se così continuasse ad operare, il pollo per gli evasori sarebbe semplicemente servito.