Geloni-Madia, storia dem di fine autunno

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Geloni-Madia, storia dem di fine autunno

Per chi si stanca di seguire le scaramucce e le sortite più o meno improvvise su legge di stabilità, Imu (o come ancora si chiama ora), legge elettorale tra Camera e Senato e finanziamenti ai partiti, c’è sempre il modo di appassionarsi a storie maggiori o minori all’interno dei partiti, che fanno emergere quasi sempre casi interessanti. Si prendano, per dire, due donne, entrambe democratiche. Una fa la deputata ed è appena entrata nella nuova segreteria under 35 del nuovo sgiovane capo; l’altra dirige YouDem, la tv del partito (dopo avere vicediretto il quotidiano dello stesso partito) e, soprattutto, è con certezza una delle ultime bersaniane dichiarate.

Ora, martedì, il giorno dopo la formazione della segreteria di Matteo Renzi, la seconda donna, Chiara Geloni, pigia sulla tastiera e posta nel suo blog sull’HuffPost una “lettera aperta” alla prima donna, Marianna Madia. Dicendole che alle primarie per i parlamentari a Roma aveva votato per lei (come donna che si è concentrata sul tema del lavoro), ma ora sentiva il bisogno di farle pubblicamente qualche domanda, sulla sua “coerenza” politica.

In particolare, la Geloni le chiedeva di trovare il “filo rosso” tra il suo esordio “veltroniano”, la sua appartenenza ad Arel di Letta, la sua stima per D’Alema e Bersani, il suo schieramento appassionato contro Marini al Quirinale (“Quella rivolta ha portato dritti alla fine della segreteria Bersani e delle residue speranze di evitare le larghe intese”), la sua frequenza di riunioni romane di civatiani (“Lì hai detto che il Pd romano era in mano a una mafia”), il suo sostegno a Lionello Cosentino per la segreteria romana e la sua presenza alla Leopolda.

Non ritieni per caso di dovermi spiegare qualcosa? – scrive la giornalista – Siamo sicuri che il tuo modo di esercitare la delega di chi ti ha votato rappresenti il cambiamento che il popolo delle primarie chiede al Pd?” Cambiamento che, precisa la Geloni, non significa “cambiare idea senza spiegare mai perché”. Non risultano risposte della Madia, mentre 26 deputate democratiche (compresi nomi di peso, come Rosa Villecco Calipari, Sandra Zampa, Michela Marzano, Flavia Piccoli Nardelli e persino Alessandra Moretti, già vicinissima a Bersani) parlano di “attacco inaccettabile” e incompatibile con i toni del Pd.

Una reazione, a dire il vero, dalla Madia arriva, ma avrebbe dovuto restare personale. Non fosse che un’amica della deputata (o forse la stessa Geloni, vallo a capire) ha sentito il bisogno di rivelare che le sarebbe stato detto:”Volevo chiamare mia figlia Chiara, ho cambiato idea”. E giù, altra carne al fuoco e materia per pestare sui tasti, tanto per vedere – neanche troppo di nascosto – l’effetto che fa. Così, nel frattempo, fa notizia – per il Corriere – anche un sorriso con accenno di abbraccio che le due democratiche si sarebbero scambiate all’ingresso della sede del Pd al Nazareno mercoledì pomeriggio.

Ovviamente cambia poco, per la Geloni le domande a mezzo blog restano legittime e precisa di non voler utilizzare “mezzucci” a chi la accusa di avere “creato un incidente”, per tentare di conservare il suo posto da direttrice di YouDem. Quello che non le è piaciuto, piuttosto, è la reazione delle 26 deputate: “Quanto meno irrituale e non ho capito di cosa parlassero: gli attacchi e gli insulti, anche di sapore maschilista, negli ultimi tempi li ho subìti io, mica Marianna…”. Il tutto mentre la Madia assicura: “Sono una persona libera da appartenenze di corrente. Non ho mai partecipato a una riunione di corrente nella mia vita politica”.

Nel frattempo, mentre si formano piccole pattuglie di gelonian* e madian* (al maschile e al femminile), la legge di stabilità, le imposte sugli immobili, la legge elettorale incostituzionale e i finanziamenti ai partiti sono ancora lì che aspettano. E, nonostante l’indubbio interesse di questa storia democratica, richiedono ancora attenzione, chissà perché.

G.M.