Italicum, cambia la legge elettorale, Ipotesi elezioni anticipate con il Mattarellum?

L’Italicum cambia volto: nelle ultime ore sembra prospettarsi un nuovo scenario grazie a delle modifiche proposte alla nuova legge elettorale. Il governo Renzi ha invertito la direzione di marcia nel percorso delle riforma in un emendamento alla legge elettorale firmato da Stefano Collina, Andrea Marcucci e Francesco Verducci, senatori di maggioranza del Pd. Il nuovo Italicum avrà la sua clausola di salvaguardia: entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2016, ma se sarà necessario tornare alle urne nel 2015, lo si farà con il Mattarellum e non con il Consultellum.

Le novità non sono però terminate: Andrea Marcucci e Franco Mirabelli, senatori PD, hanno depositato un emendamento alla legge di stabilità che prevede la facoltà per le sette regioni, quelle che dovrebbero andare al voto il prossimo marzo, prorogare il mandato per 60 giorni,  in modo da tornare alle urne insieme ai mille comuni a maggio. Per  palazzo Chigi si tratta di una soluzione per creare un’election day unica e risparmiare 150 milioni di euro.

Anche se da una parte Matteo Renzi e Maria Elena Boschi continuano ad escludere la possibilità di elezioni anticipate, dall’altra parte il presidente del Consiglio ha spesso dichiarato che una “legislatura ha senso se fa le riforme”: non è da escludere quindi un ritorno alle urne prima della naturale fine del mandato elettorale, ovvero il 2018. Da questo ragionamento potrebbe essere  nato l’emendamento alla legge elettorale: da una parte rassicura Pd, Ncd e Forza Italia sull’uso della nuova legge solo dal 2016, e non per tornare al voto nel 2015, dall’altro stabilisce che uno stallo nel percorso delle riforme o nella successione di Napolitano si potrebbe tornare al voto con il Mattarellum. Si tratta di una soluzione per salvare l’Italicum e arrivare all’approvazione in commissione al Senato entro la fine dell’anno e in aula a gennaio, prima delle dimissioni di Napolitano. Dopo, rimarrebbe solo l’ultima lettura alla Camera ma a quel punto il grosso sarebbe fatto.

Nel caso di un ricorso al “piano b”, ovvero le elezioni anticipate, l’emendamento Marcucci-Mirabelli avrebbe l’obiettivo di creare un turno unico per risparmiare 150 milioni di euro, ma anche quello di incoraggiare la partecipazione al voto, dopo il flop registrato in Emilia Romagna e gli ultimi scandali su “mafia capitale”.

L’ipotesi elezioni anticipate non sarebbe solo la soluzione allo stallo del processo delle riforme: alcuni, come Davide Giacalone di “Libero”, sostengono che le elezioni anticipate sarebbero una scorciatoia per evitare di fare i conti con l’Europa, quando a marzo un’eventuale superamento del tetto del 3% del rapporto deficit/pil potrebbe portare al caos nei conti pubblici e ad una eventuale manovra correttiva.

Naturalmente sia il ministro Pier Carlo Padoan che Matteo Renzi escludono un tale scenario, escludendo sia manovre correttive che elezioni anticipate, anche se la situazione che si sta profilando negli ultimi giorni sembra aperta a molteplici scenari futuri. Non resta che aspettare le prossime mosse politiche per avere un quadro più definito della situazione, che potrebbe svelarsi già a partire dalla prossima mossa della partita a scacchi sull’Italicum.

 

Ilaria porrone