Caos Pd sui territori, Renzi non #stasereno

L’estate rovente di Matteo Renzi. Dopo la batosta delle ultime amministrative, i dossier giunti sul tavolo di Palazzo Chigi non riguardano tanto le riforme in cantiere (scuola, costituzionale, Rai) quanto le diverse crisi che il Partito Democratico sta vivendo a livello regionale. Se dopo l’ultima tornata elettorale infatti i democratici guidano ben 17 regioni su 20 (il sud è tutto rosso), è pur vero che governare sui territori implica sempre maggiori responsabilità che il Pd renziano in questo momento sembra incapace di prendersi. Per questo Renzi non può star sereno.

Roma Capitale

Rappresenta la vera sfida del Pd. A Roma o si (ri)nasce o si muore. Lo ha scritto ieri anche il Presidente del partito e commissario del Pd romano, Matteo Orfini, nel suo editoriale di apertura sulla nuova Unità: “Se a Roma c’è la mafia – e c’è – il Partito Democratico deve essere protagonista di una vera e propria guerra di liberazione dalla criminalità”. Renzi e i suoi hanno già sfiduciato il sindaco Marino e per questo hanno in mente di portare Roma al voto insieme alle altre grandi città nel 2016. Ma tutto dipenderà da due fattori: il Giubileo e i nuovi sviluppi dell’inchiesta Mafia Capitale. Intanto si attende il parere del prefetto Gabrielli – arriverà entro metà (o fine) luglio –sull’ipotesi di scioglimento per mafia del Comune. Ma molti sono convinti che l’ex capo della Protezione Civile terrà in piedi Marino e la sua giunta.

Piemonte

Se il 9 luglio prossimo il Tar del Piemonte dovesse rilevare la presenza di firme false raccolte nel 2014 per la candidatura di Sergio Chiamparino a governatore, quest’ultimo sarebbe pronto a lasciare. Lo ha detto ieri dopo un incontro con i vertici provinciali e regionali del Pd: “farò l’esatto contrario di ciò che ha fatto il mio predecessore Roberto Cota: mettendo la poltrona e il ruolo davanti a tutto, Cota ha gettato il Piemonte nell’incertezza per quattro anni”. Però il governatore renziano ha anche annunciato di essere pronto a ricandidarsi “se si tornasse al voto”. La querelle nasce da due ricorsi al Tar piemontese di due esponenti della Lega Nord: Mario Borghezio (europarlamentare) e Patrizia Borgarello (ex consigliera provinciale). Il frutto del peccato riguarderebbe 1700 firme raccolte a sostegno di Chiamparino. Intanto Beppe Grillo, in un post apparso sul blog, ha invitato Chiamparino alle dimissioni. Tutto si deciderà giovedì prossimo.

Campania

Sembra non aver fine il caso De Luca. Tutto fermo. Il Consiglio regionale non si è ancora insediato e il governatore sospeso attende la sentenza del Tribunale di Napoli sul “ricorso d’urgenza” presentato lunedì mattina. Le opposizioni fremono:

ritorniamo al voto. Sarebbe una catastrofe per il Pd. Anche se ieri l’ultimo (cronologicamente parlando) dei renziani, Gennaro Migliore, ha detto alla Stampa di Torino: “abbiamo assunto consapevolmente il rischio di nuove elezioni nel momento in cui abbiamo preferito le primarie piuttosto che individuare un candidato unitario”. Secondo lo Statuto regionale “la prima seduta del Consiglio regionale ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalla data della proclamazione degli eletti”. Quindi, siccome gli eletti sono stati proclamati il 22 giugno scorso, il consiglio si deve insediare necessariamente entro domenica 12 luglio. Altrimenti si torna alle urne.

Sicilia

L’hashtag è diventato virale: #iolastacco. Sottinteso: la spina a Rosario Crocetta, governatore della Sicilia. Il Pd siculo sta, giorno dopo giorno, isolando Crocetta. In particolare dopo le 3 dimissioni in 3 giorni di assessori della sua giunta: Leotta, Caleca e Borsellino. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: 35 assessori nominati in 31 mesi, una media di uno ogni 26 giorni. L’ultima a lasciare è stata Lucia Borsellino, pietra angolare del governo siciliano e assessore alla Sanità, dopo l’arresto del medico personale di Crocetta Matteo Tutino, accusato di truffa, falso, peculato e abuso d’ufficio. Lo ha fatto con poche ma emblematiche parole Borsellino: “Quello che posso dire, oggi, è che le ragioni che mi portarono tre anni ad accettare la proposta di Crocetta non le vedo più”.

 

Come riporta Repubblica inoltre sarebbe pronta a lasciare anche Linda Vancheri, assessore alle Attività Produttive. Si sa, i rapporti tra Crocetta e il Pd nazionale non sono mai stati molto cordiali. Ma da qualche tempo il governatore è alle strette con il sottosegretario Davide Faraone, fedelissimo di Renzi e ras del Pd siciliano. “Faraone usa lo stesso linguaggio dei Lima e dei Ciancimino” lo ha attaccato Crocetta nei giorni scorsi. Ora, il Pd regionale è pronto a farlo cadere. Fabrizio Fernandelli, deputato in Regione, ha annunciato una mozione di sfiducia nei confronti di Crocetta. E Renzi è pronto alle elezioni in autunno.

 

 

Napoli

Dopo il reintegro definitivo stabilito dal tribunale civile, Luigi De Magistris torna ad attaccare il premier: “Questa riforma della città metropolitana è una delle più imponenti e importanti riforme degli ultimi anni, dopo quella delle Regioni, ma il governo ci ha messo nelle condizioni peggiori per iniziare il rullaggio”. “Non ci ha dato risorse come si era impegnato a fare – ha concluso il sindaco di Napoli – ha fatto tagli, non ha allentato il patto di stabilità, ci ha messo in una gabbia in cui rischiamo di soffocare”.

Giacomo Salvini