Massimo Cacciari: il Pd è morto con Veltroni

Massimo Cacciari, elezioni Spagna, M5S, Podemos, primo piano di Massimo Cacciari fotografato di profilo

Massimo Cacciari, importante esponente della sinistra contemporanea, in un’intervista al Fatto Quotidiano ha definito il Partito Democratico come una “combinazione, giustapposizione di ex comunisti ed ex democristiani che si sono spartiti il potere. Con il primo Veltroni c’è il suicidio del gruppo dirigente. Da quel momento è nata l’epoca renziana”. Continua così l’infinita polemica di vari esponenti ed esperti politici sul Pd, le sue future sorti e l’operato del suo leader.

Lerner critica Massimo Cacciari

Le critiche mosse da Cacciari vengono però sedate e ridimensionate da Gad Lerner, giornalista e conduttore televisivo, che ricorda e sottolinea come il filosofo sia da sempre “drastico, va incontro a innamoramenti e delusioni frequenti. E’ stato rutelliano, veltroniano e oggi butterebbe l’esperienza del Pd perché ne vede i limiti di leadership”. Su alcuni punti, però, anche il tono di Lerner si fa più grave, arrivando in qualche modo a concordare con Cacciari: “Non c’è dubbio che Renzi sia un pessimo segretario del partito e che faccia un uso personalistico della leadership. Non ha saputo costruire nei territori e ha permesso che i potentati proliferassero per pura convenienza elettorale. Confida così tanto nella propria immagine da illudersi che basti candidare controfigure solo perché nei talk show televisivi fanno i supplenti del leader ma non per questo però si può arrivare a dire che la sinistra deve radunarsi altrove”.

Le previsioni di Massimo Cacciari del 2013

I dubbi di Cacciari sulla leadership di Matteo Renzi risalgono già al 2013, prima che diventasse presidente del Consiglio, quando in un’intervista a Quotidiano.net esprime le prime perplessità: “Se Renzi farà il Renzi, la scissione sarà inevitabile. Anche perché lui è radicalmente alternativo alla tradizione ex comunista, che però nella struttura del Pd è dominante e soprattutto tiene in mano le leve del finanziamento e la gestione del patrimonio del partito. Col cavolo che accetteranno di delegare tutto a un renziano qualsiasi.”

Insomma per Cacciari è chiaro, le minoranze interne al Pd devono smetterla di fare i divorziati in casa, dovrebbero invece “qualificarsi, presentarsi, manifestare chiaramente le proprie idee, inutile continuare in questo modo”.
Più ottimista invece Gad Lerner che conclude facendo riferimento al “laboratorio milanese”, sopratutto dopo l’esperienza dell’Expo2015, che essendo “fondato sulla partecipazione dei cittadini può essere d’esempio: ci si confronta e si lavora insieme per il bene comune”.