Nave Aquarius: duro confronto Travaglio-Mieli a DiMartedì

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Confronto in diretta a Dimartedì tra Marco Travaglio e Paolo Mieli sul caso della Nave Aquarius.

Per il direttore del Fatto Quotidiano, la recente predominanza di Salvini sulla scena mediatica non è inusuale, ma fisiologica, e non starebbe ad indicare, come suggerito da alcuni, che Salvini si sia appropriato dei panni di Premier di fatto. Al contrario, il titolare degli Interni avrebbe calamitato a sé tanto clamore mediatico solo perché la vicenda della Nave Aquarius, tanto controversa, sarebbe di competenza del suo dicastero, come peraltro già accaduto precedentemente in occasioni simili a Minniti e, prima di lui, a Gentiloni.

Travaglio: “caso della nave Aquarius è evento drammatico”

Entrando nel merito della vicenda, Travaglio definisce il caso della Nave Aquarius “evento drammatico” che necessiterebbe di una spiegazione ufficiale da parte del Presidente del Consiglio, spiegazione che, secondo il giornalista, non andrebbe delegata ai “tweet propagandistici di Salvini”. Pur schierandosi dunque contro le recenti parole pronunciate dal Ministro degli Interni, che aveva parlato di “fine della pacchia” per i migranti, Travaglio è convinto che questo tipo di misure provocatorie possano anche portare dei risultati, sottolineando come questa sia “la prima volta che un paese che non sia l’Italia o la Grecia accolga lo sbarco di una nave”.

Per Mieli, Salvini è stato precipitoso

Di diverso avviso Mieli che, pur riconoscendo alla scelta di Salvini il merito di aver costretto l’Europa a un cambio di passo nei confronti della questione migratoria, la taccia di precipitosità. Un comportamento così provocatorio già il 10-12 giugno, a inizio estate, inaugurerebbe infatti a suo dire un’intera stagione di eventi di questa drammaticità, senza peraltro contribuire realmente a “fermare masse di diseredati che cercano di entrare nel continente più ricco del mondo”.

Mieli: “M5S come Lega venticinque anni fa”

La discussione si sposta poi sulle recenti elezioni amministrative, che hanno confermato il momento fortunato della Lega, mostrando al contempo delle crepe nella tenuta a livello locale dei Cinquestelle. Per Travaglio, le recenti vicissitudini centrano poco con la batosta rimediata dal Movimento alle amministrative, imputabile piuttosto alla scarsa attrattività dei candidati pentastellati in rapporto ai candidati del Carroccio, spesso ben radicati a livello locale, soprattutto al centro-nord.

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Per il direttore del Fatto Quotidiano, inoltre, i Cinquestelle non vivono un buon momento poiché movimento animato da una fetta consistente di elettorato di centro-sinistra, scontentato da un’alleanza di governo con una forza marcatamente di destra come la Lega. Mieli, di contro, evidenzia come, venticinque anni fa, un discorso simile era stato fatto a proposito della Lega stessa, alleata all’epoca con Forza Italia: “La prima volta, quando la Lega si presentò con Berlusconi, si diceva la stessa cosa a parti invertite: che Berlusconi era la destra e poi c’era il movimento della Lega, per il quale tra l’altro già allora aveva votato parte consiste della sinistra, che era una parte buona”.

Per l’ex direttore della Stampa e del Corriere della Sera esisterebbero forti similitudini tra elettorato leghista ed elettorato pentastellato che avrebbero favorito una saldatura tra le due forze di governo.

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