Legge di bilancio 2018: tagli detrazioni fiscali o tasse, le due strade

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Legge di bilancio 2018: tagli detrazioni fiscali o tasse, le due strade

Tagi detrazioni fiscali in Legge di Bilancio, quali sono e importo


Il cantiere della legge di bilancio è ancora aperto. Tutto ciò che abbiamo di certo al momento è la Nota di Aggiornamento al DEF (NADEF), e anche qui i conti non quadrano (ancora).

Le misure contenute all’interno del NADEF ammontano a circa 35-40 miliardi, ma le stesse coperture inserite nel NADEF non riescono a soddisfare tutte le richieste. L’unico indizio su dove potrebbero arrivare i circa 10-15 miliardi mancanti sono in poche righe molto parche di dettagli.

Le ipotesi principali sono due, ma ce n’è anche una “bonus”…

Legge di bilancio: le ipotesi tagli

La prima strada è quella sempre dolorosa dei tagli, con due possibili opzioni. Da un lato ci sono i tagli in senso stretto. Per quanto non siano dette esplicitamente, il NADEF contiene tagli alle spese in termini reali.

Il governo ha infatti messo nero su bianco l’intenzione di non far salire la spesa pubblica oltre lo 0,1% del PIL nominale. Considerando che l’inflazione dovrebbe essere positiva, significa che ci saranno tagli in termini reali.

Una delle vittime potrebbe essere la scuola. Solo per mantenere l’attuale potere d’acquisto dello stipendio degli insegnanti servirebbero quattro miliardi, ma questi soldi non sembrano esistere nel NADEF.

L’altro tipo di tagli invece sarebbe più selettivo. A essere toccate sarebbero le tax expenditures, attraverso un taglio delle detrazioni fiscali, un aumento delle franchigie e/o una riduzione delle aliquote.

Questo significherebbe più tasse da pagare il prossimo anno per chi ha mutui, spese sanitarie e casi simili, o per chi paga aliquote speciali (come la cedolare secca).

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Legge di bilancio: gli aumenti di tasse (nascosti)

L’altra strada è quello dell’aumento delle imposte, ipotesi inserita molto chiaramente nel DEF. Per esempio, se da un lato ci sarà un allargamento del regime forfettario per le partite IVA più piccole, dall’altro ci sarà la cancellazione di alcune agevolazioni fiscali per le imprese, in particolare l’IRI e l’ACE.

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Altri aumenti delle tasse potrebbero avvenire sul fronte accise. Non si dovrebbe intervenire sulla benzina degli automobilisti (sarebbe uno “scandalo”, date le promesse elettorali), ma il governo potrebbe fare cassa su alcune agevolazioni per alcuni settori (aerei, navi, autotrasporto).

Infine, si potrebbe prendere a esempio i precedenti governi e aumentare gli acconti IRPEF e IRES. I precedenti esecutivi, infatti, avevano chiesto a individui e soprattutto imprese di pagare più tasse in anticipo. In particolare le imprese erano state costrette a pagare in anticipo non solo le tasse dell’anno successivo, ma pure (in parte) quello dell’anno dopo ancora.

Questo governo vorrebbe fare lo stesso: chiedere ad alcune categorie di persone di pagare nel 2019 non solo le tasse del 2020, ma anche una parte di quelle del 2021. Questo significa che nel 2019 ci saranno più soldi e nel 2020 ce ne saranno meno.

Questo significa che con questa legge di bilancio il governo sta puntando tutto sulla vittoria delle elezioni europee, per avere un mandato elettorale più forte per affrontare eventuali problemi che potrebbero arrivare alla fine dell’anno prossimo.

Legge di bilancio: l’ipotesi nucleare, fare più deficit

Infine, il governo potrebbe semplicemente decidere di andare allo scontro frontale con l’Europa, aumentando ulteriormente il deficit in legge di bilancio. La scusa è la solita: lo fanno anche gli altri Paesi, perché l’Italia no?

L’UE ha già fatto sapere che la manovra, così come è stata impostata, non verrà approvata. I motivi sono due: da un lato l’Italia ha un debito più alto e una crescita più bassa rispetto agli altri Paesi dell’UE.

Il secondo è che gli altri Paesi non stanno facendo più deficit di quanto ne potrebbero fare, mentre l’Italia ne vuole fare molto di più. Anche la Francia, presa come esempio dalla maggioranza gialloverde, avrà un deficit superiore al previsto solo perché dei soldi che dovevano entrare a gennaio 2019 entreranno un mese dopo.

A gennaio 2020 il deficit francese sarà rientrato nei parametri. Quello italiano no.

Ignorare questa differenza significa andare allo scontro non solo con l’Europa, ma anche con chi ha comprato titoli di Stato italiani, ovvero risparmiatori italiani, pensionati italiani e chi gestisce i loro soldi.

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