Pensioni ultima ora: sistema a rischio nel 2050, le proiezioni sul lavoro

Pensioni ultima ora, dall’ultimo studio in materia previdenziale del think thank “Welfare, Italia” il futuro è tutt’altro che roseo. Proiezione al 2050.

Coppia di anziani seduti su una panchina di cui uno con le mani sul viso
Pensioni ultima ora: sistema a rischio nel 2050, le proiezioni sul lavoro

Pensioni ultima ora: un sistema che sarà sempre meno in equilibrio tra lavoratori e pensionati è la fotografia scattata dal rapporto 2019 da parte del Think Thank “Welfare Italia” promosso dal gruppo Unipol con The European House-Ambrosetti.

Pensioni ultima ora, numeri e proiezione al 2050

Torniamo dunque, come spesso facciamo nei nostri articoli, a parlare della materia pensionistica considerando i numeri. Anche secondo quanto contenuto nel rapporto citato il futuro pensionistico non è roseo. La tendenza volge ad un invecchiamento della popolazione, anche per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita, e ad una crescita economico con livelli occupazionali non sufficienti a garantire il necessario equilibrio.

Secondo quanto elaborato nella ricerca di Unipol Gruppo e The European House-Ambrosetti, nel 2050 in Italia ci saranno un totale di 33,4 milioni di persone in età lavorativa (in calo di -7,4 milioni rispetto al 2018), 20,9 milioni di occupati (-2,3 milioni rispetto al 2018) con 1,1 pensionati per ogni lavoratore per una spesa pensionistica sul PIL del 17,6% (+1,3 punti percentuali rispetto al 2018).

Elementi che vanno accostati agli aspetti demografici. Si va incontro ad un invecchiamento della popolazione (si registrano -36.000 nascite all’anno). Risultato? Secondo lo studio ciò provocherebbe inevitabilmente una spesa raddoppiata in termini di Long Term Care per over 80: saranno infatti 5,7 milioni gli anziani non autosufficienti (+2,9 milioni rispetto al 2018) mentre 10,7 milioni i poveri (+5,7 milioni rispetto al 2018). 

Le incognite sul futuro

Pensioni ultima ora – Sulla base delle proiezioni citate, il Think Thank propone soluzioni pratiche che considerino, dal punto di vista previdenziale, una maggiore flessibilità e personalizzazione delle prestazioni. Insieme ad una integrazione funzionale tra pubblico e privato, una ridefinizione dei ruoli nella direzione di una maggiore complementarietà e un percorso di autoresponsabilizzazione di cittadini e imprese. 

A parte quelle che potranno sembrare o risultare le soluzioni maggiormente idonee, ciò che è certa è l’importanza dell’argomento. Ed il fatto che rinviare sempre la questione può risultare molto dannoso. Dalla cronaca quotidiana in materia pensionistica, nei vari ambiti, sappiamo quanta sensibilità c’è sull’argomento. La difficoltà oggettiva ad intervenire anche sul piano legislativo è determinata dal dover contemperare le esigenze di chi legittimamente aspira ad andare in pensione, considerando anche i costi sociali che ogni decisione comporta, e quelle di prospettiva legate in maniera inevitabile alle generazioni su cui – in ogni caso – graveranno i costi economici di qualsiasi riforma previdenziale.

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