Resa dei conti nel Pdl. Cicchitto affonda: “Quello di Berlusconi è un grave errore politico”

 

Pdl sempre più vicino alla scissione. Ogni ora che passa, infatti, contribuisce ad acuire lo scontro dentro quello che, fino a qualche tempo fa, era il partito unico del centrodestra.

A testimonianza di ciò ci sono le parole di uno dei big del partito e leader degli “innovatori”, Fabrizio Cicchitto, il quale esprime tutto il suo disagio per la decisione presa da Silvio Berlusconi di anticipare il consiglio nazionale al 16 novembre e tornare a Forza Italia.

“Ci dispiace moltissimo – dichiara Cicchitto – ma non condividiamo la posizione assunta dal presidente Berlusconi che ha fatto sua la posizione degli estremisti e che vuole far cadere a tutti i costi il governo”.

Per l’esponente (non si sa ancora per quanto) pidiellino “la caduta del governo,  provocata dal Pdl per puntare ad elezioni immediate, peraltro improbabili, sarebbe solo un favore fatto al Pd” visto che “il Pdl avrebbe l’handicap di aver provocato una crisi di governo con conseguenze assai negative dal punto di vista economico e finanziario”.

Nuove elezioni potrebbero infatti tramutarsi in una disfatta per il centrodestra, stretto nella morsa di Renzi e Grillo. Secondo Cicchitto il Pdl “si assumerebbe la responsabilità della mancata realizzazione delle riforme istituzionali e non avrebbe nemmeno un candidato premier: Berlusconi non si può presentare, Alfano è contestato dai falchi, altre candidature non sono maturate”.

Molto meglio allora andare avanti fino al 2015, fare le riforme istituzionali e una nuova legge elettorale, avviare una politica economica per la crescita e avere il tempo per rilanciare un nuovo grande centrodestra che aggreghi tutte le forze disponibili, sia sulla destra che sul centro”.

Cicchitto rivolge poi una critica direttamente all’ex premier: “Non possiamo fare a meno di rilevare che il presidente Berlusconi rovescia all’improvviso la posizione che lo portò a far nascere il governo Letta-Alfano: allora affermò la distinzione fra l’appoggio ad un governo Pdl-Pd-Scelta Civica e la battaglia contro l’uso politico della giustizia e quella intorno alle sue vicende giudiziarie”.

E dunque “era  noto anche allora che su questi temi era impossibile ogni intesa fra il Pd e il Pdl. Adesso il Presidente Berlusconi rovescia quella sua posizione originaria e ciò costituisce un grave errore politico. Sul terreno dell’attacco giudiziario di cui è oggetto Berlusconi non possiamo fare a meno di ricordare che è sacrosanto battersi contro la dichiarazione di decadenza, ma che, successivamente e inesorabilmente, arriverà una dichiarazione di interdizione emessa in seguito alla sentenza, per cui con le conseguenze giudiziarie sulla piena operatività politica di Berlusconi bisognerà fare i conti”.

Parole forti, che segnano una distanza profonda rispetto alle posizioni dei “lealisti”, secondo i quali la vicenda giudiziaria del Cavaliere non può essere separata da quella del governo.

Alle parole di Cicchitto seguono quelle di altri due pezzi da novanta della falange vicina al vicepremier Angelino Alfano. Roberto Formigoni, ad esempio, twitta deciso: “I falchi devono sapere che, nonostante gli attacchi, crescono le adesioni al nostro documento di Innovatori. Cresce il senso di responsabilità nel Pdl”.

Carlo Giovanardi, invece, si spinge oltre e dichiara apertamente che “dopo la morte del Papa, non è che la Chiesa cattolica chiude” e dunque “non è affatto vero che dopo Berlusconi c’è il nulla”. La pitonessa Daniela Santanché attacca invece Angelino Alfano “E’ il candidato perfetto per il Pd”.

Da segnalare, infine, i dati forniti dal sondaggista Renato Manheimer, secondo cui, anche nel caso di scissione tra Forza Italia e Pdl, Berlusconi conserverebbe una forbice di consensi tra il 10 e il 20%. Una percentuale non irrilevante, “che il Cavaliere potrebbe far valere contro i propri nemici interni”, un po’ come già successo con Fini. Alfano è avvisato.