Primarie PD: l’analisi linguistica del confronto*

Primarie Pd, confronto tv tra i candidati segretari

Primarie PD: l’analisi linguistica del confronto*

Si è fatto un gran parlare di chi abbia vinto e chi perso il match televisivo tra i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico e – soprattutto – di quanti voti abbia potuto effettivamente spostare il confronto, vista la platea tutto sommato esigua nonché composta per lo più da “tifosi”, ma lo si è fatto senza tenere conto di una variabile tanto fondamentale quanto troppo spesso ignorata: la leggibilità degli interventi.

Quanto di quello che i candidati hanno detto è arrivato al pubblico a casa? Quali sono i concetti chiave che hanno animato i loro discorsi e cosa invece si è perso nel fiume di parole?

Cominciamo col dire che tutti e tre i candidati hanno sfruttato abbastanza bene il tempo a loro disposizione, con un prevedibile vantaggio del “comunicatore” Renzi: avendo parlato per un numero di minuti sostanzialmente sovrapponibile, Cuperlo è infatti riuscito a pronunciare 3.406 parole, Civati 3.345 e Renzi 3.812 (dobbiamo tenere però presente che le parole scelte da Renzi sono, in media, più corte).

Allo stesso modo, tutti e tre i candidati – chi abbondantemente, chi davvero di poco – sono riusciti a superare la soglia di 50 punti sull’indice Gulpease, che possiamo considerare livello di chiarezza accettabile per una comunicazione politica.

Anche in questo caso, il messaggio di Renzi è quello che ha raggiunto il maggior numero di persone: ha totalizzato infatti il punteggio di 58,8, che indica un testo facilmente comprensibile da un ascoltatore appena adolescente (13,8 anni) oppure comprensibile con difficoltà da un elettore più anziano che abbia conseguito la sola licenza elementare.

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Civati arriva secondo con un Gulpease di 54,6, che significa un discorso comprensibile ad un ragazzo sulla soglia dei 15 anni. L’elettore con la licenza elementare avrà bisogno di ancora maggiore concentrazione per comprendere il progetto di Civati rispetto a quella impiegata ascoltando la visione esposta da Renzi.

Lo stesso elettore dovrà invece chiedere aiuto per discernere il pensiero di Cuperlo, che per chi non è andato oltre le elementari rientra nella soglia del “livello di frustrazione”. 50,4 punti indicano infatti un testo facile solo per chi abbia almeno la licenza media, oppure facilmente comprensibile da un ragazzo di minimo 16 anni.

Per leggere meglio i dati è utile guardare alla lunghezza media delle frasi: con cento parole Cuperlo compone, in media, solo 3,1 frasi mentre Civati, con lo stesso monte parole, riesce a concluderne 4,2; Renzi in cento parole infila 5,4 frasi, rivelando il segreto di Pulcinella della gioiosa macchina da slogan del sindaco di Firenze: frasi brevi fatte di parole facili e corte.
Detta così sembra una stupidaggine, ma non tutti riescono a parlare per un’ora scegliendo il 60% di parole facili e solo il 25% di termini difficili (Civati, per dire, 42,9% contro 44,3% mentre Cuperlo le parole facili le scansa come la peste, utilizzandole solo per il 18,5% del discorso).

Esaminando l’estrazione terminologica, cioè i sintagmi che – nei tre interventi – spiccano per rilevanza, scopriamo che i concetti sui quali ha battuto maggiormente Civati sono “amici degli amici” (parlava del caso Cancellieri), “inizio della storia” (a proposito di brogli), “tasse sul lavoro” (da diminuire), “campagna elettorale” (spesso citata la propria in contrapposizione a quelle degli altri) e “concorrenza leale” (sulle privatizzazioni).

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Cuperlo ha insistito invece su “milioni di persone” (detto molte volte, quasi sempre in riferimento al bacino al quale si rivolge o si deve rivolgere il PD), “dinamiche a livello locale” e “polemica sui tesseramenti” (brogli), “domanda di beni sociali” e “aspetti della vita pubblica” (privatizzazioni).

Il discorso di Renzi ha dato invece maggiore risalto a “miliardo di euro” e “ministro delle politiche agricole” (il taglio che ipotizza per i costi della politica con un esempio), “regole del gioco” (da cambiare per riforma del lavoro e riforma elettorale), “campagna elettorale” (parla della sua e di quella di Berlusconi) e “problema di asili nido”.

Per quanto riguarda i singoli termini rilevanti, ottenuti confrontando le occorrenze delle parole con il loro rango, Renzi ha proposto agli elettori “euro”, “cosa”, “privatizzazione”, “governo”, “politica” (un’infilata di stampo economico), Civati “paese”, “campagna”, “cosa”, “sera”, “questione” (un metadiscorso a tratti autoreferenziale) e Cuperlo “governo”, “partito”, “paese”, “pubblico”, “cosa” (le stesse priorità di Renzi ma con diverse sfumature – “pubblico” in luogo di “privato” e, al posto di “politica”, “partito”).

Confrontando i risultati di questa analisi con quelli dell’analisi linguistica delle mozioni possiamo concludere che durante il dibattito ogni candidato abbia scelto di rivolgersi al suo elettorato di riferimento, senza grandi stravolgimenti. Renzi si distingue ancora per la sua spiccata attitudine, già rilevata in altre analisi, a parlare ad una platea più ampia di quella dei suoi avversari, guadagnando in questo modo un vantaggio meramente numerico rilevante a prescindere dai concetti effettivamente espressi. Cuperlo d’altra parte conferma nel parlato il lessico ricercato già evidenziato nello scritto che, sebbene molto utile per non essere frainteso o fraintendibile dagli addetti ai lavori, probabilmente lo svantaggia nella ricerca di un consenso più largo.

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La grande sorpresa è Civati, che totalizza parlando ben 5 punti in più sull’indice Gulpease rispetto al suo stesso scritto,  guadagnando in questo modo la “vittoria morale” che gli è stata in effetti da più parti assegnata.

* Le analisi linguistiche all’interno di questo articolo sono state realizzate con il software READ-IT, sviluppato da Italia NLP Lab – www.italianlp.it, Istituto di Linguistica Computazionale “A. Zampolli” (ILC) – www.ilc.cnr.it, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), area di Pisa.