Referendum, Verdini: il Sì può crescere, Renzi batte i costituzionalisti

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Non parla mai di “larghe intese” Denis Verdini perché, da politico scafato qual è, sa benissimo che ad una parte degli elettori Pd quella parola fa venire l’orticaria. Soprattutto se a pronunciarla è lo storico braccio destro di Silvio Berlusconi che, però, oggi è al governo proprio con Matteo Renzi. E allora Verdini, con un afflato molto democristiano, preferisce parlare di “un’alleanza tra pragmatici” contro le forze anti-sistema europee – da Grillo a Farage, passando per Orban e Podemos. Il colloquio pubblicato stamani dal Corriere della Sera sembra dar ragione a chi sostiene che Verdini in queste settimane non stia lavorando solo per il “Sì” al referendum del prossimo 4 dicembre, ma anche per il post-voto in caso di vittoria del “No”. Insomma, comunque vada sarà un successo. Nella prima ipotesi, il leader di Ala potrebbe rivendicare un peso specifico significativo nella maggioranza di governo in vista delle elezioni del 2018; nella seconda, Verdini potrebbe rientrare in campo come trait d’union per un governo di coalizione chiamato a rivedere, e in tempi brevi, la legge elettorale. Ma per adesso, almeno pubblicamente, l’ex macellaio di Fivizzano lavora apertamente perché vinca il “Sì”: “la vittoria del Sì risolverebbe i problemi anche di chi vota No” dice chiaramente.

Referendum, Verdini: quelli del No si arrampicano sugli specchi

Sul referendum Verdini ostenta ottimismo nonostante i sondaggi non siano proprio lusinghieri nei confronti del fronte che sostiene la riforma costituzionale Boschi. “I sondaggi danno un testa a testa – dice il leader di Ala al Corriere –. Ma se valutiamo tutte le forze che si oppongono alla riforma, il No dovrebbe essere accreditato almeno del 65%. Se non è così, è perché nel merito la stragrande maggioranza dei cittadini è favorevole al cambiamento”. Poi, attacca i tanti – e insigni – costituzionalisti per il “No”: “sono costretti ad arrampicarsi sugli specchi” per poi “essere battuti in tv da un giovanotto (Renzi,ndr) che ha studiato sui loro testi”. Adesso però pancia a terra e tutti a lavoro per il Sì, è il messaggio di Verdini, perché “il fronte del No ha raggiunto il suo picco massimo” mentre “il fronte del Sì può ancora crescere”. L’ex sherpa berlusconiano ha aiutato a fondare il Comitato “Liberi Sì” guidato dall’ex Presidente del Senato, Marcello Pera, e dall’ex Ministro della Cultura del governo Berlusconi, Giuliano Urbani.

Referendum, Delrio: sì all’elezione diretta dei senatori

Intanto, sempre con un’intervista al quotidiano di via Solferino, arriva un’altra apertura significativa del governo a rivedere l’elezione dei futuri senatori come annunciato in direzione dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ad intervenire è Graziano Delrio, fedelissimo del premier e ala dialogante all’interno del Partito Democratico. “L’elezione indiretta dei nuovi senatori non sarebbe uno scandalo – scandisce il Ministro delle Infrastrutture –. Ma siamo pronti a lavorare sulla proposta della minoranza Chiti-Fornaro. Che prevede due schede: una per l’elezione dei consiglieri regionali, una per i senatori”. La minoranza per ora non abbocca e chiede segnali chiari soprattutto sul fronte Italicum. Ma ormai la rottura dentro il partito sembra essere insanabile.

@salvini_giacomo