Come cambia lo scenario politico dopo le elezioni in Emilia Romagna

Come cambia lo scenario politico dopo le elezioni in Emilia-Romagna. Il PD ne esce rafforzato. Il M5S perde colpi nel mezzo della riorganizzazione.

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Come cambia lo scenario politico dopo le elezioni in Emilia Romagna

Cosa succederà dopo le elezioni in Emilia Romagna? Potevano essere le elezioni che avrebbero fatto saltare il banco (ovvero, il governo). Tuttavia, la vittoria rotonda di Stefano Bonaccini sembra almeno per il momento mettere in sicurezza l’esecutivo da qualsiasi tempesta imminente. Il Partito Democratico torna a vincere proprio nella sua roccaforte, ottenendo il 34,68% delle preferenze degli emiliano-romagnoli che si sono recati alle urne. Alla Lega e Fratelli d’Italia non è andata male (nel complesso hanno raggiunto il 40%) ma la “spallata” al governo non c’è stata. Vediamo che scenari si aprono dopo queste elezioni che avevano assunto, per certi versi, il carattere di un referendum col governo da una parte e Matteo Salvini sul fronte d’attacco.

Che effetti produrranno i risultati di queste elezioni regionali in Emilia-Romagna

Come detto, la prima conclusione è che non ci sarà crisi di governo. Salvini e Meloni preparavano il colpo decisivo all’esecutivo, con la leader di Fratell d’Italiaa che aveva assicurato che, in caso di vittoria di Lucia Borgonzoni, avrebbe chiesto a Mattarella di sciogliere le Camere per un ritorno immediato alle urne. Non solo non si è verificato il cambio di colore in Regione: il distacco tra Bonaccini e Borgonzoni è stato molto più ampio rispetto al previsto (i sondaggi mostravano una forbice massima di quattro punti). In termini di liste, invece, il centrodestra ha retto, grazie alla forza di Lega e Fratelli d’Italia. Il chiaro vincitore è però il Partito Democratico, che torna ad affermarsi come prima forza politica in Emilia-Romagna e acquisisce maggior peso in prospettiva del nuovo accordo con il M5S.

Proprio il tracollo del Movimento 5 Stelle può comportare un riassestamento delle forze all’interno della maggioranza. Di Maio ha abbandonato la leadership poco prima di un voto prevedibilmente negativo e ora, senza una guida chiara, il M5S deve ritrovarsi quanto prima per evitare di essere fagocitato dai competitor di destra (Lega e FDI) e centrosinistra (PD). Proprio questa incertezza e debolezza può favorire il Partito Democratico in un rimpasto di governo o in una ridefinizione delle linee guida per il futuro. Dopo queste elezioni che hanno monopolizzato l’attenzione di media e partiti, ci sarà da discutere su temi delicati e importanti come la prescrizione, il nodo Autostrade e il rebus Alitalia.

Le elezioni in Emilia-Romagna confermano che l’opposizione è binomio Lega-FDI

Passando dal lato dell’opposizione, si può facilmente osservare come Lega e Fratelli d’Italia siano ormai le forze trainanti della coalizione. Forza Italia crolla al 2,56%, mentre FDI si avvicina ai nove punti percentuale (praticamente il doppio rispetto al risultato ottenuto alle europee). La Lega è chiaramente il primo partito di opposizione e Salvini si conferma sempre più leader, nonostante si tratti della prima vera sconfitta subita negli ultimi anni. Il partito di Berlusconi e Tajani potrà provare a far valere il suo peso attraverso il voto strategico del Sud, confermato dalla vittoria in Calabria della forzista Jole Santelli sull’imprenditore Pippo Callipo (candidato dal centrosinistra).

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