Le pensioni e la loro geografia

Primo campo di riforma del governo Monti nel decreto Salva-Italia nel dicembre 2011, bersaglio attuale di Renzi come esempio di inefficienza e spreco, sul banco degli imputati delle analisi degli economisti, il costo del sistema pensionistico italiano è da tempo protagonista indiscusso del del dibattito economico politico.

 Vediamo tuttavia di cosa stiamo parlando.

 

Quanto pesa la spesa per pensioni in Italia rispetto al resto dell’Europa?

Eurostat ha stimato il peso al 2010, come si vede si tratta di valori che seguono l’andamento del PIL, che è a denominatore, e dopo la crisi del 2008 salgono decisamente, ma il punto saliente è la differenza strutturale tra i vari Paesi: l’Italia e la Spagna, spesso simili nelle statistiche economiche, qui differiscono nettamente: l’Italia è nettamente prima e la Spagna ultima tra i Paesi più grandi della UE, e il nostro Paese supera anche la Francia, normalmente molto generosa in prestazioni sociali.

 

Questi erano dati abbastanza noti, ma vediamo qual è la distribuzione in Italia delle pensioni, dove ce ne sono di più, e di quale tipo: la Fondazione Res nel 2012 aveva effettuato un’analisi basata su dati ISTAT, ed era emersa questa distribuzione dei pensionati e delle pensioni rispetto alla popolazione, come si vede nella mappa:

 

e il livello di concentrazione:

 

La concentrazione è il livello di pensioni per popolazioni in proporzione alla media nazionale che è 100.

PS: era purtroppo assente il Lazio nella ricerca.

Come si vede la variabile che ha più impatto su questa distribuzione è l’anzianità della popolazione: le regioni con la popolazioni più anziana come Liguria, Friuli o Marche sono nettamente in testa, mentre Trentino alto Adige, Sicilia e Campania sono quelle con meno pensioni.

Diventa allora interessante osservare quali pensioni sono più presenti nelle varie regioni, e qui l’indice di concentrazione è molto indicativo:

Come si vede alcune pensioni sono particolarmente concentrate in talune regioni, quelle sociali sono concentrate in Sicilia per l’89% in più rispetto alla media nazionale, del 54% in più in Campania, quelle di invalidità per il 50% in più rispetto alla media in regioni coma Calabria, Basilicata, Molise, Sardegna, segno sia di un minor numero di contributi versati per un tasso di occupazione decisamente basso, sia di una maggiore generosità nella concessione di tali pensioni.

 

Infine è molto importante avere uno sguardo sull’ammontare delle pensioni stesse, quanti prendono la pensione minima, quante sono le “pensioni d’oro”.

Vediamo qui la distribuzione per segmenti:

Come si vede a fronte di una media di poco più del 30%, in Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia si superava il 40% di pensioni inferiori ai 750€.

Viceversa a fronte di un 16% nazionale di pensioni (naturalmente lorde) sopra i 2 mila€,  abbiamo in Lazio e Liguria una quota superiore al 20%.

 

Quello che emerge è che da un lato esiste una base di possibile imposizione di una riconfigurazione in senso contributivo di tutte le pensioni retributive, almeno quelle sopra i 2 mila€ che una percentuale rilevante, dall’altra certamente in modo strutturale vi è la forte necessità di aumentare l’occupazione, soprattutto laddove è ancora sotto il 50%, che è l’unica garanzia, con l’esistenza della contribuzione, della creazione di una forma di previdenza.