Minzolini, la Giunta dice sì alla decadenza da senatore

minzolini, accusa di peculato, forza italia, il giornalista con una mano sul capo e l'espressione triste

La Giunta per le Immunità di Palazzo Madama ha detto sì alla decadenza di Augusto Minzolini dalla carica di senatore. Ora la revoca definitiva del mandato di parlamentare spetta all’aula del Senato che sarà sostanzialmente chiamata a ratificare le dimissioni già annunciate dall’ex “direttorissimo” del Tg1. Oggi la giunta ha deciso di respingere il ricorso del senatore di Forza Italia dopo il voto favorevole alla decadenza dello scorso 8 giugno. In quell’occasione la maggioranza composta da Pd e M5S – la stessa che bocciò la relazione Augello per bloccare la decadenza di Silvio Berlusconi dopo la condanna per frode fiscale – aveva votato a favore mentre era arrivato il “No” di centrodestra, Lega, gli autonomisti Buemi e Ferrara e l’ex 5 stelle Serenella Fucskia. L’annuncio della decisione è arrivato a fine seduta dal Presidente della Giunta per le Immunità, Dario Stefano: “La Giunta accerta che si è in presenza di una causa sopraggiunta di incandidabilità e respinge a maggioranza ogni contrario avviso, stabilendo al contempo di proporre all’Assemblea la decadenza del senatore Augusto Minzolini per incandidabilità sopravvenuta”.

Minzolini, il processo e la condanna

La questione su cui la Giunta di Palazzo Madama è stata chiamata a decidere è quella relativa alla condanna definitiva a 2 anni e 6 mesi per peculato dello scorso 12 novembre. Minzolini era stato prima assolto in primo grado e poi condannato in appello nell’ottobre del 2014. Ora, dopo la conferma della condanna da parte della Suprema Corte, il futuro del senatore forzista è segnato dalla legge Severino, che impone la decadenza per gli amministratori pubblici condannati ad una pena superiore ai 2 anni di reclusione, seppur sospesa. La vicenda è relativa alle spese – 65 mila euro in tutto – che l’allora direttore del Tg 1 avrebbe totalizzato con la carta di credito della Rai nel giro di un anno e mezzo. Minzolini avrebbe fornito gli scontrini dei pasti ma senza motivare le spese di rappresentanza. Secondo la Cassazione, i giudici di appello hanno dimostrato “in modo ineccepibile la falsità della tesi difensiva” sull’uso della carta di credito come compensazione per la fine della collaborazione con il settimanale Panorama. Dopo la condanna, comunque, il senatore aveva restituito i soldi che secondo la Corte si era intascato indebitamente.

Minzolini: condanna ingiusta, mi dimetto lo stesso

“Ho subito un giudizio non equo” che ha preso il via “grazie ad un esposto di Antonio Di Pietro” ha detto oggi Minzolini nell’udienza pubblica della Giunta per le Immunità del Senato. Il senatore di Forza Italia ha anche parlato di “persecuzione” e di “strana circostanza” perché a due giorni dalla decisione di appello, sarebbe stato sostituito uno dei giudici del collegio giudicante. “La battaglia che ho intrapreso – ha aggiunto Minzolini – va al di là della mia persona. E qualunque sia la vostra decisione io comunque mi dimetterò“. Il senatore ha anche annunciato di essersi già rivolto alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, come ha fatto anche il leader del suo partito Silvio Berlusconi.

Ora, la capigruppo del Senato dovrà programmare la data per la votazione in aula e poi, se non ci saranno sorprese, al posto di Minzolini dovrebbe diventare senatore il primo dei non eletti in Liguria, ovvero Roberto Cassinelli.

@salvini_giacomo