Elezioni politiche 2018: data a metà marzo, ecco collegi e circoscrizioni

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Elezioni politiche 2018: data a metà marzo, ecco collegi e circoscrizioni

Per le – ormai non lontane –  elezioni politiche 2018 si fa sempre più veritiera l’ipotesi election day. Il tam tam dei Palazzi romani infatti sembra confermare le date più papabili per le urne, cioè il 4 o il 18 marzo; in uno di questi due giorni sarà possibile accorpare politiche e amministrative regionali in Lombardia e Lazio.

Elezioni politiche 2018, legislatura agli sgoccioli?

Anche se alcuni importanti lavori parlamentari sono ancora da terminare – vedi, oltre la Legge di Bilancio, il biotestamento e lo ius soli – sembra esserci fretta per mettere fine a questa movimentata legislatura. La vicenda banche sta infatti alzando parecchi tappeti, e la commissione d’inchiesta potrebbe ritrovarsi a navigare nella polvere; quindi, a questo punto, meglio chiuderla quanto prima.

Era stato Silvio Berlusconi a proporre l’accorpamento di politiche nazionali ed amministrative regionali in un’unica data, al fine di far risparmiare allo Stato ben 500 milioni di euro. Di certo però, l’ex Cav non aveva tutta questa fretta poiché, come ben si sa, è in attesa del giudizio della Corte europea circa la sua eleggibilità . Motivo per cui aveva anzi prospettato uno slittamento delle urne a maggio.

Tuttavia, riferisce Il Tempo, l’ipotesi election day potrebbe non convenire all’ex premier Matteo Renzi – sempre più isolato dopo anche la ritirata di Giuliano Pisapia. Il motivo lo accenna direttamente il Nazareno, e cioè che si rischierebbe di “pagare per le regionali l’effetto anti-Renzi”, come accadde con il referendum costituzionale. D’altronde al momento il Pd può contare su due candidature abbastanza forti come quelle di Giorgio Gori in Lombardia e Nicola Zingaretti nel Lazio. E’ invece esattamente opposta la situazione del centrodestra; da questo lato l’election day è una speranza da concretizzarsi, poiché al Nord si conta molto sulla performance di Matteo Salvini.

Elezioni politiche 2018, questione collegi

Ed è davvero una “questione”, al momento, quella dei collegi elettorali. Ieri il relatore Pd in Commissione Affari Costituzionali Emanuele Fiano ha consegnato la bozza di parere del decreto attuativo del Rosatellum bis che ridisegna la geografia dei collegi elettorali; tale documento contiene tutta una serie di modifiche al “disegno” che era stato fatto dal presidente Istat Giorgio Alleva. Egli, in un’audizione proprio in Commissione, aveva riferito che “i collegi che combaciavano come quelli del Senato del 1993 sono stati confermati e in casi di coincidenza è stato rispettato il criterio demografico con interventi minimi, tenendo conto delle caratteristiche socio-economiche e storico-culturali”.

Il disegno di Alleva prevede 232 collegi uninominali e 63 plurinominali alla Camera e 116 uninominali e 34 plurinominali al Senato; ma, a seguito delle richieste di modifica di Pd, Mdp e Ap, nove circoscrizioni della Camera e tre del Senato, potrebbero subire modifiche. Tra queste, una delle più significative riguarda lo spostamento di Rignano sull’Arno dal collegio di Livorno a quello di Firenze; ma, in generale, la Toscana sembra essere una delle regioni più “toccate” dagli aggiustamenti richiesti. Poi ci sono Umbria, Marche, Lazio, Sicilia, Campania, Abruzzo e Basilicata; anche al loro interno l’interesse è quello di operare alcuni “spostamenti” di collegi, come per i comuni di Teramo (Abruzzo) e Fisciano (Campania). Staremo a vedere.

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