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pubblicato: venerdì, 27 febbraio, 2015

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Pd, tra Bersani e Renzi è ormai guerra aperta Forza Italia a sorpresa tifa per l’ex segretario

bersani

Pier Luigi Bersani non andrà oggi all’incontro dei parlamentari del Pd con Matteo Renzi. “Non ci penso proprio. Perché io m’inchino alle esigenze della comunicazione, ma che gli organismi dirigenti debbano diventare figuranti di un film non ci sto”, ha dichiarato Bersani in una lunga intervista pubblicata su Avvenire, di cui ieri sono stati anticipati alcuni stralci.

L’ex segretario stronca poi la linea Renzi relativa al Jobs Act: “Mette il lavoratore in un rapporto di forze pre-anni ’70 ponendosi fuori dall’ordinamento costituzionale”. Anche su riforma del Senato e Italicum il giudizio non è positivo: “Il combinato disposto” tra i due testi – afferma Bersani – “rompe l’equilibrio democratico. Se la riforma della Costituzione va avanti così io non accetterò mai di votare la legge elettorale”. “È ora di discutere sul serio – ha aggiunto Bersani in mattinata intervistato dal Giornale Radio Rai – Attenzione che stiamo cambiando forma alla nostra democrazia e non sono cosucce da poco. Sarà ora di discutere seriamente, non per spot. Basta fare una discussione ordinata. Facciamo come abbiamo fatto col cosiddetto metodo Mattarella. Io non ho niente da chiedere, però alle mie idee non ci rinuncio, sia chiaro”. Gianni Cuperlo, leader di Sinistra Dem, ha invece scritto a Matteo Renzi motivando l’assenza dell’area alla riunione di oggi. “Sul Jobs Act il governo ha ignorato esattamente suggerimenti e linee votati dalla direzione, sulla riforma costituzionale non avete tenuto conto neppure di un voto”, sostiene spiegando che “in tre minuti riesco a risolvere dei quiz e non la riforma fiscale”.

La replica di Renzi a Bersani

Alle parole dell’ex segretario ieri Renzi ha voluto replicare così: “Nessuno ha la verità in tasca e nessuno vuole ricominciare con i caminetti ristretti vecchia maniera: noi siamo per il confronto, sempre. Aperto e inclusivo, senza che nessuno si senta escluso”. Il premier si dice quindi “stupito” da chi, nella minoranza Pd, “gioca la carta della polemica interna” dando forfait all’incontro previsto per il pomeriggio di oggi.

“Il nostro popolo – prosegue il premier – quello che ci vota alle primarie e che, dopo tante sconfitte ci ha dato il 41% per cambiare l’Europa e l’Italia, non si merita polemiche ingiustificate persino sugli orari e sulle modalità di convocazione di questi incontri informali. Non abbiamo tempo da perdere, non sprechiamo neanche un minuto in polemiche sterili. Al lavoro, per ridare speranza e fiducia all’Italia. Non capisco – aggiunge – la polemica di queste ore sulle riunioni” che avranno luogo oggi nella sede del Pd.

Riforme di Renzi, consigli non richiesti di Bersani e sostegno premier ombra Rotondi di Forza Italia

“Il nostro è un partito democratico, nel nome ma anche nelle scelte e nel metodo. Tutte le principali decisioni di questi 15 mesi sono state discusse e votate negli organismi di partito: dal Jobs Act fino alle riforme costituzionali, dalla legge elettorale alle misure sulla legge di stabilità. Abbiamo organizzato iniziative su scuola, politica estera, Europa, forma partito, sociale, enti locali e molto altro”. Quella di oggi, conclude Renzi, è “una opportunità in più, una semplice occasione di confronto, come sempre diretto e schietto, che pensavamo potesse essere apprezzata da chi spesso chiede più collegialità. Un semplice scambio di idee, convinti come siamo che solo ascoltandoci possiamo migliorare”.

Guerini: “Da Bersani eccesso di polemica, non è utile”

“Mi pare ci sia stato un eccesso di polemica, che a mio parere non è utile, ma rispetto le opinioni di tutti, anche quelle che non condivido”. Così Roberto Guerini, vice segretario Pd, intervistato dal Gr Rai a proposito delle dichiarazioni di Pier Luigi Bersani ad Avvenire. “Gli spazi di confronto – dice Guerini – devono essere sempre utilizzati, perché un partito che discute è un partito che vive e che garantisce la dialettica al proprio interno, che è in grado di coinvolgere tutte le sue energie nella definizione delle politiche che intende realizzare per il paese. Disertare gli spazi di confronto credo che non sia utile. Invito a non avere atteggiamenti polemici che non servono a nessuno. Penso che tutti debbano portare il proprio contributo affinchè il nostro confronto interno sia vero, ma anche leale e rispettoso”.

L’endorsement di Forza Italia a Bersani

Da Forza Italia arriva un insolito endorsement nei confronti di Bersani. “Sta accadendo un fenomeno molto istruttivo. È la rivincita della morale in politica. Qualcuno ricorda? La rottura del Nazareno, voluta da Renzi con il tradimento della parola data a Berlusconi sul Presidente della Repubblica, sembrava la furbata di un genio: ora gli si ribalta addosso con esiti prevedibilmente disastrosi per lui e i suoi progetti di dominio solitario”, scrive Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera. “Capolavoro – prosegue – fu definita da tutti i commentatori quella che era stata l’esibizione spudorata della slealtà. Allora il premier scelse l’unità del suo partito contro l’unità della nazione. Mal gliene sta incogliendo. Che accade? La minoranza del Pd, che secondo l’informatissimo Stefano Folli vale almeno il 30 per cento dei voti parlamentari dell’intero gruppo, si ribella apertamente contro Renzi. Per questo ci piace lo slogan: Forza Bersani!”.

“Tranquilli. Non siamo diventati bersaniani, non andiamo in pellegrinaggio alla tomba di Togliatti. Non siamo affatto per il tanto peggio tanto meglio. Ma per il meglio, e applaudiremo sempre l’emergere delle verità. Quando Bersani dice ‘il Re è nudo’ e si fa ambasciatore della realtà, noi stiamo dalla sua parte. Dichiara – si legge ancora – che l’Italicum 2.0 non è accettabile e non lo voterà. Concordiamo. Si tratta di un mostro. In combinato disposto con una riforma costituzionale pessima, la Repubblica rischierebbe di essere trasformata in un regime autoritario in forza di provvedimenti di enorme importanza confezionati su misura per un dominio a tempo indeterminato di Renzi. La modernizzazione delle istituzioni, la necessità di rendere celere i procedimenti legislativi e di dare all’esecutivo la possibilità di agire deve andare insieme alla salvaguardia della democrazia in una logica del bilanciamento dei poteri. Altrimenti il pericolo è troppo grande. E ci pare che i sorci verdi comincino a circolare piuttosto grintosi dalle parti di Renzi. Forza Italia! E per una volta anche Forza Bersani!”.

Anche Civati con Bersani

“Devo dire che ho apprezzato questo Bersani quì mentre negli ultimi mesi non avevo capito il perché di alcune sue scelte”. Lo scrive il deputato Pd Pippo Civati, a chiosa di un intervento pubblicato sul suo blog, nel quale motiva le ragioni per cui, oggi, non parteciperà alla direzione del partito, riunione alla quale ha deciso di non andare anche Bersani, perché in aperto disaccordo con la linea di Matteo Renzi su alcune scelte strategiche come la riforma della Costituzione, legge elettorale e Jobs Act.

La lettera dei senatori dem a Zanda

Oltre a Bersani, anche Gianni Cuperlo, Davide Zoggia, Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre hanno fatto sapere che diserteranno la riunione dei gruppi dem che Renzi ha tanto insistito per organizzare, destando non poche perplessità tra i suoi. In una lettera indirizzata al capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, venti senatori del Pd – tra cui Gotor, Chiti, Tocci e Mineo – hanno spiegato le motivazioni per cui considerano irricevibile la proposta di Renzi: “In primo luogo, quanto al metodo – scrivono i senatori – riteniamo che la convocazione del gruppo parlamentare rientri nel ruolo precipuo del presidente. Ciò consente, fra l’altro, di non alterare il diverso e autonomo ruolo che i gruppi parlamentari devono avere nei confronti del governo e nei confronti del partito”.

“In secondo luogo – proseguono – la convocazione non può prevedere un’ora di discussione su temi di vastissima portata (scuola, Rai, ambiente e fisco, ndr)”. Concludono i senatori: “Su di un lavoro sistematico di confronto sull’agenda parlamentare, da condurre in stretta relazione con la segreteria del partito e con i nostri rappresentanti al governo, e ovviamente, con il nostro segretario, la nostra disponibilità non è e non è mai stata in discussione, anzi è stata da noi sollecitata in più di un’occasione”.

Renzi: “Regionali il 10 maggio”

Si terranno probabilmente il dieci maggio le elezioni regionali. Lo ha comunicato il presidente del consiglio Matteo Renzi durante l’incontro con i parlamentari del Pd.


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Tutta fuffa e teatrino. Il PD fa finta di discutere, ma rimane un Partito a Delinquere.