Crisi Ucraina: non solo “guerra psicologica”

Pubblicato il 6 Marzo 2014 alle 18:56 Autore: Guglielmo Sano

L’Ucraina è “sotto attacco” almeno così, il governo di Kiev e il Presidente Yatseniuk, hanno dichiarato sin dalle prime manovre russe in Crimea: a parte pochi colpi di avvertimento sparati dai russi (che Putin ha sempre negato essere militari di Mosca parlando di “forze di auto-difesa locali”), che circondavano la base aereonautica di Belbek, nei confronti di una colonna dell’esercito ucraino che tentava di accedere alle piste di atterraggio, è come se le forze russe non abbiano mai trovato resistenza mentre prendevano, “base dopo base”, il controllo del territorio.

Adesso i riflettori si sono spostati sulla diplomazia internazionale: resta il fatto che mezzi e uomini dell’esercito di Putin sono tuttora dispiegati in Crimea e certamente non restano fermi ad aspettare gli accordi (possibili ma non scontati) di Bruxelles: Putin, a conti fatti, sa bene che non può permettersi di perdere le basi sul Mar Nero che per la Russia significano accesso al Mediterraneo (leggi in primis Siria)

Il governo ucraino parla di 16mila militari russi impiegati in Crimea: dalla Russia ieri è stato reso noto che il contingente stabile a Sebastopoli e nei due aereoporti d’appoggio alla flotta russa sul Mar Nero sono stati rinforzati da paracadutisti, spetsnaz (forze speciali) e marines (il contingente già poteva contare su 26mila uomini secondo l’Istituto Germanico di Politica Internazionale).

Mosca può contare anche su un contingente di blindati nella penisola di Kerch, pronte a intervenire sullo stretto braccio di mare che separa il Caucaso dalla Crimea.

Anche le forze navali di Putin sembrano prepararsi a un possibile surriscaldamento della situazione: la flotta da guerra sul Mar Nero (mezza dozzina di cacciatorpediniere e fregate, una decina di corvette, due sottomarini, 7 navi da sbarco, 7 motovedette lanciamissili e una decina di dragamissili, le unità aeree comprendono una ventina di bombardieri Sukhoi 24, una trentina di elicotteri e una dozzina di aerei da trasporto), facendo affondare una propria nave ormai dismessa, ha bloccato l’uscita della base della marina ucraina a Sebastopoli, prima le navi russe con i propri riflettori avevano “accecato” le vedette “nemiche”.

Va ricordato che alla Russia, secondo alcuni trattati fatti con l’Ucraina nel 1997 e nel 2010, è consentito il mantenimento sul territorio ucraino fino a 25.000 soldati e relativi mezzi, la Russia paga circa 100.000 dollari all’anno per l’uso della base navale di Sebastopoli (consentito fino al 2042).

Guglielmo Sano


L'autore: Guglielmo Sano

Nato nel 1989 a Palermo, si laurea in Filosofia della conoscenza e della comunicazione per poi proseguire i suoi studi in Scienze filosofiche a Bologna. Giornalista pubblicista dal 2018 (Odg Sicilia), si occupa principalmente di politica e attualità
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