Nuova vita per Alitalia, ad Del Torchio pronto a lasciare “Tocca ad Etihad”

Pubblicato il 23 Agosto 2014 alle 09:34 Autore: Gabriele Maestri

“Ora sono pronto a lasciare: Alitalia ha finalmente un socio industriale di altissimo livello, una compagine societaria stabile e una struttura di governance che consentirà di gestire la compagnia in modo rapido ed efficace”. Parola dell’amministratore delegato di Alitalia Gabriele Del Torchio che, intervistato dal Sole 24 Ore, conferma così di voler rinunciare all’incarico e sottolinea: “Se tutto fila secondo i piani, a ottobre saranno gli azionisti a scegliere il manager giusto”. Del Torchio annuncia di “aver deciso di rinunciare al mio bonus, per ragioni di opportunità e sensibilità sociale: quando si devono licenziare 2.000 persone, il minimo che un manager deve fare è rinunciare ai premi”.

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Si sofferma poi sul sostegno ricevuto da esecutivo e banche per arrivare all’intesa con Etihad: “Il governo ha creato le condizioni politiche per un’alleanza di sviluppo e il suo intervento non aveva lo scopo di salvare questo o quell’azionista, né di creare altri carrozzoni. Ed è bene ricordare che a pagare sono state in grande misura le banche”, che “non ci hanno mai fatto mancare risorse”. Intesa e Unicredit? “È chiaro che usciranno quando potranno valorizzare bene la propria quota”. Quanto a Poste Italiane, “chi sostiene che abbia fatto un investimento finanziario sbaglia di grosso. Con loro abbiamo già avviato una fortissima collaborazione attraverso la Mistral e firmato 15 contratti di collaborazione operativa sulle merci e sull’IT. La stessa Etihad – continua Del Torchio – è molto interessata a sviluppare collaborazioni industriali con le Poste sulle attività di logistica”. Infine, l’ad esclude che Etihad abbia progetti di Borsa per il futuro della compagnia italiana: “Sicuramente no, ora l’importante è tornare all’utile”.

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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