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pubblicato: domenica, 19 ottobre, 2014

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Hong Kong: continuano gli scontri nella notte

Ancora scontri tra le vie di Mongkok, centrale quartiere di Hong Kong. Il governo riferisce che nei tafferugli, che hanno visto coinvolti manifestanti e forze dell’ordine, sono rimasti feriti in 20, tutti dalla parte dei pro-democrazia.

Le proteste, senza precedenti nella regione autonoma cinese, durano ormai da tre settimane.

Tutto è ricominciato alla mezzanotte di sabato. Alcune ore prima era tornato un clima di relativa calma: nella mattinata di ieri i manifestanti avevano ripreso il controllo di parte di Argyle Street, dove uno dei loro presidi era stato precedentemente sgomberato.

Nella notte, invece, è stata proprio la polizia a lanciare una carica nei confronti della folla riunitasi nei pressi di Nathan Road, altro punto chiave delle proteste.

In un comunicato diffuso in mattinata i vertici della polizia scrivono di aver usato la “forza minima necessaria” contro i manifestanti che “hanno tentato di sfondare le nostre linee”.

Hong Kong Leung

Non è d’accordo con questa versione Au Yiu-kai, capo dello staff medico di Occupy Central with Love and Peace. Il suo team si è occupato di 13 persone ferite, sette delle quali avevano riportato gravi ferite alla testa.

Nonostante la tensione si aspetta con speranza l’incontro di martedì tra 5 esponenti delle autorità governative e 5 leader della protesta studentesca. Il colloquio di due ore verrà trasmesso in televisione e sarà moderato dal Rettore dell’Università di Lingnan Cheng Kwok-hon.

Quest’ultimo ha assicurato che affronterà il suo ruolo con la dovuta imparzialità, anche se molti fanno notare il suo passato di consulente elettorale di CY Leung, attuale capo dell’esecutivo locale.

Come ha ricordato Lester Schum, vice-presidente della Federazione degli Studenti di Hong Kong, in un discorso tenuto ieri notte di fronte alla folla, la richiesta dei manifestanti resta l’ottenimento di “vero suffragio universale” per le prossime elezioni generali del 2017.

Secondo gli studenti le modifiche al sistema elettorale volute dal governo metterebbero fuori gioco qualsiasi candidato non gradito da Pechino.

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