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Brexit, il dopo Cameron: Theresa May si candida, Johnson rinuncia. Colpa dei sondaggi?

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Brexit, il dopo Cameron: May si candida, Johnson rinuncia. Colpa dei sondaggi?

Dopo alcuni giorni di completo smarrimento seguiti all’esito del referendum Brexit, il dopo Cameron sembra iniziare a prendere conformazione. Theresa May – responsabile degli Affari Interni nel gabinetto del dimissionario David Cameron – ha infatti annunciato ufficialmente la sua candidatura alla guida del Partito Conservatore e del nuovo governo per provare a sanare la frattura referendaria che ha lacerato non solo il Paese ma anche gli stessi Tories, spaccati tra favorevoli al “Remain” e contrari alla permanenza del Regno Unito nell’UE.

Ma il vero colpo di scena arriva dall’ala conservatrice favorevole al “Leave”. Boris Johnson – considerato da più parti il vero vincitore del referendum e principale candidato a raccogliere l’eredità di Cameron – ha fatto un passo indietro, rinunciando alla candidatura e non ritenendosi in grado di garantire la coesione necessaria al partito ed al Paese per uscire da questo momento delicato.

Dopo il Brexit: Theresa May sì, Boris Johnson no. Colpa dei sondaggi?

In realtà, è probabile che l’ex sindaco di Londra abbia dato un’occhiata anche agli ultimi sondaggi sul futuro della leadership conservatrice. Come per esempio quello condotto negli ultimi giorni da YouGov, che vedeva Johnson vincente in tutti i duelli ipotizzati tranne che in uno: ovvero, proprio contro Theresa May.

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Nella rosa di nomi della vigilia, la May era il candidato più apprezzato, con il 36% di gradimento, ben 9 punti al di sopra di Johnson, con gli altri ipotetici candidati pressoché al palo.

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Nello specifico, la May è considerata dai britannici come il candidato più forte e preparato, nonché maggiormente in grado di unire il partito conservatore e di gestire il momento di crisi e le eventuali trattative con Bruxelles.

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Dati che potrebbero aver fatto seriamente riflettere Johnson, anche in virtù di una certa abilità dimostrata in passato da YouGov nel pronosticare campagne per la leadership, dalla vittoria di Ian Duncan Smith (Tory) nel 2001, al trionfo di Jeremy Corbyn tra i laburisti dello scorso anno.

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La rinuncia di Johnson apre la strada quindi a Michael Gove, ministro della Giustizia e praticamente “numero 2” della campagna per il “Leave”. Il tutto in attesa di ulteriori sondaggi che possano valutare la forza della candidatura di Gove nel duello contro la May, previsto agli inizi di settembre.

ultima modifica: giovedì, 30 Giugno 2016