pubblicato: mercoledì, 27 dicembre, 2017

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Diplomati magistrale: sentenza GaE, occupato l’Usr Lombardia

diplomati magistrale

Diplomati magistrale: sentenza GaE, occupato l’Usr Lombardia

Stamattina gli Uffici dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia sono stati occupati da un gruppo di docenti della scuola primaria e dell’infanzia. La protesta è stata dettata dall’ultima sentenza del Consiglio di Stato. Infatti, poco meno di una settimana fa, quest’ultimo ha sentenziato l’espulsione dei diplomati magistrali dalle GAE. Dunque, non rientrando più nelle graduatorie ad esaurimento, moltissimi insegnanti torneranno a essere precari e non si vedranno riconosciuto il diritto all’assunzione.

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Cosa dice la sentenza in breve? I diplomati avrebbero dovuto fare domanda di inserimento nelle GAE nel 2007; al massimo, sempre nello stesso anno, avrebbero dovuto impugnare il decreto di aggiornamento degli elenchi ad esaurimento. Detto ciò, è stato stabilito che, se è stato conseguito prima del 2002, il diploma magistrale non ha valore abilitante; esso permette soltanto di partecipare ai concorsi e ai corsi abilitanti. In pratica, il diploma magistrale non consente l’immediato accesso al ruolo. Dunque, il titolo non è abilitante; anche nel caso in cui lo fosse, però, ormai non si può più rivendicare nulla visto che nel 2007 scadeva il termine ultimo per fare domanda di inserimento o per impugnare il decreto di aggiornamento.

Diplomati magistrale: sentenza GaE, occupato l’Usr Lombardia

“Questa sentenza pone drammatici problemi, professionali ed umani, ai diplomati magistrali. Molti/e di loro hanno avuto nomine annuali dalle GAE; in diversi/e sono già stati/e immessi in ruolo. Ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o addirittura in terza fascia”; così recita una nota a firma del Portavoce nazionale dei COBAS Piero Bernocchi.

Nella stessa nota il sindacato chiede di “porre rimedio” alla grave situazione il prima possibile. La sentenza potrebbe portare al “licenziamento di massa di 5300 lavoratori/trici”; inoltre, i suoi effetti negano “la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato ad altri 60 mila lavoratori/trici”.

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