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pubblicato: venerdì, 23 marzo, 2018

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Stipendi medi, quelli italiani in linea con la media UE, eppure abbiamo un record di lavoratori poveri

stipendi medi

Stipendi medi, quelli italiani in linea con la media UE, eppure abbiamo un record di lavoratori poveri

Non prendiamo poco di stipendio, eppure siamo poveri. E lo sono anche coloro che lavorano.

Questo ci dicono i dati di Eurostat.

A livello di salario per ora lavorata gli italiani sono appena sotto la media della UE, con 22,7€, in Europa si arriva a 23,1€, nell’area euro a 26,9. Siamo davanti alla Spagna, che è a 19,8, ma dietro Francia e Germania, che sono a 33 e 32,3. Il record massimo come sempre spetta al Lussemburgo, con 45 euro per ora, mentre quello minimo alla Bulgaria, con solo 5,1.

Certo, i Paesi più poveri sono quasi sempre anche quelli cresciuti di più. Mentre tra 2010 e 2017 si è cresciuti solo di un euro in Italia, in Bulgaria si è passati da 3,2 a 5,1. In Romania da 3,9 a 5,5, in Lituania da 5,5 a 8,4.

Solo in Spagna e Portogallo ci sono stati progressi minori dei nostri, e solo in Grecia c’è stato un calo.

stipendi medi

La situazione è simile a quella degli ultimi anni dunque. Se prima eravamo appena sopra la media UE, oggi ci ritroviamo appena sotto.

Stipendi medi, 11,7% è povero anche e lavora

Eppure siamo tra i primi tra i working poors, ovvero tra coloro che pur lavorando si ritrovano nella sogli di povertà. Siamo quinti dopo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo. E’ in questa situazione l’11,7% dei lavoratori contro una media europea del 9,6%. Meglio di tutti finlandesi e cechi, con il 3,1% e il 3,8%

stipendi medi

Le spiegazioni per cui pur con stipendi molto più alti di quelli cechi o croati o sloveni, o lettoni, siamo ugualmente più poveri, possono essere molte.

Una è la disuguaglianza. In Italia è probabile che ci sia una maggiore variabilità intorno al valore medio. Con alte remunerazioni assieme a salari molto al di sotto della soglia di povertà stessa, soprattutto per giovani e precari.

Conta poi il livello dei prezzi. Per molti anni abbiamo subito un’inflazione superiore a quella europea, e solo da pochissimi anni non è più così. Nonostante un reddito simile alla media UE il costo dei beni è superiore, anche al livello della Germania.

Questo, unito al dislivello nei salari, porta facilmente al di sotto del livello di povertà chi ha occupazioni a minore valore aggiunto.

Stipendi medi e alta povertà, ma pochi fanno formazione

E la situazione non sembra destinata a cambiare facilmente se la formazione durante il lavoro, ovvero l’aggiornamento delle proprie competenze, è così poco preso in considerazione.

Solo l’11,3% dei lavoratori segue un corso di formazione, contro il 60,6% degli olandesi o il 58,6% degli svedesi. E il 31,9% degli europei.

E’ un indicatore anche della produttività senza dubbio, del dinamismo delle aziende, del progresso tecnologico. In cui l’Italia rimane indietro. E forse sta proprio qui una causa dell’alto livello di working poors.

Aziende poco produttive, che fanno poca ricerca, e che occupano persone con ridotta istruzione (siamo anche il Paese con meno laureati, ricordiamocelo). I cui stipendi non sono destinati a salire con il tempo come accadeva una volta. Mentre altri segmenti vedono salari molto oltre la media.

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