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pubblicato: lunedì, 11 giugno, 2018

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Elezioni comunali 2018: analisi risultati, come cambia lo scenario

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Elezioni comunali 2018: analisi risultati, come cambia lo scenario

Ieri, si è svolto il primo turno di un’importante tornata di amministrative. Il voto è da considerare rilevante non solo perché ha riguardato circa 760 comuni (più 2 Municipi romani) sparsi per lo stivale; quasi 7 milioni gli aventi diritto chiamati alle urne, in pratica, un sesto dell’intero elettorato. Anche alla luce delle ultime vicende legate al governo nazionale sono finiti sotto i riflettori, in particolare, i risultati provenienti dalle 20 città più grandi in cui si è votato.

Elezioni comunali 2018: analisi risultati, come cambia lo scenario

Innanzitutto, da evidenziare il dato sull’affluenza che non ha superato quota 61% (esclusa la Sicilia che ha un sistema a parte in virtù dell’autonomia); alle precedenti amministrative – si votava in due giorni – era stato raggiunto il 67%. Poi, un elemento salta subito agli occhi: a differenza delle politiche di oltre tre mesi fa, si è riproposto uno schema “bi-polare”. Infatti, la maggior parte delle sfide ha visto un confronto, più o meno serrato, tra centrodestra e centrosinistra con il Movimento 5 stelle in arretramento un po’ ovunque rispetto all’exploit del 4 marzo. Per capire meglio: considerando solo i capoluoghi, il centrodestra accede a 15 ballottaggi su 16, il centrosinistra a 10 e i pentastellati solo a 3.

Il centrodestra “vince” e il centrosinistra “tiene”

Dunque, per semplificare, si può riassumere dicendo che ha “vinto” il centrodestra. Lo schieramento, per esempio, è riuscito a strappare allo schieramento opposto Treviso, Vicenza (considerato una “roccaforte” del centrosinistra) e Catania, dove Enzo Bianco correva per il quinto mandato. Detto ciò, grazie a Enrico Del Bono, Pd e alleati – un po’ a sorpresa – si tengono Brescia. A Vicenza, nonostante la sconfitta, i Dem hanno migliorato di molto il risultato del 4 marzo. Anche se non è stato utilizzato il simbolo, il Partito Democratico ha vinto anche a Trapani. Si può dire, quindi, che il centrosinistra ha, tutto sommato, “tenuto”.

Elezioni comunali: Movimento 5 Stelle in “chiaroscuro”

Passando al Movimento è necessario fare qualche considerazione al di là dell’evidente “sconfitta”; innanzitutto, in diversi comuni – come Siena e Vicenza – diverse problematiche interne hanno impedito di presentare un candidato. Ora, facendo un confronto con le scorse elezioni amministrative, i 5 stelle non sono andati malissimo ovunque. A Ragusa, l’unico comune al voto con un sindaco M5S, accede al ballottaggio e migliora il risultato del primo turno di cinque anni fa. Inoltre, i pentastellati vanno al secondo turno in comuni non secondari come Terni e Avellino (dove è passato dal 3% del 2013 al 20%).

È il confronto con le politiche che rende difficile parlare di buon risultato per il Movimento. A Catania e Trapani, il 4 marzo aveva superato il 50% dei consensi, alle comunali i suoi candidati non sono neanche arrivati al 20%. Ad Ancona, alle politiche era stato primo partito, non è andato oltre il 17%. Detto ciò, neanche stringendo l’analisi sulla tornata, va meglio; in nessuno dei 150 comuni con più di 15mila abitanti i 5 stelle hanno vinto al primo turno – sono andati al ballottaggio solo in 8 – anche se alle politiche, negli stessi comuni, erano arrivati primi o secondi.

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