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Personale Ata 2018: graduatoria I e III fascia, punteggio vale coi contributi

Personale Ata
Personale Ata 2018: graduatoria I e III fascia, punteggio vale coi contributi

Punteggio con contributi Personale Ata


Continuano le verifiche delle scuole sui punteggi degli iscritti alle graduatorie di terza fascia definitive del personale Ata. Sono in particole i titoli conseguiti e le ore di servizio svolte presso Scuole Paritarie ad essere finite sotto la lente di ingrandimento dei controlli. Ora, gli errori riscontrabili possono essere di due tipi; in primo luogo, quelli da imputare all’ Amministrazione, poi quelli dovuti a dichiarazioni mendaci o comunque errate da parte da chi vuole iscriversi, appunto, negli elenchi per le supplenze.

Personale Ata: il potere di autotutela

A tal proposito, bisogna ricordare che, per legge, tutti gli aspiranti sono inclusi nelle graduatorie con riserva di accertamento del possesso dei requisiti di ammissione”. Inoltre, “ l’ Amministrazione, in qualsiasi momento, può disporre, con provvedimento motivato, l’ esclusione degli aspiranti non in possesso dei citati requisiti di ammissione”. D’ altra parte, anche un recente pronunciamento del Consiglio di Stato ha ribadito che gli istituti possono intervenire in qualsiasi momento sulle graduatorie in funzione di autotutela; ciò nonostante il carattere definitivo assunto dalla graduatorie passato il termine per effettuare i ricorsi. In tale prospettiva, gli istituti possono anche chiedere all’ Inps una verifica contributiva in riferimento al servizio che i candidati affermano di aver svolto presso istituto paritari.

Personale Ata: cosa succede in caso di dichiarazione false

Cosa succede nel caso in cui i controlli evidenzino un dolo da parte degli aspiranti? Innanzitutto, l’ amministrazione dispone l’ esclusione del candidato dalla procedura di inserimento, dunque, la decadenza una volta definitive, da tutte le graduatorie in cui è inserito con punteggio riferito a dichiarazioni, certificazioni o auto-certificazioni risultate mendaci. Se l’ aspirante era già stato chiamato per una supplenza si procede alla risoluzione del contratto; è chiaro che il servizio svolto non risulterà valido dal punto di vista giuridico. Infine, la situazione sarà segnalata alla Procura per la verifica di fatti penalmente rilevanti.

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ultima modifica: giovedì, 2 Maggio 2019