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Usa-Cina, ultime notizie: scontro su Huawei, commercio, Venezuela

Usa-Cina, ultime notizie: scontro su Huawei, commercio, Venezuela
Usa-Cina, ultime notizie: scontro su Huawei, commercio, Venezuela

Tempismo perfetto. Il giorno precedente l’arrivo a Washington di Liu He, trai i principali negoziatori in Cina sui temi commerciali, il Dipartimento di Giustizia statunitense ha reso pubbliche le motivazioni per la richiesta di estradizione di Meng Wangzhou. L’ex direttrice finanziaria di Huawei, accusata di aver violato le sanzioni americane verso l’Iran, è sottoposta a circa 20 capi di accusa. Gli Stati Uniti hanno definito Huawei una minaccia per la sicurezza nazionale. Accusandola di spionaggio in combutta con le istituzioni cinesi. Ciò anche al fine di rinforzare l’invito globale ai suoi alleati a non acquistare materiale dall’azienda cinese, soprattutto in merito allo sviluppo delle reti internet 5G.

A rinforzare le accuse americane, la decisione del Procuratore Generale dello stato americano di Washington di aprire un ulteriore procedimento. In questo, sono incriminate due sussidiarie americane di Huawei per furto di tecnologia dell’azienda americana T-Mobile. Dal canto suo l’azienda cinese nega tutte le accuse, supportata dal governo che parla di manovre “motivate politicamente” da parte degli Usa. Inoltre, l’avvocato di Meng ha definito la donna un ostaggio nella guerra commerciale in corso tra i due paesi.

Il Canada avrà ora un mese di tempo per esaminare la richiesta americana e decidere o meno per la concessione dell’estradizione. Ottawa è sempre più in mezzo a fuochi contrapposti. La rimozione dall’incarico dell’ex ambasciatore canadese in Cina John McCallum, effettuata dopo che questi si era espresso negativamente rispetto alla possibilità di estradare Meng, segnala la volontà canadese di rifiutare ogni tipo di interferenza rispetto alla decisione.

USA-Cina: lo stato dei negoziati commerciali

Tira dunque una brutta aria sui negoziati commerciali in corso in queste ore. Anche se Steven Mnuchin, tra i principali negoziatori americani, ha dichiarato i due temi come separati e distinti tra loro. Mnuchin ha inoltre dichiarato di aspettarsi grossi passi avanti in questi giorni. I negoziati sono decisivi per arrivare ad un accordo entro la deadline dell’1 marzo. Data dopo la quale, in caso di mancata intesa, gli Stati Uniti imporranno ulteriori dazi sulle importazioni dalla Cina. Ad essere al centro del dibattito sono soprattutto le “riforme strutturali” richieste dagli Usa alla Cina. Queste sono incentrate soprattutto sui temi del trasferimento forzato di tecnologia e dell’interferenza statale in merito agli investimenti esteri.

Proprio su quest’ultimo tema a Marzo l’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino dovrebbe approvare una nuova legge. Questa è immaginata per venire incontro alle richieste americane, soprattutto riguardo alla difesa della proprietà intellettuale, all’accesso per le aziende Usa al mercato cinese e alla possibilità di competere su base paritaria con le aziende locali. Eppure, per diversi analisti la distanza tra le parti rimane molto ampia. Mancando ancora un mese all’1 marzo, è inoltre probabile che non sia questo meeting a offrire risultati significativi.

USA-Cina: uno scontro anche geopolitico

Si evince dunque dalla concomitanza tra procedimenti giudiziari e vicende commerciali l’ampiezza dello scontro che interessa Usa e Cina. Uno scontro che riguarda anche la dimensione geopolitica, dalla Penisola Coreana al Venezuela. Andando con ordine. Sarà Danang City, in Vietnam, ad ospitare il prossimo meeting tra i Usa e Corea del Nord. Un meeting che dovrebbe fornire un passo avanti in merito al processo di pace nell’area (la guerra tra Nord e Sud combattuta tra il 1950 e il 1953 non è mai ufficialmente terminata). La recente visita di Kim in Cina rende evidente gli interessi cinesi nella questione, e fa pensare che possa essere un ulteriore tema nel grande quadro dei rapporti tra le due superpotenze.

Rispetto a quanto avviene in Venezuela, la Cina ha invece affermato che gli Stati Uniti dovranno valutare attentamente le conseguenze delle nuove sanzioni imposte contro il paese sudamericano. Affermando che queste potrebbero peggiorare ulteriormente la situazione del paese, Pechino ha ribadito la sua opposizione ad ogni tipo di interferenza esterna nella politica del paese. La Cina si riferisce soprattutto alle sanzioni contro l’azienda petrolifera nazionale PVSA. Il Venezuela è tra i principali esportatori di petrolio in Cina. Negli scorsi giorni l’appoggio all’ONU di Pechino e Mosca è stato decisivo per permettere a Maduro di uscire dall’isolamento diplomatico in cui rischiava di condurlo il sostegno immediato di gran parte delle nazioni occidentali all’autoproclamato presidente Guaidò.

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ultima modifica: mercoledì, 30 Gennaio 2019