15/07/2019

Gran Bretagna-Iran, Grace 1: si va verso una soluzione?

autore: Federico Gonzato
Gran Bretagna-Iran, Grace I: si va verso una soluzione?
Gran Bretagna-Iran, Grace 1: si va verso una soluzione?

Era stata sequestrata due settimane fa, mentre veleggiava nei pressi di Gibilterra. Ora, la Grace 1, la petroliera che ha fatto scattare il contenzioso fra Regno Unito e Iran potrebbe essere rilasciata dal porto della piccola enclave britannica. A comunicarlo è stato il Segretario di Stato britannico per gli affari esteri e del Commonwealth Jeremy Hunt.

Quest’ultimo lo ha rivelato con un tweet due giorni fa: “Il Regno Unito faciliterà la liberazione (della nave, ndr) se ci sono le garanzie che non andrà in Siria, in seguito a un giusto processo nei tribunali di Gibilterra”. Prima di questo annuncio, le autorità britanniche avevano rilasciato su cauzione il capitano e tre membri dell’equipaggio della petroliera.

Gran Bretagna-Iran: il fermo della petroliera Grace 1

Dopo due settimane di tensioni incrociate Gran Bretagna-Iran – che hanno toccato in via indiretta tanto l’Europa quanto la Siria – pare intravedersi la soluzione a una crisi scattata due settimane fa.

Nella notte tra il 5 e il 6 luglio le forze della marina britannica fermano la petroliera Grace 1 sulle acque dello Stretto di Gibilterra. La Grace 1 è classificata come una Crude Oil Tanker, ovvero una super-petroliera destinata al trasporto di grandi quantità di greggio non raffinato. Lunga 330 metri e attiva dal 1997, la nave è iraniana ma batte bandiera di Panama.

Gibilterra, storico membro del Commonwealth, è dal 1967 sotto il controllo della Gran Bretagna. Dunque, presso il porto del territorio d’Oltremare britannico, elicotteri e motovedette di Sua Maestà fermano la nave temendo che stesse trasportando rifornimenti di olio al sito di Baniyas, una raffineria vicina alla città siriana di Tartus.

Aiuti destinati ad Assad?

Dal 2014, la raffineria di Baniyas è oggetto indiretto delle sanzioni dell’Unione Europea contro il governo di Bashar al-Assad. La struttura era stata indicata come una delle principali piazze di sostegno energetico del regime siriano. Un regime, quello di Assad, che ad oggi è sempre in maggiore difficoltà. Soprattutto, per quanto concerne le risorse energetiche.

Subito dopo il blitz, Londra giustifica il fermo della petroliera adducendo al fatto che l’Iran – da sempre ostile alle sanzioni alla Siria – possa sostenere nemmeno troppo celatamente il governo Assad. Altre fonti affermano che la decisione britannica di fermare la nave potrebbe essere la risposta ad altre tensioni. Infatti, un mese fa, precisamente il 13 giugno, altre due petroliere erano state danneggiate dagli iraniani. Questi avevano abbattuto anche un drone americano perché avrebbe violato lo spazio nazionale.

La risposta iraniana

Dopo il sequestro della petroliera e le reiterate richieste di rilascio da parte dell’Iran, la tensione non accenna però a scendere. Anzi. Lo scorso 11 luglio, una settimana dopo il fermo della Grace 1, lo scontro tra Regno Unito e Iran si acuisce. Un gruppo di navi iraniane provano infatti a impedire alla petroliera inglese British Heritage di attraversare lo Stretto di Hormuz, il braccio di mare che separa l’Iran dalla Penisola araba.

Dopo questo affronto, le autorità britanniche arrestano il capitano e il primo ufficiale della Grace 1, nel frattempo ferma per i controlli all’ancoraggio Est del porto di Gibilterra. Tra le giornate di sabato e domenica 13 e 14 luglio, dopo un interrogatorio, l’equipaggio della petroliera iraniana viene rilasciato senza alcuna incriminazione.

A stretto giro, in seguito a un colloquio telefonico tra Jeremy Hunt e il ministro degli Affari Esteri Mohammad Javad Zarif, si apre lo spiraglio per una soluzione della querelle. Il tutto, dopo che quest’ultimo aveva rassicurato il primo della volontà di Teheran di non alimentare lo scontro e che il petrolio contenuto dalla petroliera non era destinato a sostenere il regime di Damasco.

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Autore: Federico Gonzato

Veronese, classe 1995. Nel luglio 2017 si laurea con lode in Scienze politiche all'Università di Padova. Studia Mass media e politica presso l'Università di Bologna - Campus di Forlì. Appassionato di giornalismo politico e società, segue l'attualità e il dibattito politico interno. Amante della lettura e della pallavolo, milanista nostalgico. Per Termometro Politico mi sono occupato di politica interna. Ora scrivo di Esteri, in particolare di politica d'Oltre Manica.
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